La vera sfida ora è al Pd per l’egemonia dei progressisti
di Francesco BeiÈ doppia la sfida lanciata ieri da Giuseppe Conte dopo che la nuova votazione gli ha consegnato un potere assoluto sui Cinque stelle. L’obiettivo più vicino, immediato, è Beppe Grillo, ferito a morte da quell’80,5 per cento di iscritti che hanno chiesto di abolire la figura del garante. Ma ancora in grado di fare male al “Mago di Oz”, soprattutto se il contenzioso investisse la titolarità del simbolo. E dunque, nella sua diretta social, l’ex premier ha minacciato una vendetta devastante — per le tasche di Grillo — nel caso si finisse alle carte bollate. Un argomento sensibile per il comico Grillo che, fin dagli esordi, ha sempre mostrato una grande attenzione al denaro. Soprattutto al proprio.
Ma fin qui sono gli interna corporis di un Movimento che non ha ancora terminato la metamorfosi da prodotto della Casaleggio&associati a partito di Conte.
Politicamente più interessante è invece la sfida senza sconti al Pd e a Elly Schlein, sul piano del posizionamento internazionale e dei c…
È doppia la sfida lanciata ieri da Giuseppe Conte dopo che la nuova votazione gli ha consegnato un potere assoluto sui Cinque stelle. L’obiettivo più vicino, immediato, è Beppe Grillo, ferito a morte da quell’80,5 per cento di iscritti che hanno chiesto di abolire la figura del garante. Ma ancora in grado di fare male al “Mago di Oz”, soprattutto se il contenzioso investisse la titolarità del simbolo. E dunque, nella sua diretta social, l’ex premier ha minacciato una vendetta devastante — per le tasche di Grillo — nel caso si finisse alle carte bollate. Un argomento sensibile per il comico Grillo che, fin dagli esordi, ha sempre mostrato una grande attenzione al denaro. Soprattutto al proprio.
Ma fin qui sono gli interna corporis di un Movimento che non ha ancora terminato la metamorfosi da prodotto della Casaleggio&associati a partito di Conte.
Politicamente più interessante è invece la sfida senza sconti al Pd e a Elly Schlein, sul piano del posizionamento internazionale e dei contenuti domestici. Non c’è soltanto il presidio delle fabbriche in crisi, dove ormai Conte e Schlein sembrano giocare a chi arriva prima. Ora il confronto si sposta in Europa. «Noi siamo più radicali di sempre», annuncia Conte presentando l’ultima battaglia — oggi a Bruxelles — ovvero quella di opporsi al «piano di riarmo Ue» per dirottare altrove i 500 miliardi previsti dalla Commissione von der Leyen. «Su questo — ha aggiunto minaccioso — vedremo chi è progressista a chiacchiere e chi lo è nei fatti». Non c’è dubbio che il riferimento è al Partito democratico di Schlein, percorso al suo interno da sensibilità diverse sulle armi e spaccato nel voto di fine novembre al parlamento europeo sull’Ucraina.
E sono calci sotto il tavolo al Pd anche gli elogi di Conte a Enrico Berlinguer e alla questione morale, nel tentativo di appropriazione di uno dei padri nobili della sinistra. A breve la sfida salirà di livello con l’incontro a Berlino tra Conte e la rosso-bruna Sahra Wagenknecht, considerata filo-Putin. È divertente notare che la scorsa settimana la Wagenknecht ha siglato un patto con l’Spd per governare in Brandeburgo, imponendo ai socialdemocratici un’amnistia per i cittadini che violarono le normative anti-Covid. Un bel paradosso per Conte: il premier che ha costruito la sua fama sulla lotta alla pandemia e la campagna vaccinale, trovarsi come alleata la paladina dei no vax tedeschi.