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Trump elogia Meloni: “È fantastica, piena di energia”

(ansa)
Il presidente eletto americano, in un’intervista al New York Post, parla dell’incontro con la premier italiana durante la riapertura di Notre-Dame
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New York - "Una vera fonte di energia. È grande". Giorgia Meloni non poteva sperare in un elogio migliore da Donald Trump, dopo il loro incontro a Parigi durante la cerimonia per la riapertura di Notre Dame. La conferma che può diventare l’interlocutrice privilegiata nell’Unione Europea, magari anche per convincerlo ad evitare la guerra dei dazi e la consegna dell’Ucraina a Putin, con tutte le conseguenze che una vittoria di Mosca avrebbe sulla sicurezza del Vecchio continente, ma anche degli Usa.

Rientrato da Parigi, Trump ha parlato al telefono col New York Post di Rupert Murdoch. "Sono stato molto con lei", ha detto a proposito di Meloni, con cui ha cenato durante il ricevimento per i leader mondiali, insieme all’ormai vice presidente ombra Elon Musk. Ha commentato che è una "live wire", perché "ha un sacco di energia". Gli altri incontri di cui ha parlato sono quelli con il padrone di casa, Macron, a cui ha ripetuto che "i membri della Nato devono pagare i loro conti" per salvare …

New York - "Una vera fonte di energia. È grande". Giorgia Meloni non poteva sperare in un elogio migliore da Donald Trump, dopo il loro incontro a Parigi durante la cerimonia per la riapertura di Notre Dame. La conferma che può diventare l’interlocutrice privilegiata nell’Unione Europea, magari anche per convincerlo ad evitare la guerra dei dazi e la consegna dell’Ucraina a Putin, con tutte le conseguenze che una vittoria di Mosca avrebbe sulla sicurezza del Vecchio continente, ma anche degli Usa.

Rientrato da Parigi, Trump ha parlato al telefono col New York Post di Rupert Murdoch. "Sono stato molto con lei", ha detto a proposito di Meloni, con cui ha cenato durante il ricevimento per i leader mondiali, insieme all’ormai vice presidente ombra Elon Musk. Ha commentato che è una "live wire", perché "ha un sacco di energia". Gli altri incontri di cui ha parlato sono quelli con il padrone di casa, Macron, a cui ha ripetuto che "i membri della Nato devono pagare i loro conti" per salvare l’Alleanza, e con l’alleato storico degli Usa, il principe britannico William, oltre alla first lady Jill Biden. Una conferma dell’importanza che attribuisce al rapporto con la premier italiana. Poi ha spiegato il colloquio con il leader ucraino Zelensky, che per certi versi ha rappresentato una svolta: "Vuole la pace. Questa è una novità. Pensa che sia arrivato il momento, e Putin dovrebbe pensarci, perché ha perso. Quando perdi 700.000 uomini, è ora". Così scarica sul Cremlino la responsabilità di accettare o rifiutare il negoziato, ma va anche incontro alle posizioni dell’Italia.

Nei mesi scorsi il leader della Lega Salvini si è affannato per stabilire un rapporto diretto con Trump, sfruttando anche le riserve che alcuni membri del movimento Maga avevano espresso sul pragmatismo europeo di Meloni, il rapporto costruito con Biden e il sostegno a Zelensky. Donald però è ancora più pragmatico di lei e se ritiene che stabilirci un buon rapporto sia utile, non si lascerà sviare dai distinguo ideologici o dai personalismi.

Anita McBride, vice presidente dell’organizzazione degli italo-americani Niaf, ha spiegato a Repubblica che "i dazi alla Cina sono strategici, perché è il vero rivale geopolitico degli Usa. Quelli contro l’Europa sono invece transazionali e possono essere evitati con un negoziato sui commerci". Qui potrebbe avere un ruolo l’Italia: "Meloni può diventare l’interlocutrice privilegiata europea, per ovvie affinità politiche. Deve accettare che su Nato e difesa saranno necessari nuovi investimenti, ma su dazi e Ucraina può mediare con Trump, negoziando per evitare i primi, e convincendolo che la vittoria di Putin non converrebbe agli Usa".

È una convinzione bipartisan, almeno a sentire David Thorne, ambasciatore in Italia dell’amministrazione Obama: "Ovviamente Meloni stabilirà un buon rapporto con Trump, ma sui temi di sostanza comprende quali sono gli interessi economici e strategici dell’Italia e li difenderà. A Roma conviene stare nell’Unione Europea ed evitare la vittoria di Putin in Ucraina. Meloni, proprio grazie al suo ascendente politico sul presidente, potrebbe diventare il leader europeo che media con lui per evitare i dazi e l’abbandono di Kiev. E non si ritroverebbe sola, in questo compito, perché molti politici repubblicani e importanti leader del mondo degli affari americano sono sulla stessa linea".

A patto però di investire almeno il 2% del pil nella difesa.

"Certo. Ma questo lo ripetevo sempre anche io, quando ero ambasciatore a Roma. Forse Trump usa un linguaggio più brusco, però la sostanza è la stessa ed è bipartisan. Peraltro conviene all’Europa, perché le azioni di Putin negli ultimi anni dovrebbero avervi dimostrato la necessità di essere in grado di difendervi da soli. Non credo che Trump abbandonerà la Nato, ma la convenienza per tutti di investire di più nella difesa mi pare evidente".

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