Nella Lega continua lo scontro interno tra chi chiede un ritorno alle origini e chi difende il progetto del partito nazionale. Tensioni che arrivano a pochi giorni dalla sentenza di Palermo sul processo Open Arms, l’unica grande preoccupazione del segretario Matteo Salvini, che chiede al partito di essere compatto attorno a lui: non a caso ribadisce l’intenzione di proporre lo slittamento delle regionali 2025 alla primavera del 2026 per venire incontro al governatore del Veneto Luca Zaia (a costo di scontrarsi con Forza Italia, contraria) e fa marcia indietro rispetto all’idea di convocare il congresso federale senza però votare il segretario: «Il segretario si voterà e sarà un congresso vero», dicono da via Bellerio. L’annuncio lo farà a breve lo stesso Salvini per pacificare tutto il partito alla vigilia della sentenza.
Restano i fatti: al congresso della Lega Lombarda, domenica a Milano, sia il presidente della Lombardia Attilio Fontana che il neosegretario hanno messo sul ta…
Nella Lega continua lo scontro interno tra chi chiede un ritorno alle origini e chi difende il progetto del partito nazionale. Tensioni che arrivano a pochi giorni dalla sentenza di Palermo sul processo Open Arms, l’unica grande preoccupazione del segretario Matteo Salvini, che chiede al partito di essere compatto attorno a lui: non a caso ribadisce l’intenzione di proporre lo slittamento delle regionali 2025 alla primavera del 2026 per venire incontro al governatore del Veneto Luca Zaia (a costo di scontrarsi con Forza Italia, contraria) e fa marcia indietro rispetto all’idea di convocare il congresso federale senza però votare il segretario: «Il segretario si voterà e sarà un congresso vero», dicono da via Bellerio. L’annuncio lo farà a breve lo stesso Salvini per pacificare tutto il partito alla vigilia della sentenza.
Restano i fatti: al congresso della Lega Lombarda, domenica a Milano, sia il presidente della Lombardia Attilio Fontana che il neosegretario hanno messo sul tavolo la questione settentrionale: «Credo che si debbano evidenziare le problematiche che emergono dal Nord — ribadisce Fontana — noi siamo sempre stati un partito territoriale». Mentre Cristian Invernizzi, già deputato, avverte che adesso «vogliamo un congresso vero e aperto». Non una “pagliacciata”, come aveva definito quello lombardo. «Un congresso — ragiona Roberto Marcato, assessore della giunta Zaia — deve dettare la linea di un partito e poi decidere chi la può incarnare al meglio. Va da sé quindi che ci deve essere un voto anche sulla leadership, e non ne faccio una questione su Salvini ma di metodo». Dopodiché, continua, «ha ragione Romeo quando dice che la Lega “non è né di destra né di sinistra”, io devo ancora capire come si conciliano sovranismo con federalismo». Già venerdì intanto si riunirà il nuovo consiglio direttivo lombardo in Bellerio («ripartiamo con entusiasmo nella nostra battaglia per la Lombardia, per il territorio lombardo e per ogni cittadino lombardo», spiega Romeo).
Nelle tensioni interne alla Lega si infila, per soffiare sul fuoco, Forza Italia: «È giusto che la Lega ripieghi sul nord, al sud ci siamo noi che siamo un vero partito nazionale», dice l’azzurro Fulvio Martusciello. A lui replica il sottosegretario leghista, e alfiere dell’allargamento del Carroccio, Claudio Durigon: «Siamo un partito nazionale e di identità territoriale, è sempre stato così e continuerà ad esserlo», dice rispondendo all’azzurro, ma anche, indirettamente, a Fontana e Romeo.
A proposito dei rapporti tra FI e Lega, nel direttivo lombardo è stato eletto anche Alessandro Verri, capogruppo del partito a Milano e responsabile della Lega giovani regionale: fu lui ad organizzare lo striscione contro Antonio Tajani a Pontida e fu lui a mandarlo a quel paese dal palco della giovanile. Salvini promise provvedimenti duri («fuori dalle palle!») contro chi aveva scambiato la Lega per un “parco giochi”. Ma, come s’è visto, fu tanto per dire.