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I 15 minuti di Meloni e Trump: “Vieni a gennaio a Washington”

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Incontro all’Eliseo mediato da Musk, Kiev e dazi tra i temi. La leader vuole favorire il dialogo del tycoon con von der Leyen e spera in una sua visita in Italia
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Quindici, agognatissimi minuti con The Donald. Paparazzati dallo staff di Elon Musk, organizzatore materiale del tête-à-tête, per conto della premier italiana. Che a Parigi, l’altro ieri, era volata all’ultimo, solo per questo: la photo op col tycoon che tra meno di un mese e mezzo s’insedierà alla Casa Bianca per il mandato bis. E la foto riesce: sorrisoni, pollice all’insù sia per Giorgia Meloni che per Trump. Non è stato un vero bilaterale, ma tre chiacchierate cucite insieme. Una collettiva, col padrone di casa Emmanuel Macron e la presidente georgiana Salomé Zourabichvili; l’altra con Trump e «l’amico Elon», battute, risate. Un’altra, finalmente, a tu per tu col presidente eletto, al tavolone della cena di gala, a fine pasto, con le posate sporche davanti, i tovaglioli spiegazzati e i bicchieri di rosso borgognone pieni a metà. Incontro «privato», riferiscono le fonti al seguito della presidente del Consiglio (lo staff è rimasto fuori dal salone). La premier, sul social di Musk, …

Quindici, agognatissimi minuti con The Donald. Paparazzati dallo staff di Elon Musk, organizzatore materiale del tête-à-tête, per conto della premier italiana. Che a Parigi, l’altro ieri, era volata all’ultimo, solo per questo: la photo op col tycoon che tra meno di un mese e mezzo s’insedierà alla Casa Bianca per il mandato bis. E la foto riesce: sorrisoni, pollice all’insù sia per Giorgia Meloni che per Trump. Non è stato un vero bilaterale, ma tre chiacchierate cucite insieme. Una collettiva, col padrone di casa Emmanuel Macron e la presidente georgiana Salomé Zourabichvili; l’altra con Trump e «l’amico Elon», battute, risate. Un’altra, finalmente, a tu per tu col presidente eletto, al tavolone della cena di gala, a fine pasto, con le posate sporche davanti, i tovaglioli spiegazzati e i bicchieri di rosso borgognone pieni a metà. Incontro «privato», riferiscono le fonti al seguito della presidente del Consiglio (lo staff è rimasto fuori dal salone). La premier, sul social di Musk, parla allora di «una piacevole occasione di dialogo». Anche per ragioni istituzionali: l’amministrazione Usa in carica, formalmente, è quella di Joe Biden, rappresentato nella Ville Lumière dalla consorte Jill.

Che si sono detti, Meloni e Trump, in quindici minuti faccia a faccia? Secondo fonti a conoscenza della chiacchierata, velocemente, si è toccato il tema Ucraina. E la convinzione italiana è che Trump governerà il dossier con concretezza e ragionevolezza, senza mosse avventate. Poi uno scambio sul Medio Oriente, in particolare sulla vicenda siriana. Accenni rapidi alla Cina, su cui c’è comunanza di vedute con Roma, e ai dazi. Più cordialità varie: Meloni che si congratula col magnate per l’elezione, The Donald che la invita all’inaugurazione del suo mandato, il 20 gennaio a Capitol Hill. Invito che Meloni accetta di buon grado. Anche perché tutta la trasferta parigina è stata costruita con questo obiettivo: accreditarsi, politicamente, mediaticamente, come l’interlocutrice privilegiata del neo-presidente. E mediare - raccontano diversi big di FdI - per un incontro tra il tycoon e Ursula von der Leyen, osteggiata dall’altro trumpiano al governo in Ue, Viktor Orbán.

«È chiaro che Meloni svolgerà un ruolo di ponte tra gli Usa e l’Ue», sostiene Andrea Di Giuseppe, deputato di FdI e imprenditore vicino a Trump, tanto da passare in Florida la notte elettorale del 5 novembre. «La Germania con Trump avrà problemi - riprende l’ufficiale di collegamento con Washington di Meloni - Anche la Francia vive una crisi politica. Quindi, senza essere di parte, ma con obiettività, chi meglio di lei può fare da cerniera?». Considerazioni condivise a via della Scrofa. Tanto che Di Giuseppe ipotizza un viaggio di Trump l’anno prossimo in Italia. «Se, come credo, il presidente Trump organizzerà una trasferta in Europa, di sicuro farà uno stop a Roma. Non è mai bello fare distinzioni tra paesi di serie A e serie B, in Ue, ma c’è chi ha un certo peso». Sarebbe un segnale, insomma.

Anche l’uomo di Musk in Italia, Andrea Stroppa, il primo a divulgare le foto degli incontri parigini di Meloni, asseconda questa narrazione: «L’Italia ha la rara opportunità di avere un rapporto speciale con gli Usa». Stroppa fa capire, in un post su X, il lavorio sottotraccia del patron di Tesla per la riuscita del faccia a faccia Meloni-Trump: «Il rapporto di stima con Elon, che molti in Italia vorrebbero boicottare, ci sta portando in uno scenario nuovo. Felice da italiano di poter contribuire a costruire questa solida relazione». E ancora: «Grazie agli amici americani che hanno lavorato per questo incontro». Ma è un’altra frase annotata sull’ex Twitter a indispettire l’opposizione. Perché Stroppa invita il centrosinistra «a ragionare su come l’Italia possa diventare interlocutore europeo privilegiato» degli Stati Uniti. «A che titolo un privato cittadino ci relaziona su un incontro istituzionale della presidente del Consiglio? - attacca Carlo Calenda di Azione - Le opposizioni faranno ciò che riterranno opportuno, soprattutto per evitare che oligarchi stranieri pieni di boria e conflitti d’interesse si infiltrino nella nostra politica».

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