Schlein agli alleati: “Uniti per battere la destra del nulla”
di Giovanna VitaleRoma — All’attacco della presidente del Consiglio e della sua Italia immaginaria. «Ad Atreju va in scena il favoloso mondo di “Ameloni”, zeppo di trovate propagandistiche che raccontano che il Paese va a gonfie vele», lancia l’affondo Elly Schlein, parafrasando un celebre film francese: «Poi però c’è la realtà, il dilagare del vostro nulla». All’offensiva sull’alleanza progressista che, per battere le destre, deve essere molto più ampia dell’attuale. «Bisogna lavorare sulla larghezza e sulla profondità», incalza la segretaria, aprendo l’assemblea nazionale del Pd: «Da qui alla fine della legislatura abbiamo tempo, usiamolo per costruire il progetto per l’Italia su sanità e istruzione, ricerca e industria, clima e diritti. Non da soli, ma con le migliori energie del Paese e dialogando con le forze politiche e sociali». Quelle che già si battono contro questa maggioranza e — perché no? — i nuovi movimenti che (forse) nasceranno, a partire dalla gamba centrista in cantiere.
Roma — All’attacco della presidente del Consiglio e della sua Italia immaginaria. «Ad Atreju va in scena il favoloso mondo di “Ameloni”, zeppo di trovate propagandistiche che raccontano che il Paese va a gonfie vele», lancia l’affondo Elly Schlein, parafrasando un celebre film francese: «Poi però c’è la realtà, il dilagare del vostro nulla». All’offensiva sull’alleanza progressista che, per battere le destre, deve essere molto più ampia dell’attuale. «Bisogna lavorare sulla larghezza e sulla profondità», incalza la segretaria, aprendo l’assemblea nazionale del Pd: «Da qui alla fine della legislatura abbiamo tempo, usiamolo per costruire il progetto per l’Italia su sanità e istruzione, ricerca e industria, clima e diritti. Non da soli, ma con le migliori energie del Paese e dialogando con le forze politiche e sociali». Quelle che già si battono contro questa maggioranza e — perché no? — i nuovi movimenti che (forse) nasceranno, a partire dalla gamba centrista in cantiere.
Impiega 80 minuti, la leader del principale partito d’opposizione, per smontare la manovra «recessiva e di austerità, fatta solo di tagli e senza investimenti» del governo che, «mentre con una mano aumenta gli stipendi ai ministri, con l’altra blocca il salario minimo. Eccole le loro priorità». Per proporsi come l’unica in grado di sfidare Giorgia Meloni, non una battaglia di dame ma fra opposte visioni del Paese: «Rimanga nel suo palazzo e sui suoi balconi, la gente ormai la vede solo da lì», graffia Schlein. «Noi continuiamo il nostro viaggio» da nord a sud, sui treni dei pendolari, davanti alle fabbriche e agli ospedali, «a parlare con le persone in carne e ossa». E infine per lanciare un appello a tutti gli alleati possibili, specie quelli più riluttanti: «Non possiamo passare quest’anno a fare ognuno gli affari propri e rinviare alla vigilia delle prossime Politiche il lavoro di costruzione di un’alternativa che dobbiamo alla nostra gente», avverte la segretaria. Facendo fischiare le orecchie a Giuseppe Conte e ai suoi dirigenti, vedasi Chiara Appendino, che hanno trasformato la dichiarazione di indipendenza dei 5S in una strategia delle mani libere. Che tuttavia non paga: a dimostrarlo sono i risultati delle ultime elezioni che «hanno premiato le forze più unitarie», incalza Schlein, segnalando — grazie anche all’exploit del Pd — «una tendenza, l’inizio di un nuovo ciclo».
È dunque “unità” la «parola chiave del nostro percorso di costruzione di un’alleanza progressista attorno a un progetto coerente», insiste. Basato su due pilastri: «Unire chi non si riconosce in questa destra e proporre un’agenda credibile». Senza veti né pregiudizi, monito che sembra indirizzato pure ad Avs, contraria all’ingresso dei centristi in coalizione: «Non dobbiamo avere l’ansia di fissare un perimetro di forze, issando un recinto», esorta Schlein. Più vasto sarà lo schieramento, è il messaggio, più chance di successo avrà. «Lo dico qua», incalza fra gli applausi, «bisogna costruire un fronte largo e radicato di sensibilità diverse: è la sola condizione per far crescere dal basso un’alternativa solida». Proprio come ha già fatto il Pd, «sintesi di storie e culture che sono la nostra ricchezza, prosecutore dell’intuizione feconda dell’Ulivo di Prodi». E perciò candidato naturale a guidare l’assemblaggio del centrosinistra, di cui dovrà essere il perno, ma senza «vocazioni egemoniche», rassicura la segretaria. «Essere primo partito - spiega - impone responsabilità e maggiore generosità».
Certo, non sarà semplice e neppure veloce. «La politica ha i suoi tempi e i tempi devono maturare». Ma è arrivato il momento di agire. E pazienza se Conte dal palco di Atreju continua a menar fendenti: «Non perdiamoci nelle polemiche con gli altri anche quando ci chiamano in causa», non raccoglie le provocazioni Schlein, chiudendo l’assemblea nazionale. «L’unità è difficile da praticare, non diamo alla destra ulteriore spazio per l’operazione di distrazione di massa che fanno ogni giorno». Sono loro «gli avversari», taglia corto. «Ora il passo in più da fare è raccontare il Paese che vogliamo, la nostra proposta concreta». Il resto sono chiacchiere inutili.