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Conte, Letta e de Pascale: sì ad Atreju (senza Schlein). “Giusto andare e spiegare”

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Alla festa di FdI, a Roma dall’8 dicembre, molti rappresentanti dell’opposizione. E il presidente dell’Anm dialoga con Nordio
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Perfida Giorgia Meloni. Il fantasmagorico villaggio di Natale allestito al Circo Massimo per celebrare dall’8 al 15 dicembre l’Atreju di governo — un tempo piccola festa di partito a ridosso del Colle Oppio, adesso gigantesca kermesse con pista su ghiaccio e giostrine per bambini nel cuore della Roma imperiale — ospiterà tutti i competitor interni ed esterni di Elly Schlein, ma non lei, la leader dell’opposizione e principale sfidante, decisa a sfilarle palazzo Chigi alle prossime politiche.

La segretaria del Pd, che nel 2023 declinò sdegnata perché «con FdI ci confrontiamo in Parlamento», un modo elegante per dire mai farò la controfigura a una manifestazione dell’estrema destra, quest’anno ha fatto sapere in anticipo che non si disturbassero nemmeno a proporle una data, tanto non ci sarebbe andata lo stesso. Innescando una situazione per cui «c’era la reciproca volontà di non partecipare e non invitarsi», si sono affrettati a precisare gli organizzatori, interpellati sui motivi de…

Perfida Giorgia Meloni. Il fantasmagorico villaggio di Natale allestito al Circo Massimo per celebrare dall’8 al 15 dicembre l’Atreju di governo — un tempo piccola festa di partito a ridosso del Colle Oppio, adesso gigantesca kermesse con pista su ghiaccio e giostrine per bambini nel cuore della Roma imperiale — ospiterà tutti i competitor interni ed esterni di Elly Schlein, ma non lei, la leader dell’opposizione e principale sfidante, decisa a sfilarle palazzo Chigi alle prossime politiche.

La segretaria del Pd, che nel 2023 declinò sdegnata perché «con FdI ci confrontiamo in Parlamento», un modo elegante per dire mai farò la controfigura a una manifestazione dell’estrema destra, quest’anno ha fatto sapere in anticipo che non si disturbassero nemmeno a proporle una data, tanto non ci sarebbe andata lo stesso. Innescando una situazione per cui «c’era la reciproca volontà di non partecipare e non invitarsi», si sono affrettati a precisare gli organizzatori, interpellati sui motivi dell’assenza. Dopodiché, diversamente dal passato, i colonnelli della fu An non si sono risentiti né scoraggiati. A parte forse Ignazio La Russa: «I treni si prendono una volta quando passano», ha svelenato. Per poi ribadire, a conforto della scelta di Schlein, che lui non si dichiarerà antifascista: «Non potrò mai essere accomunato a chi in quegli anni ogni giorno andava sotto casa ad aspettare un ragazzo di destra».

Fatto sta che nello sconfinato programma che prevede 378 oratori e 500 interventi sono stati infilati — come due dita negli occhi di Elly — non solo il suo predecessore, Enrico Letta, che disquisirà d’Europa con il vicepresidente esecutivo della Ue Raffaele Fitto, ma pure il neo-governatore dell’Emilia Romagna Michele de Pascale, l’emergente considerato l’unico in grado di insidiare la leadership all’attuale inquilina del Nazareno. Oltre ad alcuni esponenti dem non proprio vicini: il presidente della Puglia Michele Emiliano, l’emerito della Camera Luciano Violante e Goffredo Bettini, che presenterà il libro dell’ex missino Italo Bocchino. Piddini che hanno accettato l’invito senza fare troppe storie: «Mi hanno chiesto di parlare di autonomia differenziata e io andrò a spiegare perché è una riforma sbagliata», replica il successore di Stefano Bonaccini.

Un parterre affollatissimo, quello dell’opposizione in casa Meloni. Tornerà a timbrare il cartellino il capo dei 5Stelle Giuseppe Conte, poi anche Carlo Calenda di Azione, ma non ci sarà Matteo Renzi: «Le stampelle sì, gli avversari no», twitta feroce la coordinatrice di Iv Raffaella Paita. Sebbene lui, il senatore di Rignano, la prende con più filosofia: «Quest’anno non mi hanno invitato, l’anno scorso ci sono andato e ho menato su Delmastro, con cui poi ho brutalmente polemizzato per quella frase gravissima sui detenuti che non bisogna far respirare» ricorda, alludendo a una ritorsione.

In compenso, oltre alla guest star argentina Javier Milei, ci saranno tutti i ministri del centrodestra e i leader dei rispettivi partiti, tranne Matteo Salvini, che per distinguersi (e smarcarsi) comparirà solo in collegamento da remoto alla chiusura della festa, domenica 15, insieme al gemello diverso Antonio Tajani, prima del comizio finale di Meloni. Ufficialmente perché impegnato al congresso della Lega lombarda, anche se Atreju dura una settimana e uno spazietto avrebbe potuto trovarlo.

Diverse le chicche in calendario. Nel pomeriggio dell’Immacolata, preceduto dall’accensione dell’albero e dal presepe vivente, si parte con il dibattito sugli “Uomini mai allineati”: a confrontarsi, Fausto Bertinotti, Paolo Bonolis e Pietrangelo Buttafuoco. Mentre il “nemico pubblico n.1” della destra, ovvero il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, se la vedrà con il guardasigilli Carlo Nordio. La festa è pronta. Atreju è il protagonista de La storia infinita, quella che la presidente di FdI augura a se stessa, alla guida del Paese.

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