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Referendum, riforme e diritti: ecco cosa può cambiare

(ansa)

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Dall’autonomia al Jobs Act. Ecco i quesiti che hanno passato il vaglio di legittimità della Cassazione
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Autonomia, Jobs Act, cittadinanza e sicurezza sul lavoro. Sono i temi dei referendum abrogativi che ieri hanno passato il vaglio di legittimità della Cassazione. Ora la palla passa alla Corte costituzionale che dovrà decidere sull’ammissibilità dei quesiti.

Autonomia, la tagliola sulla norma cara alla Lega

La Cassazione ha giudicato legittimo il referendum abrogativo totale della norma sulla autonomia differenziata, il cosiddetto disegno di legge Calderoli. Decaduti, invece, i quesiti che prevedevano una cancellazione solo parziale del testo, perché su questi punti è già intervenuta la Corte costituzionale con una sentenza che ha bocciato alcune parti della norma approvata in Parlamento. Per la Cassazione resta però in piedi l’impianto generale della legge e quindi è legittimo il quesito che prevede l’abrogazione complessiva della norma. A proporre il referendum per il quale sono state raccolte 1,5 milioni di firme sono stati tutti i partiti del centrosinistra ad eccezione di Azione: …

Autonomia, Jobs Act, cittadinanza e sicurezza sul lavoro. Sono i temi dei referendum abrogativi che ieri hanno passato il vaglio di legittimità della Cassazione. Ora la palla passa alla Corte costituzionale che dovrà decidere sull’ammissibilità dei quesiti.

Autonomia, la tagliola sulla norma cara alla Lega

La Cassazione ha giudicato legittimo il referendum abrogativo totale della norma sulla autonomia differenziata, il cosiddetto disegno di legge Calderoli. Decaduti, invece, i quesiti che prevedevano una cancellazione solo parziale del testo, perché su questi punti è già intervenuta la Corte costituzionale con una sentenza che ha bocciato alcune parti della norma approvata in Parlamento. Per la Cassazione resta però in piedi l’impianto generale della legge e quindi è legittimo il quesito che prevede l’abrogazione complessiva della norma. A proporre il referendum per il quale sono state raccolte 1,5 milioni di firme sono stati tutti i partiti del centrosinistra ad eccezione di Azione: dal Partito democratico al Movimento 5 stelle passando per Alleanza verdi e sinistra, Italia Viva e + Europa. Ma fanno parte del comitato promotore anche diversi esponenti della società civile, una parte dei sindacati (Cgil e Uil) e un variegato mondo delle associazioni (Anpi, Acli, Arci, Cna, Wwf, Demos).

Cittadinanza, da 10 a 5 anni per diventare italiani

Altro quesito accolto dai giudici di Cassazione è quello che prevede il referendum popolare per l’abrogazione della legge sulla cittadinanza nella parte che prevede almeno 10 anni di residenza legale in Italia per i maggiorenni extracomunitari prima di poter avanzare la domanda: il referendum mira a cancellare una parte della norma del 1992 e, se approvato, ridurrebbe gli anni di residenza necessari da 10 a 5 anni. La raccolta delle firme è stata promossa da +Europa con «Italiani senza cittadinanza» e da Possibile, Partito Socialista, Radicali Italiani e Rifondazione Comunista. Hanno aderito poi alla raccolta delle firme anche il Partito democratico e Alleanza verdi e sinistra. Non ha aderito il Movimento 5 stelle, che chiede e promuove invece l’approvazione dello Ius scholae in alternativa alla semplice riduzione degli anni di residenza per poter chiedere la cittadinanza.

Jobs Act, così la Cgil punta a bocciare la legge di Renzi

Via libera dalla Cassazione anche al referendum abrogativo della legge sul Jobs Act. La Cgil guidata dal segretario Maurizio Landini lo scorso anno ha lanciato la raccolta delle firme contro alcuni elementi fondanti della legge di riforma del mercato del lavoro approvata durante il governo Renzi nel 2015: nel dettaglio il sindacato chiede l’abrogazione della norma che impedisce l’obbligo di reintegro del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo. Ma anche l’articolo che ha fissato dei tetti per l’eventuale risarcimento del lavoratore e la parte della legge che ha liberalizzato la possibilità dei contratti a termine. A sostegno della raccolta delle firme si sono schierati, tra gli altri, sia la segretaria del Pd Elly Schlein, sostenendo che l’abrogazione del Jobs act faceva parte del suo programma, anche se approvata da un governo sostenuto dal Pd, sia i segretari di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, e il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte.

Sicurezza sul lavoro, negli infortuni coinvolto anche chi dà l’appalto

Secondo la Cassazione è legittimo anche il quesito referendario per l’abrogazione di una parte della legge sugli infortuni sul lavoro. In particolare negli articoli che oggi «escludono la responsabilità solidale delle aziende committenti nell’appalto e nel subappalto, in caso di infortunio e malattia professionale della lavoratrice o del lavoratore». In sintesi il referendum mira a cancellare norme che impediscono, in caso di infortunio sul lavoro negli appalti, di estendere la responsabilità civile, e quindi l’obbligo al risarcimento, anche all’impresa appaltante: risarcimento che si sommerebbe all’indennizzo forfettario riconosciuto dall’Inail. Anche il committente quindi, in caso di voto popolare favorevole al quesito, diventerebbe responsabile dell’applicazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. La raccolta delle firme è stata promossa dalla Cgil e, come avvenuto per la parte riguardante il Jobs act, è stata sostenuta da Pd, Avs e 5 stelle.

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