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Notre-Dame, luci e penombra sotto le volte rinate. Un segno di speranza per l’Occidente

(afp)

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L’intervento del medievista Meschini: Macron ha vinto la sua grande scommessa
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Esistono spazi che velano, e spazi che svelano. E Nostra Signora di Parigi appartiene al novero di questi ultimi. Non puoi mentire a Notre-Dame, per quanto tu sia abile. Perché è abile, Emmanuel Macron, in perfetta mise présidentielle: le sue parole misurate, il tono giusto, il ritmo giusto, il plauso allo stuolo degli oltre duemila artefici della ricostruzione, in soli cinque anni. Davvero “soli”? Eppure il coro di Canterbury, dopo l’incendio del 1174, venne in ampia parte riedificato – e non semplicemente restaurato – già entro il 1184. Ah, com’erano barbari gli uomini del Medioevo… Gli stessi che hanno immaginato e realizzato la “nostra” Notre-Dame, dal vescovo Maurice de Sully ai re del tempo, Luigi VII ed il figlio Filippo II.

Nella F…

Esistono spazi che velano, e spazi che svelano. E Nostra Signora di Parigi appartiene al novero di questi ultimi. Non puoi mentire a Notre-Dame, per quanto tu sia abile. Perché è abile, Emmanuel Macron, in perfetta mise présidentielle: le sue parole misurate, il tono giusto, il ritmo giusto, il plauso allo stuolo degli oltre duemila artefici della ricostruzione, in soli cinque anni. Davvero “soli”? Eppure il coro di Canterbury, dopo l’incendio del 1174, venne in ampia parte riedificato – e non semplicemente restaurato – già entro il 1184. Ah, com’erano barbari gli uomini del Medioevo… Gli stessi che hanno immaginato e realizzato la “nostra” Notre-Dame, dal vescovo Maurice de Sully ai re del tempo, Luigi VII ed il figlio Filippo II.

Nella Francia che vive una delle più gravi crisi parlamentari e politiche della sua lunga storia repubblicana, la Francia dell’eguaglianza e della fraternità scossa dalle tensioni sociali e da un’integrazione mai compiuta, piegata dalla crisi economica della deindustrializzazione e che si scopre non più guida dell’Europa ma cattedrale fragile, alla “sua” cattedrale affida la grande scommessa della rinascita. Macron, come se pronunciasse un grande «notre-Dame c’est moi», Notre-Dame sono io al posto del francesissimo «l’Etat c’est moi», lo Stato sono io, che da Luigi XIV è disceso dal diritto divino alle laiche leggi della République, cerca di salvare la storia. Una scommessa difficile. Perché appunto non puoi mentire in quella Notre-Dame che ha accolto la corona di spine di Cristo, pagata a carissimo prezzo dal re santo Luigi IX, morto crociato in crociata, oggi che le periferie bruciano, oggi che le parole-bandiera della Rivoluzione diventano afone di fronte ad un’élite incapace di ascoltare il lamento del popolo.

Eppure è giusto che Macron alzi la sua corona in Notre-Dame: perché lo vediamo bene come ha voluto elevare il diadema del suo successo là dove il piccolo generale corso fece di sé un imperatore. Era dicembre anche quell’anno, 1804, 220 anni quasi esatti da oggi, ed anche il geniale Napoleone Bonaparte si portò appresso uno stuolo di sacerdoti ed il Papa persino, obbligato a tacere davanti alla hybris di chi si prende il potere da sé. Eppure la Storia insegna, la Storia non mente.

Il bianco delle nuove navate sembra ricoprire come una mano di calce il sangue dei sovrani caduti sotto la furia della Rivoluzione. E in questo rimosso si perdono le vene delle pietre, si perde la forza simbolica del “gotico” che non significa “barbaro”, come voleva una storiografia ormai desueta, ma anelito inesauribile, grido inesprimibile verso il cielo, una scalata alla ricerca di qualcosa che si elevi sopra le miserie e il dolore della condizione umana, ma che oggi, con una guerra tornata in Europa come ai tempi in cui Notre-Dame fu costruita, ci appare ancora più necessaria.

Per questo, dobbiamo comunque essere grati al presidente Macron: che lo sforzo per ricostruire, uno sforzo fatto da migliaia di artigiani e da maestri degni eredi delle corporazioni dei loro avi, attraverso la materia delle pietre e attraverso la luce del simbolo, ci fa ricordare che non è scontato che ci meritiamo tutte le Notre-Dame che pulsano nel corpo del nostro continente. E che il cuore di Parigi, di Francia e d’Europa sia tornato a risuonare delle voci della gente sotto gli archi di legno e le arcate di pietra, degli steli d’organo, delle parole dell’uomo e della Parola. Perché la cicatrice del nostro tempo rimane ma il cuore dell’Occidente non deve smettere di battere. Forse una luce è tornata a svelarsi.

L’autore è medievista e insegna presso l’università della Svizzera italiana a Lugano. Ha scritto per Sellerio nel 2011 il libro “Le pietre e la luce. La cattedrale del Medioevo”

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