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Cuerpo Caballero: “Nessun effetto della crisi francese sulla Ue. Per Madrid e Roma è un’opportunità”

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Intervista al ministro dell’economia spagnola: “La crisi finanziaria genera squilibri sociali che poi esplodono provocando distacco dalle istituzioni e l’ascesa dei populisti”
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MILANO — La crisi francese non destabilizzerà la nuova Commissione europea. Né lo faranno i rigurgiti populisti, che i governi hanno imparato a gestire, in patria e sui mercati del debito quotato. Però «dobbiamo sbrigarci a rafforzare la competitività europea per garantire una crescita forte, sostenibile ed equa», dice il ministro dell’economia spagnola, Carlos Cuerpo Caballero. La Spagna, Paese dell’Ocse con il Pil migliore nel 2024 (+3%, più degli Usa), non si nasconde: 10 anni fa era, con l’Italia, tra i cosiddetti Pigs, in punizione. Ora è una capoclasse, e «anche nel 2025 saremo un motore dell’Europa». Il giovane economista pensa che il rilancio sia «molto un fatto di testa: di crederci, rompere vecchi paradigmi e mescolare bene gli ingredienti della casa. Abbiamo davanti una fantastica finestra di opportunità per Spagna, Italia e gli altri Paesi colpiti dalla scorsa crisi del debito». La ricetta spagnola, semplice ma sostanziosa, combina disciplina fiscale, servizi (non solo tur…

MILANO — La crisi francese non destabilizzerà la nuova Commissione europea. Né lo faranno i rigurgiti populisti, che i governi hanno imparato a gestire, in patria e sui mercati del debito quotato. Però «dobbiamo sbrigarci a rafforzare la competitività europea per garantire una crescita forte, sostenibile ed equa», dice il ministro dell’economia spagnola, Carlos Cuerpo Caballero. La Spagna, Paese dell’Ocse con il Pil migliore nel 2024 (+3%, più degli Usa), non si nasconde: 10 anni fa era, con l’Italia, tra i cosiddetti Pigs, in punizione. Ora è una capoclasse, e «anche nel 2025 saremo un motore dell’Europa». Il giovane economista pensa che il rilancio sia «molto un fatto di testa: di crederci, rompere vecchi paradigmi e mescolare bene gli ingredienti della casa. Abbiamo davanti una fantastica finestra di opportunità per Spagna, Italia e gli altri Paesi colpiti dalla scorsa crisi del debito». La ricetta spagnola, semplice ma sostanziosa, combina disciplina fiscale, servizi (non solo turistici) e fonti rinnovabili, offrendo al terzo governo Sànchez di centrosinistra «una crescita sostenibile e inclusiva». Pazienza se il Paese è politicamente diviso, la maggioranza latita e il Parlamento non ha ancora approvato la legge di bilancio.

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La crisi in Francia destabilizzerà la nuova Commissione europea?

«L’Europa ha istituzioni forti, che continueranno a funzionare indipendentemente da eventuali difficoltà politiche di un membro. La frammentazione politica non è una novità, ma una nuova realtà che tutti gli Stati hanno imparato a gestire, con negoziazione e dialogo».

C’è il rischio di una nuova ascesa dei partiti di estrema destra, a Parigi e altrove?

«La crisi finanziaria ha insegnato che lasciare indietro larghi strati di popolazione genera squilibri sociali che poi esplodono, provocando il distacco dalle istituzioni e l’ascesa dei movimenti populisti. Ecco perché l’Europa deve anzitutto rafforzare la competitività, così da garantire una crescita forte, sostenibile ed equa».

Francia e Germania soffrono anche sui mercati: il debito sovrano può tornare a mordere l’Europa?

