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Castelli: “Salvini non sarà mai premier. Tolga il suo nome dal simbolo leghista”

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Intervista all’ex ministro della Giustizia: “Nella Corte Costituzionale su 14 giudici, 12 sono nati da Roma in giù, sarà mica un caso che non vogliono l’autonomia?”
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L’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli diventò socio militante della Lega Lombarda (“la vus del popul lumbard”) nel 1987. Un anno e mezzo fa ha lasciato il Carroccio per fondare il Partito popolare del Nord. Ora, assieme alle altre formazioni federaliste e indipendentiste deluse dalla Lega, ha aderito al Patto per il Nord.

Con Massimiliano Romeo eletto segretario della Lega Lombarda, sembra che il partito voglia tornare a parlare del nord. Le sembra una svolta credibile?

«Lo vedremo strada facendo, il problema è che Romeo ha due giacchette: da presidente del gruppo del Senato non può non interpretare la linea di Salvini, cioè nazionalista. Per un altro verso, la sua candidatura parte da lontano, da oltre un anno girava sezione per sezione e non ha potuto far altro che raccogliere gli umori della base. Quindi cerca di dar voce a ciò che è evidente a tutti. I militanti mal sopportano la politica centralista, la quale era supervincente finché la Lega aveva i voti, ora che i co…

L’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli diventò socio militante della Lega Lombarda (“la vus del popul lumbard”) nel 1987. Un anno e mezzo fa ha lasciato il Carroccio per fondare il Partito popolare del Nord. Ora, assieme alle altre formazioni federaliste e indipendentiste deluse dalla Lega, ha aderito al Patto per il Nord.

Con Massimiliano Romeo eletto segretario della Lega Lombarda, sembra che il partito voglia tornare a parlare del nord. Le sembra una svolta credibile?

«Lo vedremo strada facendo, il problema è che Romeo ha due giacchette: da presidente del gruppo del Senato non può non interpretare la linea di Salvini, cioè nazionalista. Per un altro verso, la sua candidatura parte da lontano, da oltre un anno girava sezione per sezione e non ha potuto far altro che raccogliere gli umori della base. Quindi cerca di dar voce a ciò che è evidente a tutti. I militanti mal sopportano la politica centralista, la quale era supervincente finché la Lega aveva i voti, ora che i consensi si sono ridotti non più. Quindi Romeo se ne fa interprete, assieme ad Attilio Fontana, finalmente sono usciti allo scoperto».

E come andrà a finire?

«Romeo avrà un problema non semplice con la gestione dei senatori meridionali della Lega, del resto fanno il loro mestiere e rispondono ai rispettivi territori, ad esempio lavorando nei fatti contro l’autonomia. Certo però Romeo non potrà fare l’indipendentista qui e il centralista a Roma».

Per Matteo Salvini tutto questo deve suonare come un campanello di allarme?

«Sì, sia Romeo che Fontana gli hanno detto che occorre una politica più nordista e lui ha risposto che non si torna indietro. Anche se non immagino grossi cambiamenti all’orizzonte».

Che consiglio darebbe al vicepremier e leader della Lega?

«Di togliere “Salvini premier” dal simbolo e dal nome del partito. Semplicemente perché presidente del Consiglio non lo sarà mai».

Lei non pensa che la sua leadership interna possa venire messa in discussione?

«Al momento non vedo proprio reali alternative, Salvini ha un gruppo parlamentare dalla sua parte. I sondaggi non registrano il crollo che qualcuno si attendeva o sperava, e a parte il Veneto non ci sono grandi appuntamenti elettorali a stretto giro. Quindi è saldamente in sella e sul medio periodo non si prevedono scossoni».

Ma con il tentativo in corso di Romeo non le viene voglia di tornare nella Lega?

«Di fronte al fatto che la politica nazionalista è confermata mi viene voglia di fare il contrario. Sabato per dire saremo in piazza a Lecco, per protestare contro i giudici della Corte che si prendono la libertà di cassare la Costituzione contro il disegno dell’autonomia. Su 14 giudici, 12 sono nati da Roma in giù, sarà mica un caso che non la vogliano? Posto che la legge Calderoli è finita in un binario morto e per come è fatta complicherà solo le cose».

Umberto Bossi ha ricevuto la presidenza onoraria di Patto per il Nord. È fuori dalla Lega?

«Non entro nel merito del suo rapporto con la Lega, ma è chiaro che segue con attenzione i tentativi di rilanciare il mondo autonomista. Noi con pazienza e ostinazione continuiamo a tenere viva la fiammella del federalismo e dell’autonomia».

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