Milano – «Che anni straordinari quelli con Paolo Pillitteri per la moda. Milano era una città aperta al mondo delle sfilate e del design, al glamour che faceva grande la città a livello internazionale. Tanto glamour ma anche attenzione alle iniziative sociali». Così Santo Versace ricorda Paolo Pillitteri, «il sindaco socialista che amava la moda».
Che contributo ha dato al Made in Italy che negli anni Ottanta viveva il suo periodo più spettacolare ed edonista.
«Era bello andare a Palazzo Marino, la sede del Comune perché sapevi che Pillitteri non aveva preclusioni per la moda, ti stava ad ascoltare e ti appoggiava».
Come?
«Quando mio fratello Gianni ha organizzato la mostra “L’abito per pensare” Pillitteri ha dimostrato grande entusiasmo e gli ha offerto la Sala della Ball…
Milano – «Che anni straordinari quelli con Paolo Pillitteri per la moda. Milano era una città aperta al mondo delle sfilate e del design, al glamour che faceva grande la città a livello internazionale. Tanto glamour ma anche attenzione alle iniziative sociali». Così Santo Versace ricorda Paolo Pillitteri, «il sindaco socialista che amava la moda».
Che contributo ha dato al Made in Italy che negli anni Ottanta viveva il suo periodo più spettacolare ed edonista.
«Era bello andare a Palazzo Marino, la sede del Comune perché sapevi che Pillitteri non aveva preclusioni per la moda, ti stava ad ascoltare e ti appoggiava».
Come?
«Quando mio fratello Gianni ha organizzato la mostra “L’abito per pensare” Pillitteri ha dimostrato grande entusiasmo e gli ha offerto la Sala della Balla, al Castello Sforzesco, uno dei simboli della grande Milano. Era il 1989 e fu un successo».
Ma era generoso solo quando si trattava di show-business che davano lustro all’immagine del Comune?
«No. E la riprova viene da quello che ha fatto per la lotta all’Aids».
Vale a dire?
«Ricordo che Gianni era tornato dall’America dove le iniziative per la raccolta fondi contro il dilagare dell’Aids erano tante. E mi diceva: “Santo e noi cosa facciamo? Niente. No, non si può”. Così siamo andati da Pillitteri e gli abbiamo proposto Convivio (evento solidale che continua a coinvolgere molte maison della moda, ndr)».
E lui come ha reagito?
«Eravamo un bel gruppo. Gianni, io, Franca Sozzani, la mitica direttrice di Vogue Italia e il professor Mauro Moroni, l’infettivologo, gentiluomo colto e preparatissimo. Pillitteri ci ha ascoltato e ci ha permesso di andare avanti con il suo sostegno che non è mai mancato. E trovare un politico così aperto di fronte all’Aids in quel periodo non era facile».
La maison Versace in quegli anni faceva grandi feste in via Gesù, con le top model e il bel modo del fashion system. Pillitteri partecipava a questi eventi?
«Ai nostri tavoli sedevano la moglie Rosilde, sorella di Bettino Craxi e la cognata Anna. Lui no, non c’era. Aveva da fare. Come tutti i politici. Preferiva mandare avanti le sue donne».
Quanto ha contato il fatto di essere, lei e Pillitteri, socialisti di successo?
«Avrà pure contato ma abbiamo fatto grandi cose. E di questo sono orgoglioso».