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Autonomia, case chiuse e Trump: La Russa show a Atreju

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Incontenibile presidente del Senato alla festa FdI. “Al referendum voterei”. Il bavaglio? Un segnale
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ROMA — «Dicevate so’ ca...i per Giorgia che arriva Trump! Invece “is wonderful girl”, è meravigliosa, un’altra fregatura per la sinistra…». Ignazio La Russa in purezza. Il presidente del Senato plana nel villaggio meloniano del Circo Massimo con lo spirito della vecchia Atreju, che quasi non si vede più: nel mezzo di una kermesse ingessata, dove le grisaglie ministeriali hanno rimpiazzato i toni scanzonati degli inizi, ci pensa lui a riavvolgere il nastro. E certo, viene da pensare, è la seconda carica dello Stato, ma dall’inizio del mandato a Palazzo Madama ha fatto capire in tutte le salse che il garbo del ruolo gli sta stretto. E non fa nulla, ma proprio nulla, per dare l’idea di averci ripensato. E allora eccolo sul palco che elogia la fiamma, difende lo sbianchettamento delle multe ai no-vax, ammicca alla riapertura dei bordelli (che a destra evidentemente piace: Matteo Salvini ha appena rilanciato la legalizzazione della prostituzione): «Riaprire le case chiuse? Non vorrei che f…

ROMA — «Dicevate so’ ca...i per Giorgia che arriva Trump! Invece “is wonderful girl”, è meravigliosa, un’altra fregatura per la sinistra…». Ignazio La Russa in purezza. Il presidente del Senato plana nel villaggio meloniano del Circo Massimo con lo spirito della vecchia Atreju, che quasi non si vede più: nel mezzo di una kermesse ingessata, dove le grisaglie ministeriali hanno rimpiazzato i toni scanzonati degli inizi, ci pensa lui a riavvolgere il nastro. E certo, viene da pensare, è la seconda carica dello Stato, ma dall’inizio del mandato a Palazzo Madama ha fatto capire in tutte le salse che il garbo del ruolo gli sta stretto. E non fa nulla, ma proprio nulla, per dare l’idea di averci ripensato. E allora eccolo sul palco che elogia la fiamma, difende lo sbianchettamento delle multe ai no-vax, ammicca alla riapertura dei bordelli (che a destra evidentemente piace: Matteo Salvini ha appena rilanciato la legalizzazione della prostituzione): «Riaprire le case chiuse? Non vorrei che fosse come le centrali nucleari al confine in Francia, le case chiuse in Svizzera. Poi sono sempre gli italiani a rimanere fregati…». Applausi.

Atreju, da festa per underdog a passerella di governo. E La Russa fa Babbo Natale

Certo, tra una battuta e l’altra, una foto con Babbo Natale («Io sono Babbo Natale! In Sicilia babbo vuol dire scemo») una strofa di Azzurro («l’inno d’Italia di serie B»), La Russa infila anche qualche sortita non proprio in linea col suo partito. Per esempio sull’autonomia. Non si scandalizza, premette, che i suoi colleghi spingano per disertare le urne se si arriverà al referendum abrogativo, però, aggiunge, «io andrei a votare». Quanto al premierato, rimpiange il presidenzialismo. Peter Gomez che lo intervista gli chiede: potrebbe tornare come ipotesi? E lui: «È un’ipotesi, l’ipotesi Gomez». Anche sull’ultima legge “bavaglio”, mostra qualche riserva: «Non credo nell’efficacia di questa riforma, ma è un segnale».

Prima tra gli stand e poi sul palco è un rullo di ricordi, facezie e stoccate serie. «Qualcuno decida» sulla questione dei Paesi sicuri, dice parlando dei centri in Albania, «quello che mi pare difficile è che lo decida un magistrato». Un attimo glissa su Elon Musk, che fa uso di ketamina ed è pro Gpa, («noi di destra non pensiamo di raddrizzare le gambe ai cani, non c’è la pretesa di avere amici che la pensino solo come te») e poi racconta: «Comincio a vergognarmi di non aver mai fatto un tiro con la canna, da ragazzo». Nella stessa mattinata difende Daniela Santanché (che alla radio di Atreju canta “Non sono una santa”), «sicuro della sua innocenza, poi gli amici non si dimenticano», rivela che a Palazzo Madama «mi hanno votato tutti, non solo Renzi», che ha sempre smentito, giura di credere a Pier Silvio Berlusconi («non scenderà in politica»), parla del presunto spione Enrico Pazzali, «era un amico, mi aspetto una spiegazione». Interviene pure sul mandato internazionale contro Netanyahu («in Italia non lo arresteremmo») mentre un’ora prima raccontava una storiella sulla lite fra Grillo e Conte che sarebbe più intricata del conflitto israelo-palestinese. A briglia sciolta, al contrario del presidente della Camera, ormai taciturno, Lorenzo Fontana. «Lui aspirerà al Quirinale, io no». È La Russa: ci tiene a dare non solo «qualche buon consiglio» ma anche «ancora, qualche cattivo esempio».

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