Bavaglio, nuova stretta: divieto per i cronisti di citare le ordinanze
di Conchita SanninoIl ministro della giustizia Carlo Nordio
(ansa)Costretti a fermarsi, per ora, sulle supermulte che dovevano randellare gli editori. Ma tirano dritto sull’estensione del bavaglio per i giornalisti. La stretta sulla cronaca giudiziaria alla fine è completa. Il governo allarga, come annunciato, il divieto imposto alla pubblicazione integrale degli atti giudiziari.
Vietato riportare brani testuali, intercettazioni, valutazioni, delle ordinanze che applicano misure cautelari personali. Significa: niente dettagli né parole dei giudici relativi ad arresti in carcere, agli arresti domiciliari, ai sequestri patrimoniali, alle interdittive. Uno stop mai adottato prima. Il decreto legislativo, già ribattezzato legge bavaglio, che nasce da una proposta di Enrico Costa (da poco passato in FI), è passato in serata in Consiglio dei ministri: le emergenze premevano, i tempi del decreto quasi alla scadenza e la relazione di Nordio si è guadagnato uno scontato via libera. Protesta la Federazione nazionale della stampa: «Un altro provvedimento pensa…
Costretti a fermarsi, per ora, sulle supermulte che dovevano randellare gli editori. Ma tirano dritto sull’estensione del bavaglio per i giornalisti. La stretta sulla cronaca giudiziaria alla fine è completa. Il governo allarga, come annunciato, il divieto imposto alla pubblicazione integrale degli atti giudiziari.
Vietato riportare brani testuali, intercettazioni, valutazioni, delle ordinanze che applicano misure cautelari personali. Significa: niente dettagli né parole dei giudici relativi ad arresti in carcere, agli arresti domiciliari, ai sequestri patrimoniali, alle interdittive. Uno stop mai adottato prima. Il decreto legislativo, già ribattezzato legge bavaglio, che nasce da una proposta di Enrico Costa (da poco passato in FI), è passato in serata in Consiglio dei ministri: le emergenze premevano, i tempi del decreto quasi alla scadenza e la relazione di Nordio si è guadagnato uno scontato via libera. Protesta la Federazione nazionale della stampa: «Un altro provvedimento pensato per proteggere delinquenti e colletti bianchi», commenta la segretaria generale Alessandra Costante con Repubblica. Voci dure si levano dai vertici dell’Associazione nazionale magistrati e dal Consiglio superiore della magistratura: che indicano la «compressione» di spazi vitali per la democrazia. Ma è una giornata simbolica per l’accerchiamento su giudici e cronisti. Nello stesso giorno arriva infatti in aula, alla Camera, il ddl sulla separazione delle carriere dei magistrati: anche se passerà almeno un mese per l’esame nel merito, il semaforo verde solo tra gennaio e febbraio. Col governo che spera nel referendum, convinto che la gran parte dell’opinione pubblica stia con loro.
Scatta quindi il divieto di pubblicare quelle «ordinanze che applicano misure cautelari personali fino a che non siano concluse le indagini preliminari, ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. Al provvedimento, “figlio” della riforma Cartabia, si arriva anche dopo le osservazioni delle commissioni parlamentari «in riferimento all’ampliamento del contenuto della norma, ma non all’introduzione di un nuovo apparato sanzionatorio». Dalla maggioranza erano piovute le proposte di multe esemplari per cronisti e editori, fino a 500mila euro: ma l’extrema ratio non è passata a valutazioni più meditate. Allo stato, per chi trasgredisce sono previste ammende da 50 a 250 euro. Ma non è escluso che queste spinte possano trovare approdo nel disegno di legge sulla diffamazione fermo al Senato.
Ma cosa stabilisce il nuovo decreto? Il codice di procedura penale prevedeva già all'articolo 114 il divieto di pubblicazione, "anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare": prevedeva però un’eccezione per l'ordinanza che dispone la misura cautelare. Il nuovo provvedimento cancella questa eccezione ed aggiunge un comma che vieta esplicitamente "la pubblicazione delle ordinanze che applicano misure cautelari personali". Disposizioni, come recita l'articolo 1 del provvedimento che puntano al “rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza delle persone fisiche sottoposte a indagini o imputate in un procedimento penale in attuazione della direttiva”, in adesione alla direttiva europea.
