MILANO — «A Matteo stiamo dando una opportunità. Rafforzarsi come leader del partito legittimato dal cuore della Lega, la Lombardia. Ma qualcosa deve cambiare nella linea: la svolta a destra non paga. Dobbiamo tornare a parlare ai territori. E la nostra regione deve essere valorizzata: per questo propongo una maggiore autonomia della Lega lombarda all’interno del partito».
Massimiliano Romeo ha appena finito il suo intervento al congresso regionale che lo ha eletto per acclamazione dopo il ritiro del salviniano Luca Toccalini. Un discorso applaudito, con il quale ha ribadito concetti più volte espressi in questi anni e che gli hanno attirato critiche da chi lo ha accusato di mettere in crisi la leadership del partito. «Non siamo per il pensiero unico», ha detto tra gli applausi della platea dei delegati. Sorridente, dopo l’elezione, tra un selfie e uno spritz al bar dello Sheraton di San Siro, ribadisce la linea nata oggi nella “sua” Lega lombarda. La sua elezione ha tutto il sapore d…
MILANO — «A Matteo stiamo dando una opportunità. Rafforzarsi come leader del partito legittimato dal cuore della Lega, la Lombardia. Ma qualcosa deve cambiare nella linea: la svolta a destra non paga. Dobbiamo tornare a parlare ai territori. E la nostra regione deve essere valorizzata: per questo propongo una maggiore autonomia della Lega lombarda all’interno del partito».
Massimiliano Romeo ha appena finito il suo intervento al congresso regionale che lo ha eletto per acclamazione dopo il ritiro del salviniano Luca Toccalini. Un discorso applaudito, con il quale ha ribadito concetti più volte espressi in questi anni e che gli hanno attirato critiche da chi lo ha accusato di mettere in crisi la leadership del partito. «Non siamo per il pensiero unico», ha detto tra gli applausi della platea dei delegati. Sorridente, dopo l’elezione, tra un selfie e uno spritz al bar dello Sheraton di San Siro, ribadisce la linea nata oggi nella “sua” Lega lombarda. La sua elezione ha tutto il sapore di una svolta nella vita del partito. Il tempo dirà se piccola o grande.
Senatore Romeo, lei e il governatore Attilio Fontana avete lanciato un messaggio chiaro a Matteo Salvini: tornare a parlare del Nord.
«Guardi in questo anno e mezzo ho girato tra le sezioni del partito in tutta la regione. Ho parlato con piccoli imprenditori, attivisti. Ho raccolto sfiducia, malcontento e richieste della gente che la Lega ha rilanciato con forza. Nel mio intervento non a caso ho parlato di buste paga da alzare in Lombardia perché qui la vita è più cara. Ma anche di proposte sulla sanità, sulla difesa della montagna su maggiori finanziamenti ai Comuni. Proposte e idee che mi sono arrivate dalla base e che ho inserito nel mio programma. Se diciamo di aggiustare la rotta non è perché siamo contro il nostro segretario».
Il vostro, suo e di Fontana, è sembrato quasi un ultimatum a Salvini contro la Lega nazionale, è così?
«Assolutamente no, noi oggi stiamo offrendo una grande opportunità a Matteo, il nostro leader: quello di diventare ancora più forte avendo alle spalle tutto il sostegno e la forza del cuore della Lega, che è in Lombardia. Senza i voti del Nord non si va da nessuna parte, questo riguarda me e noi tutti dirigenti del partito. C’è un campanello di allarme nella base e non possiamo dire ai militanti, quelli che si lamentano, che comunque di loro “possiamo fare a meno”. Se li vogliamo ascoltare non è perché siamo contro Salvini».
Nel suo intervento ha criticato la linea politica nazionale, perché?
«Alle persone non interessa molto di Trump o Orbán se poi non risolviamo i loro problemi. La destra è un campo occupato da Giorgia Meloni, al centro ci sono Forza Italia e i vari Calenda e Renzi. La gente vota l’originale, non le copie. Noi dobbiamo coltivare il nostro spazio politico storico, perché siamo il movimento del territorio, dei territori. Siamo nati con questa missione e non siamo né di destra né di sinistra per questo. E dobbiamo farci rispettare di più anche con i nostri alleati».
L’unità della Lega non è in discussione?
«Ma no, certo. Ringrazio non solo Luca Toccalini per il suo passo di lato in nome dell’unità del partito in un momento delicato per la sentenza che riguarda il nostro leader, e dobbiamo tutti stringerci attorno a lui. Ma ringrazio anche Cristian Invernizzi (il terzo candidato che ritirandosi ha definito il congresso “una farsa”, ndr) perché ci ha messo la faccia. Mi auguro un prossimo congresso più partecipato e con più candidati. Siamo uniti attorno a Matteo e abbiamo dato una prova di solidità e armonia in vista della sentenza del processo di Palermo».
Tornando al suo intervento, lei ha rilanciato la proposta di una Lega lombarda con maggiore autonomia. In che senso?
«Io mi ispiro al manifesto di Roberto Maroni, sulla Lega come sindacato dei territori. E difendo la mia, di terra. La Lega lombarda non deve essere solo megafono della Lega nazionale. In questo senso rivendico maggiore autonomia all’interno della Lega Salvini premier. Discutiamo insieme come, senza preclusioni. Sono andato qualche giorno fa da Umberto Bossi, ogni tanto due parole con il fondatore fanno bene. Spero che venga coinvolto di più nei nostri eventi. Dobbiamo essere riconoscenti a tutti: Bossi, Maroni e Salvini. Ma siamo contro il pensiero unico».
Si dimetterà da capogruppo del partito in Senato?
«Matteo non me lo ha chiesto, non ne abbiamo parlato».