Autonomia, sotto accusa il documento del governo sui Lep. Pd: “Penalizza il sud, aumenta i divari”
di Conchita SanninoAutonomia differenziata, la nuova partita si gioca sui Lep di governo. Dopo la denuncia lanciata da Repubblica sullo scontro avvenuto nel comitato Clep e sul netto dissenso di componenti interni, come il professor Vincenzo Tondi Della Mura, opposizioni e giuristi temono l’ultimo trucco: far rientrare dalla finestra ciò che la Consulta aveva drasticamente stoppato sulla porta.
Il tema chiave è: Clep, fine corsa, il comitato chiude. Ma lo stop al gruppo di esperti, voluto dal ministro Calderoli e presieduto da Sabino Cassese, è reale o fittizio? E soprattutto: sarà importante capire quale strada toccherà al frutto della loro ricerca: il cosiddetto “Rapporto Finale” sui Livelli essenziali delle prestazioni. Ovvero, la definizione di quella soglia di servizi, nei diritti sociali, che dovrebbe essere riconosciuta a tutti i cittadini, ovunque residenti. Un bersaglio, a quanto pare, totalmente mancato dal Rapporto. Sud ed aree fragili ancora una volta nel mirino di impostazioni punitive. “Si…
Autonomia differenziata, la nuova partita si gioca sui Lep di governo. Dopo la denuncia lanciata da Repubblica sullo scontro avvenuto nel comitato Clep e sul netto dissenso di componenti interni, come il professor Vincenzo Tondi Della Mura, opposizioni e giuristi temono l’ultimo trucco: far rientrare dalla finestra ciò che la Consulta aveva drasticamente stoppato sulla porta.
Il tema chiave è: Clep, fine corsa, il comitato chiude. Ma lo stop al gruppo di esperti, voluto dal ministro Calderoli e presieduto da Sabino Cassese, è reale o fittizio? E soprattutto: sarà importante capire quale strada toccherà al frutto della loro ricerca: il cosiddetto “Rapporto Finale” sui Livelli essenziali delle prestazioni. Ovvero, la definizione di quella soglia di servizi, nei diritti sociali, che dovrebbe essere riconosciuta a tutti i cittadini, ovunque residenti. Un bersaglio, a quanto pare, totalmente mancato dal Rapporto. Sud ed aree fragili ancora una volta nel mirino di impostazioni punitive. “Si tratta di un metodo che guarda al passato per realizzare il futuro e segna un precedente pericoloso per il Paese”, dice Tondi . “In quel lavoro si dà per scontato che non ci sarà mai uniformità di diritti sociali sul territorio nazionale. Quel rapporto è subdolo e dannoso”. Un altro membro, Enrico La Loggia, assente alla riunione, ha comunicato per iscritto al presidente Cassese il suo netto “dissenso”, per metodo e merito adottati nello studio.
La parabola del Clep e la fuga dei giuristi
Erano sessantuno, in origine. Magistrati, avvocati e professori di rango, ex ministri, ex presidenti della Consulta o del Consiglio di Stato, tutti guidati da Cassese. Poi, di fronte alla vastità del programma e alla sospetta strumentalità dell’impresa, arrivano una defezione dietro l’altra: in pochi mesi scappano Amato, Pajno, Severino, Gallo, Bassanini, Violante, Finocchiaro, lo stesso ex governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che lascia il Clep con una lettera durissima rivolta a Cassese. Il comitato - nonostante sia dichiarato formalmente incostituzionale dalla Consulta – continua a lavorare e ieri consegna precipitosamente il suo lavoro nelle mani del ministro Roberto Calderoli. L’opera si chiama “Rapporto finale”: ma il ministro ha assicurato che quella ricerca continua, in capo alla Commissione tecnica fabbisogni standard, presieduta da un’altra prof molto vicina alle battaglie autonomiste di Zaia e del Carroccio, Elena D’Orlando. Non l’unico caso di commistioni. Anche Andrea Giovanardi, professore tributarista ha sempre avuto due parti in commedia: da un lato è esperto che sedeva al tavolo del Clep, dall’altro assisteva la Regione Veneto, dinanzi alla Consulta, nel ricorso presentato dalle Regioni del Sud Italia contro la legge sull’Autonomia.
