Mattarella difende la Corte dei conti: “Garante imparziale”
di Concetto VecchioIl presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i referendari di nuova nomina della Corte dei conti
ROMA — Tutto in un pugno di ore. A mezzogiorno Tommaso Foti giura come ministro al Quirinale, con Giorgia Meloni che gli strizza l’occhio. Alle cinque l’associazione magistrati della Corte dei Conti fa uscire un comunicato con cui definisce la legge Foti sulla magistratura contabile «una riforma frettolosa e fuori sistema che introduce uno scudo tombale sulla responsabilità amministrativa». E alle sei del pomeriggio Sergio Mattarella riceve, nella solennità del palazzo, i referendari di nuova nomina della Corte. E difende l’istituzione — «la Costituzione ha riconosciuto il ruolo fondamentale della Corte dei conti» — ribadendone il ruolo di garante imparziale dei conti pubblici, e augurandosi che il Parlamento approvi una legge che garantisca «l’esercizio imparziale ed efficace» come da previsione costituzionale.
È troppo definirla un’esortazione a fare una legge non punitiva, ma equilibrata?
«Con una riforma così concepita — scrivono i magistrati in stato di agitazione da settimane — …
ROMA — Tutto in un pugno di ore. A mezzogiorno Tommaso Foti giura come ministro al Quirinale, con Giorgia Meloni che gli strizza l’occhio. Alle cinque l’associazione magistrati della Corte dei Conti fa uscire un comunicato con cui definisce la legge Foti sulla magistratura contabile «una riforma frettolosa e fuori sistema che introduce uno scudo tombale sulla responsabilità amministrativa». E alle sei del pomeriggio Sergio Mattarella riceve, nella solennità del palazzo, i referendari di nuova nomina della Corte. E difende l’istituzione — «la Costituzione ha riconosciuto il ruolo fondamentale della Corte dei conti» — ribadendone il ruolo di garante imparziale dei conti pubblici, e augurandosi che il Parlamento approvi una legge che garantisca «l’esercizio imparziale ed efficace» come da previsione costituzionale.
È troppo definirla un’esortazione a fare una legge non punitiva, ma equilibrata?
«Con una riforma così concepita — scrivono i magistrati in stato di agitazione da settimane — il Paese si allontana dalla cornice europea, snaturando il controllo preventivo di legittimità che, concentrato solo sull’atto, non è idoneo a misurare l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa». Da qui la richiesta di un incontro con Foti, la cui proposta di legge è all’esame delle commissioni della Camera. «I magistrati contabili non sono solo preoccupati per l’introduzione di un regime sanzionatorio della responsabilità amministrativa che prevede il pagamento di una sanzione di 150 euro invece del risarcimento per poste di danno, ma anche per l’emendamento che annulla il ruolo delle procure regionali centralizzando le funzioni requirenti a Roma».
Mattarella ricorda che è un organo costituzionale: «La Costituzione ha riconosciuto il ruolo fondamentale della Corte dei Conti come garante imparziale della corretta gestione delle risorse pubbliche. E l’articolo 100 le garantisce una particolare indipendenza con la sua preziosa articolazione territoriale, anche nello svolgimento delle funzioni ausiliarie che le sono affidate».
Questo incontro — aggiunge il presidente — avviene mentre è in corso l’esame del disegno di legge della legge di bilancio. La Corte garantisce il rispetto dei principi di stabilità finanziaria e di risanamento del debito nel quadro della governance europea». Ripete per ben due volte che i giudici sono soggetti soltanto alla legge. La Corte del resto già da sola «ha saputo costantemente rinnovarsi e adattarsi alle sfide dei tempi nuovi».
Ma allo stesso tempo Mattarella li invita, come già altre volte, «al rispetto dei propri limiti», garanzia e tutela «rispetto agli altri poteri», aggiungendo che il giudizio di responsabilità dei pubblici amministratori tenga conto «della cosiddetta paura della firma e della burocrazia difensiva, che la Consulta ha ritenuto meritevole di considerazione da parte del legislatore nella recente sentenza del 16 luglio 2024».
Ed è proprio questa la leva, com’è già avvenuto per l’abuso d’ufficio, ad ispirare la riforma Foti. I referendari, accompagnati dal presidente Guido Carlino, dall’aggiunto Tommaso Miele, e dal procuratore generale, Pio Silvestri, annuiscono.