Autonomia, cittadinanza, Jobs act: in arrivo la primavera referendaria
di Conchita SanninoCassazione, Consegna delle firme per il referendum per l'abrogazione della legge sull'Autonomia differenziata
Il grande varco. La Cassazione spalanca le porte ai referendum. Via libera, innanzitutto, alla possibilità di cancellare totalmente l’Autonomia differenziata, così come richiesto dal comitato promotore dei record, 1 milione e quasi 300 mila firme raccolte, grazie a Cgil, giuristi, regioni, opposizioni ed esponenti della società civile. Piovono i sì anche ai quesiti su cittadinanza italiana, Jobs Act e infortuni sul lavoro. Le opposizioni festeggiano. Ma l’ultima parola spetterà alla Consulta: è il vaglio sull’ammissibilità, atteso entro il 10 febbraio.
Per il regionalismo differenziato, si tratta dell’ennesima pronuncia indigesta per Calderoli e Zaia. Mentre, da un lato, la partita diventa ormai insidiosissima, al limite dell’ingestibile, per Meloni e i suoi. E dall’altro, fa festa e ritrova compattezza il fronte dell’opposizione anche per gli altri pronunciamenti positivi. Dall’Ufficio centrale della suprema Corte – nelle ore del nuovo drammatico naufragio di Lampedusa e della stra…
Il grande varco. La Cassazione spalanca le porte ai referendum. Via libera, innanzitutto, alla possibilità di cancellare totalmente l’Autonomia differenziata, così come richiesto dal comitato promotore dei record, 1 milione e quasi 300 mila firme raccolte, grazie a Cgil, giuristi, regioni, opposizioni ed esponenti della società civile. Piovono i sì anche ai quesiti su cittadinanza italiana, Jobs Act e infortuni sul lavoro. Le opposizioni festeggiano. Ma l’ultima parola spetterà alla Consulta: è il vaglio sull’ammissibilità, atteso entro il 10 febbraio.
Per il regionalismo differenziato, si tratta dell’ennesima pronuncia indigesta per Calderoli e Zaia. Mentre, da un lato, la partita diventa ormai insidiosissima, al limite dell’ingestibile, per Meloni e i suoi. E dall’altro, fa festa e ritrova compattezza il fronte dell’opposizione anche per gli altri pronunciamenti positivi. Dall’Ufficio centrale della suprema Corte – nelle ore del nuovo drammatico naufragio di Lampedusa e della strage di Calenzano – arriva il disco verde anche per gli altri temi sensibili. Tra le novità, ecco il sì per il referendum voluto da + Europa che punta a dimezzare da 10 a 5 anni i tempi di residenza per ottenere la cittadinanza italiana. Approvato anche il quesito sul Jobs Act , per il superamento dell’attuale disciplina del contratto a termine. E quello sugli infortuni del lavoro, per l’estensione delle responsabilità anche anche ditte appaltatrici e subappaltatrici. Per Schlein, Conte, Landini c’è già profumo di primavera ai banchetti.
La segretaria dem chiede al governo: «Fermatevi, abrogate questo testo per recuperare credibilità, dopo la sconfitta decretata dalla Consulta». Per Conte, leader M5S, «è un’altra batosta allo scellerato progetto di Calderoli e Meloni». Maurizio Landini motiva l’intera comunità Cgil premiata dalla raccolta delle firme: «Col via libera ai sei quesiti referendari si apre una grande opportunità per il Paese: finalmente, attraverso il voto, potremo tutti insieme partecipare e decidere di abrogare leggi sbagliate e ingiuste». Così come Riccardo Magi, di + Europa che allarga le braccia: «Ci aspetta una splendida primavera referendaria».
Ma tra il punto fermo della Cassazione e la futura mobilitazione, c’è appunto l’ultimo, decisivo passaggio. La Corte costituzionale deciderà a febbraio inoltrato: all’esito del procedimento in cui verificheranno l’ammissibilità costituzionale dei distinti quesiti. Eppure, la grande paura del governo s’affaccia. Lo spettro del referendum-ghigliottina serpeggia a destra. Da dove arriva l’ordine secco, da Salvini a Zaia, fin d’ora, di non andare a votare.
Alle 10.30 di ieri, Repubblica anticipa la decisione sull’Autonomia differenziata. Ventotto pagine, firmate dalla presidente Rosa Maria Di Virgilio: «Conforme alla legge». Resta in piedi e va avanti il quesito per l’abrogazione totale del regionalismo leghista, anche all’esito – ragiona la Cassazione – di quella sentenza del 3 dicembre scorso, firmata dalla Consulta, che ne ha demolito i capisaldi.
Ma qual è il ragionamento dell’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione? Sul fatto che la consultazione possa svolgersi oppure no su una legge modificata dalla sentenza della Consulta, la suprema Corte cita la sentenza 174 del 2011 in cui si delineano i compiti dell’Ufficio centrale. Al quale, è scritto, spetta accertare «se l’intenzione del legislatore sia mutata». Ma visto che i principi ispiratori del governo sono gli stessi, qualora – è il passaggio significativo – «l’intenzione rimanga identica, malgrado le innovazioni» apportate, la richiesta del referendum «non può essere bloccata», o «la sovranità del popolo» si ridurrebbe «a mera apparenza». Insomma: via libera.
Non riesce a nascondere l’amaro il ministro Calderoli, che va a caccia di talpe e ne ha anche per il nostro giornale: «Alle ore 15.20, ora, io che sono un ministro non ho in mano l’ordinanza della Cassazione. Mi rammarico che il primo organismo che l’ha ricevuta sia stata Repubblica. Vuol dire che c’è una talpa». Poi, da par suo, argomenta a margine di Atreju: «Se mi chiede cosa faccio domani sull’Autonomia, io mi tocco le p... perché voglio proseguire. La Cassazione in ogni caso, dando il suo sì, conferma che l’Autonomia è una legge viva e vegeta». Il presidente del Senato La Russa lancia la proposta: «Il referendum va considerato valido se a votare è un elettore in più del 40%». Poi lo squillo di tromba del vicepremier Salvini: «Non vedo l’ora che si faccia il referendum: sono convinto che gli italiani sono più avanti di politici e giudici». Ed ecco il mantra dei governatori del nord. Zaia (Veneto) e Fontana (Lombardia): «Chi vuole l’Autonomia, non vada a votare. Noi andremo avanti».
Resta, se la Consulta non ribaltasse i verdetti, il grande varco: aperto sulla possibile spallata anti-destre, ma con i suoi rischi. Tra il richiamo alla lotta, galvanizzata dalla vittoria in Cassazione. E l’incognita quorum, nel Paese del grande gelo verso le urne.