Arrivò il giorno in cui si parlò di “referendite”: tanti (72) erano stati i referendum in Italia, soprattutto dalla fine degli anni Ottanta al 2016, che la stanchezza degli italiani sconfinò nell’apatia e nel rifiuto della consultazione popolare. Ma il quesito sull’autonomia differenziata potrebbe segnare nel 2025 una svolta, riconquistando gli italiani alla politica di strada. Se aggiunto a questo si prevede quello sulla cittadinanza e l’altro sul Jobs Act, sarà una primavera referendaria.
La storia è ricca e, a girarsi indietro, come sempre è stupefacente. In Italia si passa così dalle fiammate referendarie per le grandi battaglie civili e di modernità del paese (il divorzio nel 1974 e l’aborto nel 1981) a tonfi di partecipazione impensabili. Nel 2005 il referendum sulla procreazione assistita - grazie alla cosiddetta Armata Ruini, cioè a una mobilitazione di cattolici intransigenti guidata dal cardinale Camillo Ruini, per l’astensione – registrò il 25,5 % di partecipanti. Gli elett…
Arrivò il giorno in cui si parlò di “referendite”: tanti (72) erano stati i referendum in Italia, soprattutto dalla fine degli anni Ottanta al 2016, che la stanchezza degli italiani sconfinò nell’apatia e nel rifiuto della consultazione popolare. Ma il quesito sull’autonomia differenziata potrebbe segnare nel 2025 una svolta, riconquistando gli italiani alla politica di strada. Se aggiunto a questo si prevede quello sulla cittadinanza e l’altro sul Jobs Act, sarà una primavera referendaria.
La storia è ricca e, a girarsi indietro, come sempre è stupefacente. In Italia si passa così dalle fiammate referendarie per le grandi battaglie civili e di modernità del paese (il divorzio nel 1974 e l’aborto nel 1981) a tonfi di partecipazione impensabili. Nel 2005 il referendum sulla procreazione assistita - grazie alla cosiddetta Armata Ruini, cioè a una mobilitazione di cattolici intransigenti guidata dal cardinale Camillo Ruini, per l’astensione – registrò il 25,5 % di partecipanti. Gli elettori avevano preferito la vacanza. Ma non è un fatto di meteo, è il sentimento politico che fa la differenza.
Un referendum abrogativo, che abroga cioè una legge, per essere valido deve raggiungere il quorum del 50%: un italiano su due deve recarsi alle urne.
Per il divorzio l’affluenza fu dell’87,7; alta all’81,2 anche quella per il finanziamento pubblico ai partiti del 1978; per l’aborto nel 1981 fu del 79,4. Anche il referendum sulla scala mobile nel 1985, vinto da Craxi contro un Pci sotto choc per la morte di Enrico Berlinguer, ebbe una affluenza abbondante del 77,9.
Bene due anni dopo il referendum sul nucleare con 65,1% di partecipanti alla consultazione. Andò invece male nel 1990 quello sulla caccia: solo il 43,4% niente quorum, nulla di fatto. Traina il quesito referendario sulla legge elettorale e vanno a votare nel 1991 il 62,5.
Chiamati due anni dopo a dire la loro sulle droghe leggere votano il 77% di cittadini, mentre nel 1993 per le organizzazioni sindacali vanno a votare il 57,2%. Dal 1997 comincia la serie nera: né i quesiti sulle carriere dei magistrati, né quelli sulla legge elettorale proporzionale per la Camera o il referendum su un argomento particolarmente sentito cioè l’articolo 18, né quello successivo nel 2003 sul reintegro nel lavoro e nel 2005 sulla legge 40 per la procreazione assistita, neppure il referendum sull’elezione delle Camere raggiungono l’asticella del 50%: fatica sprecata. Sarà solo nel 2011 che la mobilitazione per l’acqua pubblica riesce e il referendum vede una partecipazione del 54,8%. Nel 2016 saranno poi le trivelle a portare acqua all’astensione: appena il 31,18%.
Le statistiche ricordano che su 72 referendum abrogativi il quorum è stato raggiunto da 39, mentre non ce l’hanno fatta i restanti 33 referendum. In questa classifica restano fuori i referendum costituzionali (niente quorum). In principio la scelta fu tra Repubblica e Monarchia : l’Italia repubblicana è su un referendum che si fonda. Il 2 giugno del 1946 furono chiamati a scegliere 25 milioni di italiani, la metà dei quali erano donne. Per loro fu la prima volta e fu in un referendum popolare.