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Conte contrattacca: “Quello di Grillo è tutto un bluff”. Ma studia un piano B

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Il leader coi fedelissimi attacca il fondatore: “Vuole sopprimere la sua creatura, non ci calpesterà”. Prepara la guerra legale sullo statuto. L’ipotesi di uno strappo: nuovo soggetto con un nome diverso
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ROMA — Tra Camera, Senato e via di Campo Marzio nei 5 Stelle alle ore 11,03 sono tutti rapiti dallo smartphone: finalmente Beppe Grillo ci mette la faccia, quella che non s’era vista all’assemblea costituente dell’Eur. Basta con gli status su Whatsapp, riecco la vena teatrale. Giuseppe Conte, circondato dal suo staff nel suo ufficio in sede, la prende con filosofia, non si agita e anzi, fa sfoggio di sicurezza. Il carro funebre, la compostabilità dei 5 Stelle come fossero il sacco dell’umido: «Dove si è mai vista una battaglia politica centrata sulla soppressione del proprio partito?», dice l’ex presidente del Consiglio ai suoi.

L’impatto mediatico del comico è innegabile, ma non tutto è comunicazione. La prima convinzione di Conte è di superare senza troppi pate…

ROMA — Tra Camera, Senato e via di Campo Marzio nei 5 Stelle alle ore 11,03 sono tutti rapiti dallo smartphone: finalmente Beppe Grillo ci mette la faccia, quella che non s’era vista all’assemblea costituente dell’Eur. Basta con gli status su Whatsapp, riecco la vena teatrale. Giuseppe Conte, circondato dal suo staff nel suo ufficio in sede, la prende con filosofia, non si agita e anzi, fa sfoggio di sicurezza. Il carro funebre, la compostabilità dei 5 Stelle come fossero il sacco dell’umido: «Dove si è mai vista una battaglia politica centrata sulla soppressione del proprio partito?», dice l’ex presidente del Consiglio ai suoi.

L’impatto mediatico del comico è innegabile, ma non tutto è comunicazione. La prima convinzione di Conte è di superare senza troppi patemi il quorum nel voto online della base, in programma da domani a domenica; la seconda è che sul simbolo e sullo statuto del M5S il fondatore non abbia alcuna possibilità di spuntarla sul piano giuridico. Conte, avvocato da oltre un milione l’euro l’anno prima di ritrovarsi in politica, si fida ciecamente dell’ulteriore giudizio professionale del notaio Alfonso Colucci, colui che ha seguito i vari passaggi formali e statutari degli ultimi anni e portato in Parlamento due anni fa: un altro che predica sicurezza, «nessuna paura». Terza e ultima convinzione, il garante sfiduciato «bluffa»: non ha il seguito popolare o di partito né la struttura per avventurarsi in qualcosa d’altro.

Dopodiché l’ex presidente del Consiglio replica con un altro videomessaggio nel tardo pomeriggio: «La nostra comunità è abituata agli attacchi esterni, anche perché combattiamo battaglie scomode che danno fastidio» e perciò «dispiace che chi dovrebbe essere al nostro fianco e conoscerci meglio si è messo invece da tempo ai margini della nostra comunità e si dimostra disinformato. Sì, perché molte delle proposte menzionate si sono tradotte in proposte di legge in Parlamento già depositate, che stiamo portando avanti da tempo con forza e determinazione. Questa è una comunità orgogliosa che non si lascia calpestare da nessuno, che non vuole andar per funghi», riferimento all’invito del comico di non andare a votare, così da far fallire il voto. Per questo «da lunedì si volta pagina», in un modo o nell’altro.

Di piani B non ce ne sono, assicurano i fedelissimi dell’ex presidente del Consiglio. Ma c’è un misto di scaramanzia e dissimulazione in tutto questo. Andasse male la votazione, che quindi congelerebbe il M5S con Grillo ancora garante e con ampi poteri statutari, le dimissioni di Conte dalla guida del Movimento sarebbero un passaggio quasi scontato. E in tanti già oggi nel suo inner circle premono per la scelta più radicale: nuovo soggetto politico, nuovo nome e nuovo simbolo, nuovo gruppo parlamentare. Chi vorrebbe mai restare in un M5S ostaggio del fondatore disimpegnato che dieci anni fa riempiva tutte le piazze d’Italia e oggi fa fatica con dei normalissimi teatri di provincia? Questo è il ragionamento.

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Nel suo intervento Grillo non solo fa a pezzi Conte, e non è una novità: attacca frontalmente Alessandra Todde — prima e unica presidente di regione del M5S — ma anche il prediletto, ormai ex, Roberto Fico. Anche questa è una costante, la storia dei prediletti scaricati o che si sono allontanati dal comico, dal primissimo Giovanni Favia a Luigi Di Maio, da Alessandro Di Battista all’ex presidente della Camera. Anche questo, paradossalmente, è visto da Conte come un punto a suo vantaggio. Perché se ci fossero ipotetici (o ipotetiche) contendenti a un post-Conte, si troverebbero a dover fronteggiare lo stesso problema. Oltre al principale, non fosse che lo scontro tra maschi alfa lo sta oscurando: cioè che futuro dare ai 5 Stelle, visto che “progressisti indipendenti” vuol dire tutto e nulla e sul da farsi, anche rispetto al rapporto col centrosinistra, la spaccatura, quella sì, è trasversale.

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