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Renzi: “Contro le mie consulenze all’estero norma sovietica di FdI”. Il leghista Romeo: “È assurda”

Matteo Renzi, leader di Iv, e il leghista Massimiliano Romeo 

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L’ex premier si difende dagli affondi di Meloni. Il capogruppo del Carroccio gli esprime solidarietà
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ROMA — Nella sala Garibaldi di Palazzo Madama, Matteo Renzi non sembra affatto crucciato per la norma che FdI ha costruito per cestinargli le consulenze a svariati zeri che macina da quando ha lasciato Palazzo Chigi, a partire da quella più famosa, dall’Arabia Saudita. Certo, si mostra indignato quando ne fa una questione di principio: «È la prima volta che la maggioranza fa una legge ad personam per colpire un parlamentare d’opposizione... Quel genio di Berlusconi le faceva, le leggi ad personam, ma per sé, mica per colpire gli avversari politici. Queste le faceva l’Unione sovietica. Comunque, quella contro di me è una norma palesemente incostituzionale». E magari, lascia intendere, qualcuno farà ricorso.

La guerriglia dei Fratelli al suo conto corrente s…

ROMA — Nella sala Garibaldi di Palazzo Madama, Matteo Renzi non sembra affatto crucciato per la norma che FdI ha costruito per cestinargli le consulenze a svariati zeri che macina da quando ha lasciato Palazzo Chigi, a partire da quella più famosa, dall’Arabia Saudita. Certo, si mostra indignato quando ne fa una questione di principio: «È la prima volta che la maggioranza fa una legge ad personam per colpire un parlamentare d’opposizione... Quel genio di Berlusconi le faceva, le leggi ad personam, ma per sé, mica per colpire gli avversari politici. Queste le faceva l’Unione sovietica. Comunque, quella contro di me è una norma palesemente incostituzionale». E magari, lascia intendere, qualcuno farà ricorso.

La guerriglia dei Fratelli al suo conto corrente se la spiega così: «I miei ipotizzano due versioni: una più politica, FdI ha capito che se io vado nel centrosinistra la destra perde, quindi mi vogliono colpire. L’altra è personale, sarebbe, mi dicono, una vendetta di Arianna, perché ho chiesto di fare luce sulle nomine all’Ales», la partecipata del ministero della Cultura che i meloniani hanno assegnato a un noleggiatore di auto, ex assessore di Frosinone, Fabio Tagliaferri. Si mostra spavaldo, comunque, al solito: «Vedete, ho il sorriso: lavorerò ancora di più». E ancora: «Sono stato l’unico leader dell’opposizione che FdI non ha invitato ad Atreju: ma poco male, quei giorni sono stato a un convegno all’estero. E ho fatturato».

La norma anti-Renzi comunque fa discutere la maggioranza di centrodestra. Non tutti sembrano d’accordo. Lo testimonia anche un siparietto al Senato. Mentre il leader di Italia viva parla coi cronisti, sbuca Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega a Palazzo Madama e da pochi giorni segretario del Carroccio in Lombardia (all’inizio contro l’indicazione di Matteo Salvini). Saluti, abbracci, congratulazioni per il nuovo incarico del lumbard. Poi Romeo sente qual è il tema della discussione, l’emendamento voluto da FdI, e commenta così, davanti ai giornalisti: «Anche a me quella sembra una norma assurda, non l’ho capita, l’ho già detto che sono contrario». È la prima volta che un big della maggioranza si smarca così nettamente. Ignazio La Russa, il presidente del Senato, alla festa di Atreju aveva dichiarato di essere contrario a una norma ad hoc anti-Renzi, ma aveva aperto a una discussione sul principio. Il capogruppo della Lega no, va dritto.

Un’altra crepa, a destra. E inedita, dal Carroccio, visto che i leghisti alla Camera l’emendamento che vieta compensi dall’estero per i parlamentari l’hanno votato, martedì in commissione, col resto della maggioranza. La legge che arriva in Aula ora è praticamente intoccabile, stesso discorso per la ratifica del Senato, pena il clamoroso rinvio della manovra al 2025. Per Renzi però il match non è chiuso: punta sui profili di incostituzionalità, soprattutto uno. L’ultima versione della norma prevede che siano esentati dal divieto i parlamentari eletti all’estero. «Si viola l’uguaglianza di senatori e deputati — profetizza l’ex premier — Si sono incartati da soli: io la prendo alla fiorentina, rido».

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