Per la segretaria Castaldo della Fnsi, «la presunzione d’innocenza diventa il pretesto con cui fornire lo scudo ai potenti. Voglio fare un solo esempio tra tanti: se, dopo la tragedia inaccettabile del crollo del ponte Morandi, non avessimo potuto leggere ed essere informati nel dettaglio, l’opinione pubblica non avrebbe saputo né capito nulla, né cittadini ed enti locali avrebbero chiesto quelle verifiche e quei controlli fondamentali per le esigenze di sicurezza e di pubblica incolumità».
C’è preoccupazione anche all’Anm. Salvatore Casciaro, il segretario generale, ragiona con Repubblica: «Mi sembra evidente vi sia, anche con questa nuova misura, un progressivo restringimento degli ambiti dell’informazione giudiziaria, un valore fondamentale per lo sviluppo di ogni società democratica. Una scelta di bilanciamento, operata tra diversi valori di rango costituzionale, che limita il diritto all’informazione, senza che vi sia necessità di tutelare la segretezza delle indagini né la presunzione di innocenza. Si ridurranno, ed è questo mi pare l’esito annunciato, gli spazi di controllo della stampa sull’operato dei pubblici poteri e la stessa possibilità di fornire una informazione quanto più completa e oggettiva all’opinione pubblica». È molto critico anche il togato del Csm, il giudice Marcello Basilico della componente di Area, che commenta al nostro giornale: “Trovo che una democrazia che voglia dirsi liberale non possa affidare la valutazione dell’interesse pubblico di una notizia a un soggetto diverso da chi fa informazione. All’autorità giudiziaria dovrebbe essere affidato il giudizio - in causa - sul bilanciamento tra diritto alla riservatezza e diritto di cronaca; prima ancora, alla politica spetta legiferare sull’uso degli strumenti processuali. Ma il giornalista che abbia una notizia deve poterla pubblicare, se ritenga rispondente all’interesse del lettore, purché rispetti gli altri due noti criteri della verità e della continenza”. Mentre i parlamentari del M5S delle commissioni Giustizia di Camera e Senato puntano il dito su disservizi e paralisi che il ministero guidato da Carlo Nordio sembra dimenticare: “Mentre il governo è preso dall'attacco verbale e normativo alla magistratura, dalla demolizione delle intercettazioni e dal ventaglio di bavagli che pensa di imporre, in via Arenula non si accorgono che la giustizia di prossimità è quasi al collasso, sotto il peso delle carenze negli organici, nelle infrastrutture e anche nei servizi. Uffici del Giudice di pace allo stremo, vuoti clamorosi di organico tra i giudici onorari e nel personale amministrativo e gravi disservizi telematici: persino nella disponibilità della rete internet”.
Resta il dubbio su come si possano vietare la pubblicazione di atti che sono, di fatto, pubblici, e già tra le mani di tutte le parti del processo. Tuttavia, c’è chi va controcorrente rIspetto al clima da grande divieto. Oggi a Milano ha visto la luce un protocollo, "il primo di questo genere" in Italia che consente ai cronisti giudiziari accreditati a Palazzo di chiedere formalmente ed ottenere copie delle ordinanze cautelari dell'ufficio gip o alcuni altri atti giudiziari, come decreti o sentenze, secondo "una definizione di interesse pubblico" che sarà collegato ad un preciso "decalogo". Il documento 'pilota' è firmato dal presidente del Tribunale milanese, Fabio Roia, dal procuratore Marcello Viola e dai rappresentanti degli ordini degli avvocati e dei giornalisti. Una visione che richiama la riforma, datata 2017, dell’ex ministro Orlando, che aveva aperto – pur senza protocolli specifici – alla identica modalità di trasparente richiesta e pubblicazione di atti. Secondo il procuratore Viola con la nuova legge "non cambia nulla. Nelle ultime due ordinanze significative", quelle sul caso che riguarda le Curve Nord e Sud dello stadio Meazza e quella con al centro la presunta rete di cyber-spie, "i gip hanno fatto un lavoro di sintesi e assemblaggio evidenziando solo gli elementi del grave quadro indiziario e tutelando i terzi estranei".