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Bonino: “L’Europa è a rischio, le destre vogliono la paralisi. Modello Albania fallimentare”

05/10/2023 Roma. Rai 2, programma televisivo Belve. Nella foto Emma Bonino 

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Intervista alla storica leader radicale: “La crisi francese e le nuove elezioni a Berlino confermano quanto siano fragili gli stati nazionali”
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«Sul fronte europeo temo la paralisi provocata dalle destre». Emma Bonino è a casa, in ripresa da una grave insufficienza respiratoria, ma in contatto costante con i “suoi” di +Europa che manifestano sotto palazzo Chigi dove la premier Giorgia Meloni è a colloquio con Viktor Orbán.

Bonino, è una deriva sovranista quella a cui la premier Meloni ci porta?

«Sì. È sotto i nostri occhi. Vedo Meloni ancora intrappolata dalla propaganda nazionalista che l’ha portata a palazzo Chigi con gli slogan del blocco navale, del “è finita la pacchia in Europa”, del no al Pnrr, delle critiche all’euro. Fatica a prendere atto della realtà: l’Italia ha bisogno di un’Unione più forte sia per la crescita e la sicurezza, sia per affrontare il tema epocale e strutturale dei migranti. Serve più Europa, da subito. Trump o non Trump il nostro futuro migliore è negli Stati Uniti d’Europa».

Ma a che punto siamo? Meloni, sostenuta da Orbán, indica per i migranti il “modello Albania”, quello delle delocalizzazioni …

«Sul fronte europeo temo la paralisi provocata dalle destre». Emma Bonino è a casa, in ripresa da una grave insufficienza respiratoria, ma in contatto costante con i “suoi” di +Europa che manifestano sotto palazzo Chigi dove la premier Giorgia Meloni è a colloquio con Viktor Orbán.

Bonino, è una deriva sovranista quella a cui la premier Meloni ci porta?

«Sì. È sotto i nostri occhi. Vedo Meloni ancora intrappolata dalla propaganda nazionalista che l’ha portata a palazzo Chigi con gli slogan del blocco navale, del “è finita la pacchia in Europa”, del no al Pnrr, delle critiche all’euro. Fatica a prendere atto della realtà: l’Italia ha bisogno di un’Unione più forte sia per la crescita e la sicurezza, sia per affrontare il tema epocale e strutturale dei migranti. Serve più Europa, da subito. Trump o non Trump il nostro futuro migliore è negli Stati Uniti d’Europa».

Ma a che punto siamo? Meloni, sostenuta da Orbán, indica per i migranti il “modello Albania”, quello delle delocalizzazioni oltre Adriatico.

«È un modello fallimentare, direi. Avevamo detto a Meloni: ci saranno costi altissimi, infiniti contenziosi giuridici e comunque un numero marginale di persone coinvolte. Sui costi e i contenziosi avevamo visto giusto, sui numeri eravamo stati perfino ottimisti, visto che i migranti coinvolti sono stati 23, sbarcati e riportati subito in Italia».

+Europa è andato a manifestare sotto palazzo Chigi, era la cosa più urgente da fare?

«Sì. Per ricordare che Orbán è il teorico della democrazia illiberale, è l’amico di Putin dentro l’Ue, è l’esempio negativo di come le democrazie possano trasformarsi in autocrazie contro i diritti civili. Avevo chiesto, inutilmente, che fosse rinviata la presidenza ungherese di turno della Ue: non è accaduto e subito dopo si sono pentiti».

La crisi del governo francese è un tassello di destabilizzazione europea?

«Facile dire che il motore franco-tedesco della Ue è in panne. Vedremo l’evoluzione della crisi a Parigi e le nuove elezioni a Berlino, ma è chiaro che nessuno trarrà benefici da queste difficoltà né dal punto di vista politico, né economico-finanziario. Mi spiace ripetermi, ma purtroppo, a maggiore ragione con l’incertezza di una nuova amministrazione Trump e le guerre ai confini, l’Europa dei governi nazionali è tutta più fragile. Non smetterò mai di ripetere che servono gli Stati Uniti d’Europa».

Cosa accadrà e cosa teme?

«Sul fronte europeo temo la paralisi. Sul fronte interno Meloni governa da oltre due anni, ma sui migranti non ha ottenuto nulla, a differenza di Orbán che ha ottenuto ciò che voleva, cioè il fatto che chi arriva in Italia deve restare affar nostro e non di tutta l’Unione, compresa l’Ungheria. Le pacche sulle spalle e la promessa di valutare l’esperienza in Albania servono a nascondere, e neanche troppo, l’indisponibilità dei governi sovranisti a una politica comune sui migranti. Anche se gli sbarchi nei mesi scorsi sono diminuiti, per noi non è cambiato nulla, abbiamo accettato il racconto sovranista e siamo ancora più soli: come si fa a rivendicare questo come un successo? Temo che le cose non miglioreranno né per l’Italia né per l’Europa».

Lei si è occupata di emergenze umanitarie da commissaria Ue. Ha mai pensato a delocalizzare i migranti?

«Le delocalizzazioni fuori dalla Ue, come per l’Albania, non sono e non saranno una soluzione, anche si volesse sorvolare, certo non io, sui diritti delle persone. Abbiamo visto la rapida marcia indietro del Regno Unito sul Ruanda. Non ci ho mai pensato. Penso che ci debba essere una forte partnership con i paesi di origine dei flussi, per organizzare partenze legali di persone che vengano in Europa a cercare lavoro. Questo sarebbe un terreno comune molto più promettente del dare in appalto ai paesi del sud del mediterraneo le operazioni di polizia da condurre come sappiamo contro i migranti».

Decreto flussi approvato, cosa va cambiato?

«Meloni e Salvini si sono accorti che servono più migranti e aumentano i flussi; bene, ma non è la soluzione. Va cambiata la Legge Bossi-Fini e rivisto il meccanismo di ingresso per i lavoratori immigrati, come chiedo da anni con proposte concrete come la legge “Ero straniero”. Sui paesi sicuri in relazione all’Albania si andrà avanti mesi con la Corte di Giustizia europea, ma prevedo scarsi risultati per Meloni».

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