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“Pericoloso rivotare”, strappo di Salvini anche su Bucarest

Il leader della Lega Matteo Salvini 

 

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Il leghista divide il governo: “Non si annulla il risultato perché sgradito a Soros e a Bruxelles”. Tajani: “Preoccupa l’influenza del Cremlino”
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Matteo Salvini parla ma nessuno degli alleati lo segue. Il leader leghista, nei giorni in cui la premier Giorgia Meloni ribadisce il sostegno del governo all’Ucraina, torna filo-putiniano, se la prende con l’Europa e spacca la maggioranza. Lo fa con una raffica di dichiarazioni, con annesso video su TikTok, con cui entra a gamba tesa nella decisione della Corte costituzionale di Bucarest di ripetere il voto in Romania a causa di provate «azioni ibride e aggressive da parte di un Paese straniero», insomma interferenze russe. «Annullare il voto democratico — sostiene il vicepremier — perché il risultato non è gradito a Bruxelles, al politicamente corretto e a certi potenti come Soros», il filantropo ungherese, «è un precedente allarmante e molto pericoloso».

Sono parole che mettono in imbarazzo l’intero esecutivo: partito filo russo contro partito filo Ue. Quindi la dinamica si ripete, Lega da una parte e Forza Italia dall’altra, con Meloni che cerca sempre più faticosamente di tenere …

Matteo Salvini parla ma nessuno degli alleati lo segue. Il leader leghista, nei giorni in cui la premier Giorgia Meloni ribadisce il sostegno del governo all’Ucraina, torna filo-putiniano, se la prende con l’Europa e spacca la maggioranza. Lo fa con una raffica di dichiarazioni, con annesso video su TikTok, con cui entra a gamba tesa nella decisione della Corte costituzionale di Bucarest di ripetere il voto in Romania a causa di provate «azioni ibride e aggressive da parte di un Paese straniero», insomma interferenze russe. «Annullare il voto democratico — sostiene il vicepremier — perché il risultato non è gradito a Bruxelles, al politicamente corretto e a certi potenti come Soros», il filantropo ungherese, «è un precedente allarmante e molto pericoloso».

Sono parole che mettono in imbarazzo l’intero esecutivo: partito filo russo contro partito filo Ue. Quindi la dinamica si ripete, Lega da una parte e Forza Italia dall’altra, con Meloni che cerca sempre più faticosamente di tenere unito un quadro che stenta a stare nella cornice.

D’altronde appare evidente che Salvini abbia perso ogni remora mostrandosi in versione Vannacci nel negare interferenze di Mosca: «Secondo qualcuno ci sarebbe lo zampino dei russi, che avrebbero condizionato la testa e il cuore dei cittadini, ma io credo che i cittadini votino con la loro testa». E poi ancora: «Penso che dire che i social possano fare il lavaggio del cervello sia una mancanza di rispetto per i cittadini romeni ma anche per tutti gli altri». Non sfugge al segretario di +Europa, Riccardo Magi, questo asse Lega-Russia: «Certi amori non finiscono», ironizza sui social. E poi lancia un allarme: «Oggi è toccato alla Romania. Domani potrebbe toccare a Italia, Francia e Germania, magari con la complicità di esponenti politici legati sentimentalmente o economicamente a Mosca. Per questo, oggi più che mai, è necessario rafforzare l’Unione europea e dotarla di una sola voce in politica estera e di difesa. No ai ricatti di Putin, no ai putinisti mascherati».

La posizione di Forza Italia e Fratelli d’Italia è quella espressa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che da subito si è detto «molto preoccupato per la denuncia di attività ibride russe volte a influenzare il voto in Romania». Inoltre il leader azzurro ricorda che «l’Italia, anche come presidenza G7, è in prima linea per proteggere la democrazia e i processi elettorali. Continuiamo a lavorare con i partner Ue per difendere i valori comuni». Un modo chiaro per non lasciare troppo spazio a fughe in avanti da parte dell’alleato e isolarlo il più possibile.

Anche perché, dalle parti di Palazzo Chigi, la posizione assunta dal vicepremier leghista sarebbe risultata quantomeno inopportuna. Tra l’altro perfettamente in linea con quella espressa dall’eurodeputato Roberto Vannacci per il quale c’è stato un tentativo «di sovvertire le regole democratiche» perché non piaceva il risultato. Nel mirino della Corte costituzionale è finito l’inspiegabile exploit del semisconosciuto vincitore del primo turno delle presidenziali dello scorso 24 novembre: Calin Georgescu, indipendente sovranista di estrema destra, dichiaratamente sostenitore di Vladimir Putin e ammiratore di Donald Trump.

Un fatto che non lascia indifferente Maurizio Lupi. Anche il leader di Noi moderati si smarca infatti da Salvini e considera un «campanello d’allarme» quanto sta accadendo in Romania perché «le operazioni di disinformazione da parte di potenze straniere e gli attacchi informatici possano alterare non solo i risultati elettorali, ma anche minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche». Per il capogruppo al Senato di Italia viva, Enrico Borghi, «è un fatto che dovrebbe aprire gli occhi a tutti gli europei, e soprattutto a noi italiani». Un invito rivolto a un esecutivo spaccato su una questione dirimente.

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