ROMA — Gianfranco Rotondi, democristiano di antico rito e oggi deputato di Fratelli d’Italia, non difetta di sincerità.
Quei banchi vuoti della Lega mentre parlava Giorgia Meloni: li avrà visti no?
«In effetti ho subito notato che nei loro banchi i deputati erano solo tre e nemmeno i ministri abbondavano: in un momento così, salta subito all’occhio. Ecco, direi un tantino inconsueto».
Quindi non è stato un caso?
«Sono tattiche che si utilizzano nei governi... Ma pensando al passato posso dire che a Meloni sta andando di lusso. Con Berlusconi c’era l’Udc che aveva come programma di farlo ballare, Casini suonava e Follini cantava».
Oggi la musica leghista qual è?
«Penso che si mescolino due varianti. O è un messaggio che si voleva dare alla presidente, e non so quale possa essere, oppure i parlamentari del nord, allergici alla presenza romana, innamorati del territorio, sa come sono? Gli si chiede di venire qui senza neanche dover votare, e un misto di indolenza, pigrizia e strafottenza…
ROMA — Gianfranco Rotondi, democristiano di antico rito e oggi deputato di Fratelli d’Italia, non difetta di sincerità.
Quei banchi vuoti della Lega mentre parlava Giorgia Meloni: li avrà visti no?
«In effetti ho subito notato che nei loro banchi i deputati erano solo tre e nemmeno i ministri abbondavano: in un momento così, salta subito all’occhio. Ecco, direi un tantino inconsueto».
Quindi non è stato un caso?
«Sono tattiche che si utilizzano nei governi... Ma pensando al passato posso dire che a Meloni sta andando di lusso. Con Berlusconi c’era l’Udc che aveva come programma di farlo ballare, Casini suonava e Follini cantava».
Oggi la musica leghista qual è?
«Penso che si mescolino due varianti. O è un messaggio che si voleva dare alla presidente, e non so quale possa essere, oppure i parlamentari del nord, allergici alla presenza romana, innamorati del territorio, sa come sono? Gli si chiede di venire qui senza neanche dover votare, e un misto di indolenza, pigrizia e strafottenza li assale, chissà».
Beh, difficile pensare che non fosse un segnale.
«Penso la stessa cosa. Se avessero voluto spegnerla questa polemica, avrebbero potuto farlo. In genere quando sale il nervosismo io penso alla Rai».
Candiani si è lasciato scappare una frase, “ai leghisti non gliene frega un c... di quel che dice Meloni”. Casuale?
«Ma in generale i leghisti non sono mai stati appassionati ai lavori d’aula, ai tempi della Lega Nord non mi avrebbe stupito per nulla».
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Lei che conosce bene le dinamiche di palazzo, che consiglio darebbe alla Lega?
«La baracca regge così com’è, anche per motivi dettati dal contesto internazionale e tanto vale essere costruttivi. Quel che premia Meloni è la stabilità, la politica che non rompe le scatole ai cittadini. Ai quali non stiamo riempiendo le tasche, e allora non disturbiamo il Paese reale. Mi creda, è un grande merito e spiega il consenso del governo. Chi lo vorrebbe far fibrillare verrebbe solo penalizzato».
I suoi colleghi di FdI in queste ore fanno la corsa a sminuire, a giustificare gli alleati e così via. Come mai?
«Sa, ci vuole sangue freddo. Meloni sta riscattando la storia del centrodestra, quindi anche della Lega. Non c’è da sminuire perché i fatti sono evidenti, dopodiché se serve mi candido “ministro all’armonia”, e qui cito Tatarella. Assieme a Bossi sono rimasto l’unico del Polo in Parlamento. E da decano invito ad una politica comune».