I casi divisivi nel misterioso Rapporto Finale
La fatica dei giuristi ora è condensata nel Rapporto finale Lep. Tenuto nascontro, ma soprattutto molto controverso: poiché, come Repubblica ha avuto modo di leggere, il lavoro non offre la premessa metodologica, non un impianto per la definizione e la quantificazione delle prestazioni, nei diritti sociali. Ma si limita ad affidarsi a ricerche note e a normative vigenti, registrando di fatto i divari da nord a sud, senza ipotizzare quali siano i servizi, e quindi quei costi, in grado di rimuoverli: su cui toccherà poi al legislatore operare le sue scelte. Tra i passaggi relativi alle varie materie esaminate, a suscitare la sorpresa dei professori “dissidenti” come Tondi La Mura e , ecco la mancanza di una previsione di Lep anti-divari per la modalità del tempo pieno previsto per gli alunni della scuola primaria. Tra “il 98 per cento di tempo pieno” registrato tra i bambini della provincia di Milano e il “6 per cento” che tocca ai coetanei di Palermo, i professori del Clep si limitano ad osservare che sono molti i fattori che determinano le disuguaglianze. I Lep, in quel caso, non si individuano, semplicemente. Oppure, altro esempio, per definire i Lep legati alla valorizzazione dei beni culturali (di cui il Paese è ricchissimo ovunque), si scopre che il riferimento adottato è la ricerca Istat sul consumo di libri, che vede primeggiare al Nord “i cittadini dai 6 anni in su che abbiano letto almeno 4 libri l’anno” oppure “tre quotidiani in una settimana”. Disuguaglianze che si perpetuano? Sarà questa relazione a costituire una base di lavoro per la commissione dei fabbisogni standard, presieduta da D’Orlando? “Noi come comitato avremmo dovuto individuare un criterio per abbattere i divari, non per legittimarli o consolidarli – ragiona il professore Tondi Della Mura – invece non si è voluto mettere in discussione il presente, ma solo correre verso le intese delle regioni del nord”
Opposizioni a Calderoli: si discuta del testo in Parlamento
È a partire dalla denuncia dei prof dissidenti che il Pd ora torna all’attacco. Andrea Giorgis, capogruppo in Commissione Affari Costituzionali al Senato, con i colleghi Valeria Valente, Dario Parrini , Marco Meloni, chiede che il Parlamento non sia emarginato: “Il Comitato per i Lep ha presentato al Governo il suo Rapporto finale, ma il Parlamento non ha ancora ricevuto nulla. Eppure, come ha ricordato la Corte Costituzionale, è il Parlamento e non il Governo con dpcm che deve determinare i Lep. Abbiamo perciò chiesto di acquisire quella relazione e ascoltare il Presidente del Comitato, il professor Sabino Cassese, in audizione. Già in altre occasioni aveva declinato la richiesta”. Aggiunge Giorgis: «Quel rapporto è una scatola vuota, una cassetta degli attrezzi pericolosa oppure è una foto sbiadita e strumentale che serve a non intervenire sulle diseguaglianze”. Marco Sarracino, deputato con delega al Mezzogiorno: “Dopo aver letto su Repubblica del caso esploso interno al comitato, siamo estremamente preoccupati per le forzature che continuano a verificarsi sull’autonomia differenziata: abbiamo sempre criticato la possibilità che il Clep utilizzasse metodologie ingiuste e antistoriche rispetto alla determinazione dei Lep e quindi dei diritti. Ad esempio, parametri come il costo della vita, non farebbero altro che aumentare divari e disuguaglianze. Il 3 dicembre la Consulta ha dichiarato incostituzionale il Clep: Calderoli dunque, ancora una volta, fa rientrare dalla finestra ciò che la Corte ha fatto uscire dalla porta, spostando peraltro risorse e personale dell’estinto Clep al dipartimento per gli Affari regionali e le autonomie, cioè a se stesso”.