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Giustizia, Nordio ad Atreju: “Se referendum sulla riforma andasse male, conseguenze per il governo”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio con il presidente Anm Giuseppe Santalucia (ansa)

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Alla festa di FdI, il Guardasigilli attacca i magistrati: “Davigo un pregiudicato”. Santalucia (Anm): “Volete solo condizionarci”
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“Il pubblico ministero oggi è giudicato al Csm da colleghi ed amici che lui stesso ha contribuito ad eleggere. E questo non va bene. Ecco perché serve la riforma sulla separazione", mette subito in chiaro il ministro Nordio. “Ma in questo modo state immettendo uno squilibrio nel sistema giustizia, e creando un pericolo di dipendenza del magistrato dall'esecutivo. Siate invece sinceri come chi ha scritto l'obiettivo vero, nella relazione che precedeva la vostra riforma: voi volete indebolire un potere giudiziario molto cresciuto negli ultimi anni", ribatte Santalucia, il presidente dell’Anm.

Per la giustizia secondo Atreju, la kermesse politica di FdI che in un sabato piovoso e gremito schiera sul palco del Circo Massimo il Guardasigilli, il vertice del sindacato dei magistrati e, tra gli altri, il direttore del Giornale Alessandro Sallusti e il professore di diritto costituzionale Mario Esposito, la presunta emergenza resta la separazione delle carriere: dividere i destini delle toghe…

“Il pubblico ministero oggi è giudicato al Csm da colleghi ed amici che lui stesso ha contribuito ad eleggere. E questo non va bene. Ecco perché serve la riforma sulla separazione", mette subito in chiaro il ministro Nordio. “Ma in questo modo state immettendo uno squilibrio nel sistema giustizia, e creando un pericolo di dipendenza del magistrato dall'esecutivo. Siate invece sinceri come chi ha scritto l'obiettivo vero, nella relazione che precedeva la vostra riforma: voi volete indebolire un potere giudiziario molto cresciuto negli ultimi anni", ribatte Santalucia, il presidente dell’Anm.

Per la giustizia secondo Atreju, la kermesse politica di FdI che in un sabato piovoso e gremito schiera sul palco del Circo Massimo il Guardasigilli, il vertice del sindacato dei magistrati e, tra gli altri, il direttore del Giornale Alessandro Sallusti e il professore di diritto costituzionale Mario Esposito, la presunta emergenza resta la separazione delle carriere: dividere i destini delle toghe, creare due Consigli superiori, usare il sorteggio come sommo strumento anti-correnti. E ovviamente: puntare al referendum che metta il sigillo popolare alla riforma costituzionale.

Nordio si dice fiducioso e anzi invita ad approcciarsi alla consultazione “con razionalità: ovviamente non deve essere un referendum contro i magistrati e neanche contro il governo. Anche per scongiurare il rischio di qualche baratteria”. L’ipotesi che il referendum possa dare esito negativo? “Non credo. Improbabile – ribatte il Guardasigilli - Ma certo, se andasse male, avrebbe conseguenze per il governo”.

Applausi ed approvazioni scroscianti sono quindi solo sull'attacco alle toghe, anche su specifici casi. Il popolo meloniano fa eccezione naturalmente per Giovanni Falcone, a cui la destra vuole intitolare la riforma. Ma neanche la standing ovation per il martire di Cosa Nostra copre le scintille e la temperatura che sale sugli attacchi ai giudici "che vengono condannati ma restano lì", ultimo esempio di 'casta' da additare, proprio mentre la maggioranza chiede l’aumento degli stipendi per i ministri non eletti al Parlamento. Ci mette il carico da novanta Sallusti : “Falcone è stato ucciso dalla sinistra e dai giudici", grande boato.

E poi, citando la sentenza del caso Eni e il verdetto contro il pm di Milano De Pasquale, Sallusti rincara :"Dottor Santalucia, ma un magistrato della pubblica accusa, Fabio De Pasquale, viene condannato per aver coperto delle prove, per aver nascosto elementi importanti, e lei ricorda cosa fa ora? Fa il sostituto procuratore!”. Altro applauso. Santalucia perde l’aplomb: “Ma se usiamo il nome di Falcone in questo modo, non siamo sulla strada giusta”. Su De Pasquale: “Ma esiste o non esiste la presunzione di innocenza? Qui i magistrati hanno fatto il loro dovere, hanno indagato, hanno espresso la loro sentenza. E ora si vedranno gli altri gradi”. Gli spettatori rumoreggiano, addirittura è Nordio a riequilibrare , in latino : “Ma non vorrei che il dibattito qui fosse sbilanciato… Frigido pacatoque animo, (con freddezza e animo pacato, ndr)”. Arrivano comunque altri colpi a favore di platea.

