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Ultimatum di Conte a Grillo: “Se vai avanti la pagherai cara”

Il presidente del M5s Giuseppe Conte in una diretta Facebook (ansa)
Dopo la vittoria bis tra gli iscritti, il leader 5S avverte l’ex garante: “Chi intralcia la nostra azione troverà una barriera legale”. Cita Berlinguer e apre a una gestione più collegiale. Prossimo nodo, il tetto ai mandati. Oggi la missione a Bruxelles
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Milano — Sul piatto aveva messo le proprie dimissioni: se fosse andata male, era pronto al passo indietro. Invece Giuseppe Conte ha rivinto il passaggio elettorale interno al Movimento e per lui la questione Beppe Grillo è chiusa una volta per tutte. Il fondatore non è più il garante dei 5 Stelle, i suoi poteri speciali sono archiviati, così anche il suo innegabile ingombro che da sempre ha condizionato ogni passaggio della storia del M5S. Fine della storia, il presidente lo specifica anche in avvocatese, per così dire: «È evidente, consolidato e senza possibilità di interpretazioni, come dopo le competizioni elettorali a tutti i livelli, che il simbolo sia del M5S, di chi in questi anni si è spezzato la schiena per cambiare il Paese — le sue parole parlando in una diretta social — Chi si azzarderà a intralciare l’azione politica del Movimento troverà una barriera solida, anche legale». Un avvertimento che suona come un invito alla resa, fatto da chi con le questioni giuridiche e tecn…

Milano — Sul piatto aveva messo le proprie dimissioni: se fosse andata male, era pronto al passo indietro. Invece Giuseppe Conte ha rivinto il passaggio elettorale interno al Movimento e per lui la questione Beppe Grillo è chiusa una volta per tutte. Il fondatore non è più il garante dei 5 Stelle, i suoi poteri speciali sono archiviati, così anche il suo innegabile ingombro che da sempre ha condizionato ogni passaggio della storia del M5S. Fine della storia, il presidente lo specifica anche in avvocatese, per così dire: «È evidente, consolidato e senza possibilità di interpretazioni, come dopo le competizioni elettorali a tutti i livelli, che il simbolo sia del M5S, di chi in questi anni si è spezzato la schiena per cambiare il Paese — le sue parole parlando in una diretta social — Chi si azzarderà a intralciare l’azione politica del Movimento troverà una barriera solida, anche legale». Un avvertimento che suona come un invito alla resa, fatto da chi con le questioni giuridiche e tecniche ha una propria e certificata dimestichezza professionale: «Chi rimesta nel torbido, o pensa quindi ad un’azione in giudizio, la pagherà caramente».

Politicamente parlando, ora l’ex presidente del Consiglio confida che tutto sia pronto per il rilancio dei 5 Stelle. Oggi sarà a Bruxelles per un’iniziativa sull’antimafia con l’eurodeputato Giuseppe Antoci, con i saluti della presidente del Parlamento Ue Roberta Metsola. Ma al di là del tema lancerà una proposta: spostare i fondi per l’aumento delle spese militari a favore della crisi del settore automotive, e per evitare che i costi della transizione energetica si abbattano sulle fasce più deboli della popolazione. «Noi siamo più radicali di sempre, abbiamo messo a fuoco i nostri principi. Su questo vedremo chi è davvero progressista», ragiona ancora Conte.

Sul piano interno, il Movimento emancipato dall’“elevato” dovrà essere più collegiale e meno leaderistico, secondo la ripromessa di colui che comunque a oggi è capo incontrastato. Un partito che vuole regolarizzare l’esperienza assembleare di Nova, evitare il sistema di espulsioni spesso indiscriminate come in passato e radicarsi sui territori. Quest’ultimo è un assillo che viene ripetuto da anni e senza particolari successi e forse anche per questo Conte mette le mani avanti: «Non risolveremo mai la nostra questione territoriale accogliendo i signori delle tessere, che spostano voti da una lista all’altra. Porteremo avanti l’etica pubblica, contrastando questo sistema dei signori delle tessere e contrastando la degenerazione partitica, quella di cui parlava Enrico Berlinguer». Con diverse regionali alle porte (nel 2025 tocca a Campania, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto) meglio prevenire le critiche a risultati che, al momento, non si preannunciano esaltanti. In vista di questi appuntamenti, ormai a inizio del nuovo anno, c’è da mettere mano in maniera più organica al superamento del limite dei due mandati, riforma condivisa dagli iscritti con il loro voto. Il passaggio è delicato perché attorno a questa possibilità di nuove chance un bel pezzo di gruppo dirigente del passato (e in scadenza in questa legislatura) ha optato per il sostegno pieno a Conte. Il quale non vuole però che sia un libera tutti. Quindi superare la regola aurea sì, ma con i “se” e i “ma” che rischiano a loro volta di scontentare parecchie persone.

Con Grillo in uscita, poi, la geografia interna del M5S si assesta attorno a tre posizionamenti. Un’area “autonomista”, che vede più il Movimento in chiave identitaria, capitanata da Chiara Appendino, con Virginia Raggi possibile alleata, il rapporto personale tra le due del resto è buono. Un’altra invece proiettata in uno schema politico preciso, cioè la coalizione progressista: Roberto Fico, Alessandra Todde, Stefano Patuanelli, Alessandra Maiorino. E poi il centro contiano, attento a coprirsi un po’ di qui e un po’ di là. Una volta si sarebbe detto a destra e a sinistra, ma qui i vecchi schemi non contano.

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