ROMA — Non se l’aspettava, Giancarlo Giorgetti. Non quelle parole così dure. Stupito, il ministro dell’Economia, per l’invettiva del direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, che ha presentato le dimissioni lanciando un atto di accusa nei confronti della politica fiscale del governo. Una sconfessione dopo due anni di silenzi.
Il titolare del Tesoro stima Ruffini. I due si sono incontrati l’ultima volta la settimana scorsa, poi l’affondo a mezzo stampa che ha lasciato Giorgetti basito. Ma anche determinato a difendere la linea dell’esecutivo sulla lotta all’evasione fiscale: andrà avanti con vigore, avrebbe assicurato nelle ultime ore. E la scelta del successore di Ruffini, è il seguito del ragionamento, confermerà questa volontà. L’ident…
ROMA — Non se l’aspettava, Giancarlo Giorgetti. Non quelle parole così dure. Stupito, il ministro dell’Economia, per l’invettiva del direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, che ha presentato le dimissioni lanciando un atto di accusa nei confronti della politica fiscale del governo. Una sconfessione dopo due anni di silenzi.
Il titolare del Tesoro stima Ruffini. I due si sono incontrati l’ultima volta la settimana scorsa, poi l’affondo a mezzo stampa che ha lasciato Giorgetti basito. Ma anche determinato a difendere la linea dell’esecutivo sulla lotta all’evasione fiscale: andrà avanti con vigore, avrebbe assicurato nelle ultime ore. E la scelta del successore di Ruffini, è il seguito del ragionamento, confermerà questa volontà. L’identikit è pronto: un direttore “amico” per il Fisco amico. I nomi sul tavolo sono tre: Roberto Alesse, oggi alla guida dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il direttore vicario delle Entrate Vincenzo Carbone e la commissaria Consob, Gabriella Alemanno.
La presidente del Consiglio vuole evitare brutte sorprese e cioè ritrovarsi con un direttore ostile a un disegno fiscale fatto di strumenti di compliance come il concordato preventivo biennale - il patto tra le partite Iva e le Entrate - che punta a migliorare l’affidabilità fiscale dei piccoli contribuenti. Ma che allo stesso tempo concede sconti importanti per chi si ravvede, dalla riduzione delle somme dovute al Fisco a sanzioni, amministrative e penali, più morbide.È la “filosofia” fiscale, più volte rivendicata, del governo che non vuole disturbare gli autonomi, dove si annida il maggior tasso di evasione.
Tra i tre candidati, Alemanno è la meno quotata. Alesse gode della stima e della fiducia della premier, ma la sua uscita dalle Dogane imporrebbe un rimescolamento dei ruoli apicali delle Agenzie fiscali. L’indicazione di Carbone, invece, risulterebbe un’operazione più agile. Tra l’altro l’attuale vice di Ruffini può contare sull’apprezzamento del viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, il regista della riforma fiscale meloniana. La promozione di Carbone, da vicedirettore della Divisione contribuenti a direttore vicario, è arrivata un mese fa. Insieme a una delega pesante: l’attuazione della riforma fiscale. Il cerchio si chiude.