Ed è proprio Nordio ad affondare: "Davigo (condannato per vicende di rivelazioni di atti depositati al Csm, ndr), che è stato un paladino di Mani Pulite, a usare le parole che lui stesso adoperava per Craxi, è ora egli stesso un pregiudicato. Perché è stato condannato in via definitiva ”. Altra ovazione. Santalucia, presidente a fine mandato e che domani presiederà

a Roma l'assemblea generale straordinaria dell’Anm, ribatte: “Gli errori giudiziari sono un conto e nessuno ha interesse a nasconderli. Ma non so cosa c'entri la condanna di Davigo per un fatto commesso 30 anni dopo, con la vicenda Mani Pulite. Mani Pulite è stata una stagione, con errori, ma è stato un fenomeno di una grandissima corruzione politico-amministrativa e penso che questo sia consegnato alla storia al di là degli errori dei singoli".

Un'ora più tardi, quando nel punto stampa esterno, Repubblica chiede al ministro se ricorda la sua esposizione mediatica, in veste di pm, al tempo della tangentopoli veneziana, in cui non disdegnava né la pubblicità al proprio lavoro né la pubblicazione sulla stampa delle misure cautelari, oggi vietate dal bavaglio da lui imposto alla cronaca giudiziaria. Nordio alza le mani: "Ah, ma al tempo uscirono pochissime intercettazioni. Le misure certo erano pubblicate, ma io ho già fatto autocritica su quello. Sono pentito. E solo gli stupidi non cambiano idea, è successo tanto tempo fa...".

Il ministro continua sul palco : “I magistrati si devono chiedere perché i cittadini non credono più in loro, e la fiducia calata intorno al 45 per cento. Quando io facevo il magistrato eravamo più popolari della Chiesa cattolica, non so se mi spiego ”. Non una parola, dopo circa un'ora e mezza di scontro sul palco, sulla carenza di risorse, di mezzi, di personale. O sui gravi inciampi e la recente paralisi denunciata dai magistrati sulla digitalizzazione: che penalizza il servizio giustizia. Fatti che contribuiscono a determinare "la delegittimazione delle toghe", aggiunge Santalucia. Che poi chiede risposte su questo fronte al ministro: "Le condizioni in cui si producono o non si producono le sentenze dipendono anche dal contesto in cui l’ “azienda-giustizia” è messa. E la responsabilità delle risorse è del ministro. Io sono stato meno di un mese fa a Catanzaro: la situazione in cui si lavora in quei distretti è assolutamente drammatica, con un numero di magistrati risibile con i carichi dei lavori. Noi chiederemo al ministro quali risposte ci siano".

È un tema su cui il Guardasigilli risponderà solo a margine, sollecitato dalle domande dei cronisti. "Abbiamo effettivamente delle carenze, scontiamo però anni di mancate risorse: sulle assunzioni dei magistrati stiamo intervenendo, colmeremo le carenze nel 2026. Ci sono lentezze sia in carico al Csm sia in carico al Ministero". Nordio minimizza il rischio paralisi degli uffici giudiziari a partire dai nuovi segmenti di digitalizzazione. “Ogni processo che deve andare a regime comporta spesso dei disagi, ma sono convinto che riusciremo a superare qualche impasse. Anzi, ci stiamo già preparando a testare quello che comporterà l’ingresso dell’Intelligenza artificiale”

Si torna all'obiettivo del governo: la riforma sulla giustizia, che resta l’unica bandiera possibile, dopo la demolizione dell’Autonomia differenziata firmata Lega e il prudente rallentamento sul premierato voluto da Meloni. “Se c’è possibilità che la separazione passi senza referendum? Non credo – scuote la testa il ministro – Io lo auspico, il referendum. Se andasse male? Non credo, perché li abbiamo visti i sondaggi, i cittadini non hanno fiducia nei magistrati. Ma certo, se andasse male, si farebbero riflessioni. Ci sarebbero conseguenze per il governo”.

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