✕

Milei pressa Meloni per il sì al Mercosur. La premier ci pensa

Ascolta l'audio

Il presidente argentino vede la leader. “Patto con la Ue troppo importante, trattiamo”. Governo diviso: Tajani possibilista, Lollobrigida frena
2 minuti di lettura

ROMA — Un’ora di lezione di macroeconomia, ma il cerone sul volto di Javier Milei resiste stoicamente al sudore. Il “loco” con la motosega scende dal palco, circondato da studenti ultraliberisti. Sorride fiero, ha appena racchiuso la linea politica in una frase: «Sono un anarco capitalista, un fanatico di questa dottrina. Disprezzo lo Stato e mi sono introdotto per romperlo. Anzi, per distruggerlo». Deve attraversare piazza Colonna, lo attendono a Palazzo Chigi. Gli sussurriamo: «Presidente, Meloni non vuole l’accordo sul Mercosur…». È il patto di libero scambio tra Europa e Sudamerica: meno dazi, intese privilegiate tra i due continenti. Progetto liberista, ma senza esagerare. E lui, gentile, pragmatico: «È un accordo troppo importante. Ne parlerò con Giorgia, cercherò di convincerla. Stiamo trattando».

ROMA — Un’ora di lezione di macroeconomia, ma il cerone sul volto di Javier Milei resiste stoicamente al sudore. Il “loco” con la motosega scende dal palco, circondato da studenti ultraliberisti. Sorride fiero, ha appena racchiuso la linea politica in una frase: «Sono un anarco capitalista, un fanatico di questa dottrina. Disprezzo lo Stato e mi sono introdotto per romperlo. Anzi, per distruggerlo». Deve attraversare piazza Colonna, lo attendono a Palazzo Chigi. Gli sussurriamo: «Presidente, Meloni non vuole l’accordo sul Mercosur…». È il patto di libero scambio tra Europa e Sudamerica: meno dazi, intese privilegiate tra i due continenti. Progetto liberista, ma senza esagerare. E lui, gentile, pragmatico: «È un accordo troppo importante. Ne parlerò con Giorgia, cercherò di convincerla. Stiamo trattando».

Il faccia a faccia non è risolutivo, ma in effetti i due leader ne parlano a lungo. Tanto più che Sergio Mattarella ha già fatto sapere che il Mercosur andrebbe firmato, altroché protezionismo. Trattano anche perché nel governo italiano si scorgono crepe: Forza Italia adesso è a favore, mentre resiste soprattutto Francesco Lollobrigida, spalleggiato dalle organizzazioni di agricoltori, asset di consenso per l’esecutivo di destra. È una strettoia, per la premier. E infatti, il suo “no” non va considerato inscalfibile. Un po’ traballa. Certo, sarebbe un problema anche cedere, visto che la Francia di Macron è compattamente ostile all’intesa: può l’Italia sovranista mostrarsi meno dura dei transalpini? L’ipotesi di mediazione, però, resta comunque sul tavolo.

Torniamo al salone principale di Palazzo Wedekind. Qui Milei, appena atterrato in Italia, accetta di farsi consegnare il premio internazionale Milton Friedman 2024. È un’idea scaltra del senatore italoargentino del Maie Mario Borghese, che ha pensato: come convinco il Presidente a partecipare a un evento? Ovvio: con un riconoscimento intitolato al re del liberismo. Massima riservatezza alla vigilia, però: la tappa precede addirittura l’incontro con Meloni, qualcuno potrebbe non apprezzare. E sicurezza massima, va detto: la scorta presidenziale pare abbia preso lezioni direttamente dai servizi israeliani.

Sul palco modera il direttore del Tempo Tommaso Cerno, poi prende la parola la senatrice Michaela Biancofiore. È vicepresidente del comitato scientifico dell’istituto Friedman, ma come Milei è soprattutto amante dei cani: porta in braccio il suo carlino, lo fa accarezzare dal leader argentino, insieme giocano dietro le quinte con l’animale. Il Presidente, amico fedele di Trump, parla per un’ora malissimo di Keynes e ovviamente benissimo di Friedman (le due traduttrici quasi impazziscono ad inseguire alcuni passaggi sul costo del denaro, potere d’acquisto, teorie generali e Adam Smith). Poi l’argentino scende nel concreto: l’inflazione, annuncia, è scesa dal 17 mila per cento al 15, il buco di bilancio va riducendosi, nel 2025 la crescita sarà del 4,5%. Dimentica il crollo del ceto medio, letteralmente massacrato dalla gelata. Omette le difficoltà dei poveri argentini, oggi ancora più poveri. «L’Argentina diventerà uno dei posti più liberi del mondo! – promette - Una potenza!». Infine saluta col solito «viva la libertad! Vamos, carajo!».

Prima di raggiungere Palazzo Chigi, gli donano cravatte Talarico. In piazza Colonna, intanto, diluvia. Faccia a faccia con la premier, ribadisce l’interesse strategico dell’Argentina al Mercosur, ma informa anche del piano alternativo: svincolarsi dagli alleati sudamericani per siglare un patto bilaterale di libero scambio con gli Stati Uniti di Donald Trump. La premier ribadisce le difficoltà ad accettare l’accordo già sottoscritto a nome dell’Europa da Ursula von der Leyen.

Eppure, Mattarella preme pubblicamente. Antonio Tajani ha schierato la Farnesina su una linea possibilista. Resiste Lollobrigida. Se esistesse un modo per cambiare quell’accordo, Meloni sarebbe grata di coglierlo. Per il momento, il dossier viene espunto dal comunicato ufficiale, dove si loda invece la prospettiva di una cooperazione rafforzata con un “Piano d’azione 2025-2030” e con intese nel settore energetico. Oggi Milei sarà ad Atreju. Ci andrà con in tasca il passaporto italiano, ottenuto in tempi da record assieme alla sorella (e vera regista della sua Presidenza) Karina. Tutto grazie a “nonno Ciccio”, avo calabrese dell’anarco capitalista.

Leggi i commenti