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Più poteri a Ales, nomine e contributi a pioggia: la Cultura secondo Giuli

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli 

 (ansa)
Infornata di dirigenti, mance e favori messi nero su bianco: ecco la bozza di decreto del ministro che arriverà lunedì in cdm
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Roma — Infornata di dirigenti, mance e soldi a pioggia, privilegi e favori scritti nero su bianco nella bozza del decreto Cultura che arriverà domani in pre-consiglio dei ministri per poi avere il via libera lunedì.

Il cuore del provvedimento, redatto dal ministro Alessandro Giuli, riguarda il piano Olivetti per la cultura e il piano Mattei, ovvero il piano strategico Italia-Africa, ma nelle dieci pagine del testo ha trovato spazio anche una norma, scritta in modo stringato, che dà diritto ad Ales, la società in house del dicastero, a entrare nell’elenco dell’Autorità nazionale anticorruzione come stazione appaltante. Una corsia preferenziale, concessa per decreto all’ente guidato oggi da Fabio Tagliaferri, esponente di Fratelli d’Italia molto vicino ad Arianna Meloni, che permette alla società di avere più autonomia e potere quando deve indire una gara d’appalto nell’ambito delle sue attività che prevedono l’offerta di servizi culturali.

Roma — Infornata di dirigenti, mance e soldi a pioggia, privilegi e favori scritti nero su bianco nella bozza del decreto Cultura che arriverà domani in pre-consiglio dei ministri per poi avere il via libera lunedì.

Il cuore del provvedimento, redatto dal ministro Alessandro Giuli, riguarda il piano Olivetti per la cultura e il piano Mattei, ovvero il piano strategico Italia-Africa, ma nelle dieci pagine del testo ha trovato spazio anche una norma, scritta in modo stringato, che dà diritto ad Ales, la società in house del dicastero, a entrare nell’elenco dell’Autorità nazionale anticorruzione come stazione appaltante. Una corsia preferenziale, concessa per decreto all’ente guidato oggi da Fabio Tagliaferri, esponente di Fratelli d’Italia molto vicino ad Arianna Meloni, che permette alla società di avere più autonomia e potere quando deve indire una gara d’appalto nell’ambito delle sue attività che prevedono l’offerta di servizi culturali.

Il piatto forte riguarda comunque la scelta di sei nuovi dirigenti non selezionati tra le risorse interne al ministero bensì pescati dall’esterno. Il piano Olivetti, che nasce per promuovere la rigenerazione culturale delle periferie, delle aree interne e più svantaggiate, valorizzare le biblioteche e promuovere la filiera dell’editoria libraria, avrà infatti una sua struttura di missione che opererà fino al 31 dicembre 2028 alle dirette dipendenze dell’ufficio di gabinetto del ministero. Questa struttura sarà guidata da un dirigente generale e da due altri dirigenti. Per le loro retribuzioni è prevista una spesa complessiva di 769.288,77 euro per ciascun anno dal 2025 al 2028. Quindi oltre tre milioni. Decisione analoga è stata presa per l’unità di missione del piano Mattei, che dovrà coordinare e controllare progetti di cooperazione culturale con Stati e organizzazioni internazionali africane e promuovere il dialogo tra istituzioni culturali italiane e quelle africane. Anche qui si attende, una volta che il decreto sarà approvato, la nomina di tre nuovi dirigenti «al di fuori della dotazione organica». Sono stati stanziati 769.288,77 euro annui dal 2025 al 2028, esattamente come per il piano Olivetti.

Dall’articolo 3 in poi del decreto vengono stanziati altri svariati milioni. Per esempio, saranno celebrati gli Stati generali della riqualificazione urbana delle periferie, presieduti dal ministro Giuli con l’obiettivo di elaborare una strategia nazionale. Quanto costeranno? Un milione di euro per il 2025 e 150 mila euro a decorrere dal 2026.

Se il fondo per favorire l’apertura di nuove librerie sul territorio nazionale da parte di giovani under 35 è di soli 4 milioni e non vengono previsti aiuti come quello del credito d’imposta, è invece di 30 milioni il budget destinato alle biblioteche per l’acquisto dei libri anche in formato digitale. Misura, quest’ultima, già prevista in passato.

In questo calderone ci sono anche l’anniversario della Convenzione europea del paesaggio con i suoi 800 mila euro stanziati per il 2025 e quattro istituzioni culturali che riceveranno un milione e 800 mila euro. La Giunta storica nazionale godrà infatti ogni anno, entro giugno, di 700 mila euro a cui se ne aggiungono 200 mila «per la promozione e la realizzazione di edizioni critiche di opere di personalità rilevanti del XIX e XX secolo». L’istituto italiano per la storia antica è destinatario di 300 mila euro, l’istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea ne avrà 400 mila e l’istituto di numismatica 200 mila. E ancora. All’articolo 7 compaiono dieci milioni per la tutela e la valorizzazione della via Appia antica. Si fatica a trovare un filo logico. Di certo, però, si tratta di iniziative, enti e luoghi che suscitano l’attenzione in ambienti del governo.

Così, nel decreto cultura, finisce anche l’istituto per il credito sportivo e culturale. La ragione riguarda la modalità con cui si può avere accesso ai soldi. Non più solo tramite mutuo ma anche attraverso finanziamenti diretti. Resta infine da capire un punto essenziale in questa vicenda: se tutte queste misure sono necessarie e urgenti da giustificare la stesura di un decreto.

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