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Trump avvisa la Nato e pressa Zelensky: “Posso ridurti gli aiuti”

epa11763045 A handout picture made available by the Presidential Press Service of Ukraine shows US President-elect Donald Trump (L), and Ukrainian President Volodymyr Zelensky (R) shaking hands during their meeting with French President Emmanuel Macron (not pictured) at the Elysee Palace, as part of ceremonies marking the reopening of the Notre Dame de Paris Cathedral, in Paris, France, 07 December 2024. The Notre Dame de Paris Cathedral reopens on 07 December after nearly six years of renovation work following its destruction by a fire on 15 April 2019. EPA/Presidential Press Service of Ukraine HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES 

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Segnali a Ucraina e Russia dal presidente eletto. “Con Putin agirò io. Addio all’Alleanza se non saremo trattati giustamente”. Il leader di Kiev: “Serve una pace che sia duratura”
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Accelerano le manovre per arrivare alla pace in Ucraina, a cavallo tra Parigi, Damasco, Washington, Mosca e Kiev. La speranza di Donald Trump è che gli astri si stiano allineando per trovare una soluzione, anche per il segnale che la caduta di Assad ha lanciato a Putin. Prima di partire per la riapertura di Notre-Dame a Parigi, il presidente eletto aveva registrato un’intervista con la Nbc andata in onda ieri. Damasco non era ancora caduta, ma lui aveva inviato tre segnali importanti: aveva ripetuto a Putin e Zelensky che è arrivato il momento di mettere fine a una guerra assurda; aveva avvertito il leader di Kiev che gli aiuti economici e militari diminuiranno, soprattutto se non accetterà di considerare la trattativa; aveva ribadito che potrebbe abbandonare la Nato, se i paesi membri non daranno il giusto contributo, che il vertice di Cardiff aveva stabilito almeno nel 2% del pil per la difesa.

A Parigi Trump ha visto Zelensky, che la settimana scorsa aveva inviato il consigliere Y…

Accelerano le manovre per arrivare alla pace in Ucraina, a cavallo tra Parigi, Damasco, Washington, Mosca e Kiev. La speranza di Donald Trump è che gli astri si stiano allineando per trovare una soluzione, anche per il segnale che la caduta di Assad ha lanciato a Putin. Prima di partire per la riapertura di Notre-Dame a Parigi, il presidente eletto aveva registrato un’intervista con la Nbc andata in onda ieri. Damasco non era ancora caduta, ma lui aveva inviato tre segnali importanti: aveva ripetuto a Putin e Zelensky che è arrivato il momento di mettere fine a una guerra assurda; aveva avvertito il leader di Kiev che gli aiuti economici e militari diminuiranno, soprattutto se non accetterà di considerare la trattativa; aveva ribadito che potrebbe abbandonare la Nato, se i paesi membri non daranno il giusto contributo, che il vertice di Cardiff aveva stabilito almeno nel 2% del pil per la difesa.

A Parigi Trump ha visto Zelensky, che la settimana scorsa aveva inviato il consigliere Yermak a Washington per discutere i dettagli del piano di pace, e poco dopo Damasco è caduta. Allora ha usato il proprio social Truth per rilanciare la trattativa: «Assad è scappato perché il suo protettore, la Russia di Putin, non era più interessata a difenderlo». Mosca è indebolita dalla guerra in Ucraina e dovrebbe prenderne atto. «Conosco bene Vladimir. È il momento di agire». In altre parole, Putin rischia di fare la fine di Assad e gli conviene trattare, anche perché il suo “momento Saigon” lo ridimensiona nell’ambizione di influenzare Medio Oriente e Africa, e costruire una coalizione del sud globale per contrastare quella occidentale.

Sembra che il Cremlino inizi a capirlo, infatti il portavoce Peskov ha detto che il suo capo è disponibile al negoziato, se terrà conto «delle realtà che emergono sul terreno». Se questo significa congelare la linea del fronte, senza il riconoscimento ufficiale dei territori occupati dai russi, può rappresentare un buon inizio. Se invece Putin pretende la cessione definitiva della Crimea e le quattro regioni rivendicate nell’Ucraina orientale, restiamo lontani dalla soluzione. Mosca poi chiede che Zelensky tolga il veto a trattare con Vladimir.

Il leader di Kiev ha replicato così: «Abbiamo bisogno di una pace giusta e duratura, che i russi non siano in grado di distruggere in pochi anni, come hanno fatto ripetutamente in passato. Gli ucraini vogliono la pace più di qualunque altra cosa. La Russia ha portato la guerra nella nostra terra ed è la Russia che cerca di mandare all’aria le possibilità di pace». Quindi ha aggiunto: «Un cessate il fuoco senza garanzie può riprendere fuoco in qualsiasi momento, come Putin ha già fatto. La guerra non può essere senza fine, solo la pace deve essere permanente e affidabile». Se per garanzie intende l’ammissione immediata nella Nato, Putin non è disposto concederle. Se invece si tratta di un riarmo con funzioni di deterrenza, in attesa magari di entrare nell’Alleanza fra una ventina di anni, potrebbe diventare una base per l’accordo.

Sebastian Gorka, che il 20 gennaio tornerà alla Casa Bianca come vice assistente del presidente e direttore senior per l’antiterrorismo, ha spiegato a Repubblica la situazione: «Trump ha un obiettivo generale nella regione: fermare lo spargimento di sangue». Ma guardando al domani e ai rischi per l’Europa, «è necessario ricordare il passato del presidente Putin come colonnello del Kgb nell’era sovietica. Quel passato è cruciale per comprendere i suoi obiettivi futuri».

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