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Lega Lombarda, Invernizzi ritira la candidatura: “Una farsa”. In corsa restano Romeo e Toccalini

Luca Toccalini e Max Romeo 
Il congresso è fissato per il 15 dicembre, 10 anni fa l’ultimo. I due sfidanti sono vicini a Salvini. Eletti i delegati regionali, secondo il conteggio ufficioso il primo è avanti con il 60 per cento, il secondo al 34
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Intanto da tre i candidati sono scesi a due: Cristian Invernizzi si ritira dalla corsa per la guida della Lega Lombarda, la "nazione" principale del Carroccio, restano in corsa Massimiliano Romeo, che è anche capogruppo al Senato, e Luca Toccalini, deputato e a capo della giovanile del partito. "È stato doloroso, ma diventa quasi logisticamente impossibile presentare una candidatura con queste regole. Ad oggi non sono ancora state validate le elezioni dei delegati, per cui ufficialmente non ci sono delegati. Mancano i moduli per la raccolta firme, almeno 60 firme in tutta la regione, che vanno raccolte comunque entro mercoledì prossimo. Sta diventando una farsa", dichiara Invernizzi annunciando il suo passo indietro.

Il congresso è fissato per il 15 dicembre e si sta tenendo dopo 10 anni dall'ultima volta, quando fu eletto Paolo Grimoldi, espulso lo scorso giugno per quello che una volta si sarebbe chiamato "frazionismo".

Intanto da tre i candidati sono scesi a due: Cristian Invernizzi si ritira dalla corsa per la guida della Lega Lombarda, la "nazione" principale del Carroccio, restano in corsa Massimiliano Romeo, che è anche capogruppo al Senato, e Luca Toccalini, deputato e a capo della giovanile del partito. "È stato doloroso, ma diventa quasi logisticamente impossibile presentare una candidatura con queste regole. Ad oggi non sono ancora state validate le elezioni dei delegati, per cui ufficialmente non ci sono delegati. Mancano i moduli per la raccolta firme, almeno 60 firme in tutta la regione, che vanno raccolte comunque entro mercoledì prossimo. Sta diventando una farsa", dichiara Invernizzi annunciando il suo passo indietro.

Il congresso è fissato per il 15 dicembre e si sta tenendo dopo 10 anni dall'ultima volta, quando fu eletto Paolo Grimoldi, espulso lo scorso giugno per quello che una volta si sarebbe chiamato "frazionismo".

Ma siccome nella Lega, un partito monopolizzato dal salvinismo, i veri scontri congressuali sono ormai un ricordo lontano, il fatto che ci siano comunque due candidati e uno non unitario sta creando qualche scompenso in via Bellerio. Troppa democrazia, c'è il rischio di farci la bocca. Sabato e domenica scorsa sono stati eletti i delegati regionali, uno ogni 20 militanti. Il conteggio ufficioso dice che Romeo è avanti con il 60 per cento, Toccalini a seguire al 34, Invernizzi valeva un 6.

Ora, prima cosa da dire: Romeo e Toccalini sono entrambi vicini al segretario federale. Il primo però, 53 anni, con qualche margine di autonomia in più. Da quasi due anni girava le sezioni lombarde in vista dell'appuntamento, che non era stato ancora fissato. Magari cantando a squarciagola il Va pensiero, in ricordo dei bei tempi andati del sogno padano. Un nostalgico moderato, secondo il quale va bene la nuova conformazione nazionalista della Lega ma senza dimenticare il cuore pulsante. Nelle province di Bergamo e Varese ha stravinto, e sono quelle che contano; a Brescia è leggermente avanti, a Milano è andato sotto.

Toccalini, 34 anni e una figlia con l'ex deputata Eva Lorenzoni, dallo scorso aprile piazzata nel cda di Autostrada Pedemontana Lombarda, è sostenuto dagli "amici di Salvini", il suo cerchio magico: il vicesegretario federale Andrea Crippa, il commissario uscente Fabrizio Cecchetti, il commissario della Lega Nord Igor Iezzi, il sottosegretario Alessandro Morelli. Difficile pensare che la sua corsa, annunciata a Pontida il giorno prima dell'adunata autunnale, quando di solito si riuniscono gli juniores, non abbia avuto il via libera di Salvini.

Al di là dei delegati eletti, ci sono poi i parlamentari e i consiglieri regionali che sono delegati di diritto. Potrebbero spostare gli equilibri a favore di Toccalini? Difficile dirlo. Il 6 per cento del bergamasco Invernizzi, piccola minoranza nordista e identitaria in senso federalista, dovrebbe andare a Romeo. Il quale sta dicendo in tutte le salse che non si ritirerà mai. A logica quindi, se non si vuole andare a una conta direttamente il 15, toccherebbe a Toccalini il passo indietro. Una sua sconfitta potrebbe passare per sconfitta di Salvini. Oppure invece Salvini potrebbe semplicemente dire: vedete? Siamo un partito aperto dove si discute e si vota liberamente. Come sempre, dipende un po' dai punti di vista.

Opzioni terze di candidati da tirar fuori dal cilindro, facendo ritirare entrambi, al momento non ce ne sono, non fosse altro per l'impuntatura di Romeo. Una cosa va tenuta di conto e spiega l'importanza del passaggio: da qui a tre anni, e dopo 15 anni, il centrodestra regionale (dovesse rivincere) potrebbe non essere più a guida Lega. Fontana ha già detto che non si ricandiderà, e magari sarà il turno di un uomo o a una donna di FdI. Anche per questo avere un segretario della Lombarda forte sarà fondamentale. Così come fu ai tempi di Roberto Formigoni e dello strapotere ciellino, servirà riscoprire una certa dialettica.

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