Ruffini e gli altri, il network dei cattolici che sognano il grande ritorno
di Francesco BeiC’è vita oltre Ruffini. Il mondo cattolico si è rimesso in movimento, ben prima della “discesa in campo” di Mr Fisco. Da mesi la foresta cresce in silenzio, con la benedizione discreta dei vescovi, anche se quasi nessuno se n’è accorto. «Siamo partiti un anno fa con una chat di trenta persone – ricorda oggi Francesco Russo, ex senatore Pd e consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia – e oggi siamo un network di 400 amministratori locali di tutti i partiti». L’idea è quella di ridare voce ai cattolici in quanto tali, a quelli impegnati in politica e nel sociale. Dopo il lungo oblio iniziato con il cardinal Camillo Ruini, che aveva appaltato la rappresentanza dei cattolici ai teocon berlusconiani, è in corso un risveglio che interessa tutta l’area.
La pallina ha iniziato a rotolare da Trieste, all’inizio dell’estate, a margine della settimana sociale della Chiesa (aperta da Mattarella e chiusa da papa Francesco). Quello che avrebbe dovuto essere un incontro di una ventina di ammini…
C’è vita oltre Ruffini. Il mondo cattolico si è rimesso in movimento, ben prima della “discesa in campo” di Mr Fisco. Da mesi la foresta cresce in silenzio, con la benedizione discreta dei vescovi, anche se quasi nessuno se n’è accorto. «Siamo partiti un anno fa con una chat di trenta persone – ricorda oggi Francesco Russo, ex senatore Pd e consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia – e oggi siamo un network di 400 amministratori locali di tutti i partiti». L’idea è quella di ridare voce ai cattolici in quanto tali, a quelli impegnati in politica e nel sociale. Dopo il lungo oblio iniziato con il cardinal Camillo Ruini, che aveva appaltato la rappresentanza dei cattolici ai teocon berlusconiani, è in corso un risveglio che interessa tutta l’area.
La pallina ha iniziato a rotolare da Trieste, all’inizio dell’estate, a margine della settimana sociale della Chiesa (aperta da Mattarella e chiusa da papa Francesco). Quello che avrebbe dovuto essere un incontro di una ventina di amministratori locali, si è trasformato in una riunione con solo posti in piedi. Se ne sono presentati spontaneamente quattro volte tanti. Da lì in poi non si sono più fermati, con altri incontri a Roma e Napoli sempre più affollati, segno che la domanda c’è. «Alla base c’è sicuramente un po’ di disagio – spiega un altro dem come Graziano Delrio -, il fatto di non sentirsi pienamente rappresentati nella propria soggettività. Ieri a Macerata si celebrava il settantesimo della morte di Alcide De Gasperi, ma nel Pd non se l’è filato nessuno. Perché dobbiamo lasciare De Gasperi alla destra?». E’ chiaro che questo sommovimento riguarda in questo momento soprattutto il centrosinistra, per quanto gli animatori della “scossa” ci tengano molto alla loro trasversalità, alla possibilità di rivolgersi anche ai moderati del centrodestra. Ma con una leadership come quella attuale del Pd, ritenuta distante sul piano dei valori e troppo sbilanciata a sinistra, il “disagio” di cui parla Delrio è anche verso il Nazareno: «Schlein a parole afferma la volontà di un partito che sappia essere inclusivo – ammette - ma è chiaro che lei è un’altra cosa».
A questa inquietudine cattolica fa da specchio la Chiesa, specie dopo che la presidenza della Cei è stata affidata a una personalità come il cardinale Zuppi. Il giacimento identitario da cui trae forza questa “onda” è naturalmente iI magistero di Bergoglio, sul quale Zuppi – cresciuto a Sant’Egidio - modella un’agenda costruita su alcuni temi chiave: pace, ambiente, diritti degli ultimi, disagio sociale, partecipazione. Gli appuntamenti per discutere e ritrovarsi, per creare massa, si susseguono. L’impressione è che sia in corso un’accelerazione, di cui l’uscita di Ernesto Maria Ruffini, con l’intervista “programmatica” al Corriere, sia solo l’ultimo epifenomeno. A Milano, ad esempio, domani - sabato 14 dicembre – la rete di amministratori cattolici nata a Trieste si rivedrà all’Ambrosianeum per continuare il confronto. Non si fermeranno, visto che a febbraio hanno in mente di convocare “una grande costituente” a Roma. Per fare cosa? Un nuovo partito? «Piuttosto un nuovo spartito», spiegano giocando con le parole. Le idee le hanno raccolte in un libro uscito pochi mesi fa – “Piano B, uno spartito per rigenerare l’Italia” – dove hanno scritto personaggi come Leonardo Becchetti, Marco Bentivogli, Marta Cartabia, Enrico Giovannini, Elena Granata, Giorgio Vittadini.
Dietro si stanno muovendo, nella loro autonomia, un po’ tutte le associazioni del laicato cattolico: dalle Acli a Sant’Egidio, dall’Azione cattolica ai Focolarini, e poi il Movimento cristiano lavoratori, Rinnovamento nello spirito, fino a Comunione e liberazione. Perché, appunto, l’orizzonte non è dar vita a un cespuglio cattolico del Pd. E certi assoli, come quello di Ernesto Ruffini, vengono guardati con la giusta distanza: «Dobbiamo tornare a essere credibili nel risolvere i problemi – osserva Francesco Russo – e non è un lavoro che si fa con le interviste». Poi, certo, Ruffini è parte di questo mondo in movimento. Lo è anche come album di famiglia, essendo figlio dell’ex ministro Dc Attilio Ruffini, nipote del cardinale di Palermo e fratello di Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede. Il Dna insomma conta.
Anche la Chiesa in quanto tale è tornata a parlare di politica, stimolando come un lievito questa nuova effervescenza cattolica. Sempre sabato, mentre a Milano si riunisce il network degli amministratori, in Vaticano la fondazione “Fratelli tutti” del cardinale francescano Mauro Gambetti chiama a raccolta per l’ultima tappa dei cammini giubilari sinodali. Il tema di discussione è proprio la politica e l’incontro è moderato dal gesuita padre Francesco Occhetta, considerato uno dei maître à penser di questa “rinascita”. La lectio principale di geopolitica è affidata a Romano Prodi, che non fa mistero di considerare non sufficiente la leadership di Schlein per battere l’armata meloniana. E in platea è atteso proprio Ruffini. L’onda insomma non si ferma. Gli interlocutori crescono. L’approdo finale di tutto questo movimentismo non è ancora chiaro, forse neppure agli stessi protagonisti. Ci si conta, si discute, ci si riconosce. L’ala più politica immagina anche un grosso colpo a sorpresa in primavera, un po’ alla Marco Pannella, per farsi finalmente vedere. Una mozione da presentare lo stesso giorno in tutti i comuni e i consigli regionali d’Italia, “per ricominciare a dettare l’agenda”. Per il futuro, chissà. La messa è appena iniziata.