«Non vedo segnali di contagio sui mercati, e l’area dell’euro è molto più preparata ad affrontare la volatilità rispetto alla scorsa crisi finanziaria. Nel caso della Spagna, i solidi fondamentali economici hanno mantenuto bassi i costi di finanziamento e gli spread rispetto ai bund tedeschi vicini ai minimi. Mi pare che il messaggio dei mercati, in questa fase, sia che i fondamentali macro e la stabilità dei governi siano le due chiavi per contenere i rischi sovrani. La Ue ha bisogno di una Francia e una Germania forti, in politica e in economia: e che questi due grandi Paesi partecipino alla soluzione dei nostri problemi di competitività».

Come fare? Il rapporto di Mario Draghi prescrive 800 miliardi di euro di investimenti l’anno, tutti da trovare.

«Concordo con quasi tutto quel che Draghi ha scritto. Ma dobbiamo metterlo in pratica, e con urgenza. L’Europa per ritrovare competitività deve rilanciare le riforme fiscali, e identificare ambiti e risorse per gli oltre 800 miliardi di euro di investimenti annui che il rapporto prescrive. Spesso però la governance europea è lenta: per lo stesso rapporto Draghi sono serviti 19 mesi. Per questo la Spagna ha proposto lo European Competitiveness Lab, un progetto pilota per aggregare, con pragmatismo, i Paesi che ci stanno su singoli dossier, avviando progetti da estendere poi agli altri. Penso a vari ambiti della competitività come il Mercato unico dei capitali, o alla creazione di un rating unico per facilitare l’accesso al credito delle Pmi presso banche e investitori europei. Non servono nuove direttive per farlo: chi è d’accordo, parte. Settimana prossima ne riparlerò all’Eurogruppo, per poter avviare il progetto pilota dal 2025, con la nuova Commissione».

La Spagna è in pieno miracolo economico, che per l’Ocse ‘25-‘26 continuerà. Qual è la ricetta?

«Siamo i primi tra le economie sviluppate, e per l’Ocse saremo un motore dell’Europa anche nel 2025. È un insieme di cose che fa parlare di modello spagnolo, ben bilanciate tra loro e per questo molto sostenibili. Intanto la crescita record degli impieghi: la Spagna nel 2023 ha creato gli stessi posti di lavoro di Francia e Germania insieme, e quattro lavori su 10 in Europa. La disoccupazione è all’11,2%, sui minimi dal 2007, con un forte calo dei contratti a tempo e la crescita del 50% (dal 2018) dei lavori nei settori ricerca e scientifici. Poi c’è la disciplina sui conti pubblici: dal 2021 il debito è sceso di oltre il 20% sul Pil, il deficit è calato dal 10% al 3% del Pil. E così sarà nel prossimo triennio, grazie alla forza dei servizi. Non solo il turismo, anche quelli finanziari, informatici e tlc, che nel 2023 hanno generato export per 97 miliardi, superando i ricavi turistici. Queste dinamiche riducono l’inflazione e le disuguaglianze, mentre alzano i salari minimi (+50% dal 2018), dando ristoro al potere d’acquisto. Infine c’è l’economia della decarbonizzazione: tra il 2018 e il 2023 la Spagna è quarta al mondo per investimenti diretti stranieri nei nuovi progetti, e prima sulle rinnovabili».

Eppure la legge di bilancio 2025 non l’avete ancora approvata.

«La legge di bilancio 2023 includeva il documento di previsione 2024, che aggiorna il piano Ngu e i vari capitoli di spesa, e sarà estesa al 2025 fino al varo della nuova legge. Su questa il governo è in trattativa con i partiti, ho fiducia che nelle prossime settimane troveremo la quadra. Le priorità sono sul tavolo, e alcuni passaggi sono già stati assicurati, come il pacchetto fiscale approvato dal Parlamento: andiamo avanti sul resto, è un complesso negoziato per includere in una sola norma i diversi interessi dei partiti. Ma una volta approvata la riforma fiscale e avviate le trattative, non vedo grandi problemi. Chiuderemo appena possibile. Vedrete: ne varrà la pena».

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