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Schlein: “Meloni aggressiva dopo il voto americano per coprire i suoi fallimenti”

La segretaria Pd Elly Schlein (ansa)
La leader dem: “L’Europa ha il dovere di svolgere un ruolo per fermare la guerra prima che a decidere siano Trump e Orbán”
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Bruxelles — «Il governo Meloni si fa dare la linea da Musk» e «il nostro obiettivo è porre fine a questo governo il prima possibile» perché i «nazionalismi hanno solo portato una cosa: la guerra. E le destre si rafforzano con la paura che la guerra suscita». La segretaria del Pd, Elly Schlein, prima di partire per Roma dopo aver partecipato al summit del Pse che precede il Consiglio europeo, si ferma a parlare della crisi ucraina, dell’Ue e dell’esecutivo italiano. Con una premessa: la legislatura può finire prima del previsto e «noi siamo pronti a sfidare questa destra».

Nato e Ue stanno valutano l’ipotesi di una forza di interposizione a difesa dell’eventuale tregua in Ucraina. Lei cosa ne pensa?

«Noi sosteniamo l’Ucraina. È stata ingiustamente attaccata dalla Russia. Ma da molto tempo denunciamo la mancanza di un’iniziativa diplomatica e politica europea per una tregua e per la pace. Il rischio è lasciare che falsi interpreti, come Trump e Orban, assecondino gli interessi sbag…

Bruxelles — «Il governo Meloni si fa dare la linea da Musk» e «il nostro obiettivo è porre fine a questo governo il prima possibile» perché i «nazionalismi hanno solo portato una cosa: la guerra. E le destre si rafforzano con la paura che la guerra suscita». La segretaria del Pd, Elly Schlein, prima di partire per Roma dopo aver partecipato al summit del Pse che precede il Consiglio europeo, si ferma a parlare della crisi ucraina, dell’Ue e dell’esecutivo italiano. Con una premessa: la legislatura può finire prima del previsto e «noi siamo pronti a sfidare questa destra».

Nato e Ue stanno valutano l’ipotesi di una forza di interposizione a difesa dell’eventuale tregua in Ucraina. Lei cosa ne pensa?

«Noi sosteniamo l’Ucraina. È stata ingiustamente attaccata dalla Russia. Ma da molto tempo denunciamo la mancanza di un’iniziativa diplomatica e politica europea per una tregua e per la pace. Il rischio è lasciare che falsi interpreti, come Trump e Orban, assecondino gli interessi sbagliati. L’Europa non può sedersi al tavolo della pace come ospite».

Ma nel caso ritiene che i soldati italiani possano far parte di questo contingente? Servirebbe il “cappello” dell’Onu?

«È un punto che va discusso dopo che l’Ue avrà assunto un’iniziativa diplomatica. L’Unione si è rivelata assente anche in Medio Oriente, in Siria, a Gaza. L’Europa ha il dovere di svolgere un ruolo per il cessate il fuoco».

Trump è per ora il convitato di pietra. La premier italiana si sta schiacciando sulle sue posizioni?

«Sì, dopo la vittoria di Trump ho notato un cambio di toni, più aggressivi. Ieri le ho detto alla Camera di scendere al ring. Ma forse è perché deve coprire i suoi fallimenti, le mancate risposte sul terreno economico e sociale».

Si può dire che Giorgia sia una piccola Donald?

«Non dico questo. La destra nazionalista italiana ha anzi anticipato alcune cose, ora ha intensificato la ricerca del nemico».

Cosa ha anticipato?

«Le destre sono abili ad alimentare i problemi e costruire il consenso sulla paura generata da quei problemi. Senza mai risolverli. I nazionalismi infatti hanno sempre prodotto una sola cosa: la guerra. E le destre si rafforzano con la paura che la guerra suscita. Ma chi ha festeggiato Trump smetterà presto quando si accorgerà che la sua politica protezionista si riverserà sulle nostre imprese e sui lavoratori».

Quale può essere la risposta?

«Servono investimenti comuni europei. Oggi ho chiesto ai socialisti di spingere per un fondo europeo per l’automotive perché quel settore è in difficoltà in tutta Europa non solo in Italia. Non accettiamo di sostituire il NextGeneration Eu con eurobond solo sulla sulla difesa».

In questi giorni il Parlamento esamina la manovra economica. Il dibattito è strozzato dal governo?

«Ormai sono numerose le forzature nelle procedure e delle prassi parlamentari. La difficoltà sulla manovra, però, è frutto delle loro divisioni. Ieri i leghisti non erano in aula ad ascoltare la loro presidente del consiglio. Stanno venendo fuori tutti i nodi».

Divisioni che possono portare alle elezioni anticipate?

«Non è escluso. Il nostro obiettivo è far finire il prima possibile un governo che non fa bene al Paese. Hanno fatto una manovra recessiva e di austerità. Sulla Sanità Meloni litiga con la calcolatrice. Solo nel suo favoloso mondo si calcolano i valori assoluti come se non ci fosse l’inflazione».

La presidente del Consiglio contesta i vostri dati.

«Questo governo non ha il coraggio di ammettere quello che fa. Sono i dati del governo a smentirla. Preferirei un’avversaria che mi guarda in faccia e mi dice la verità: voglio disinvestire nella sanità pubblica per lasciare spazio alla privata. E invece si nascondono».

Ma il centrosinistra in caso di voto anticipato è pronto?

«Deve farsi trovare pronto. Da settembre suggeriamo cinque priorità sui cui costruire iniziativa comune: sanità pubblica, lavoro e salario, istruzione e ricerca, politiche industriali e clima, diritti».

Lei continua a mettere tutte le opposizioni insieme?

«Il nostro avversario è questa destra. Su quei cinque punti ci sono già grandi elementi di convergenza. Bisogna stare insieme per battere la destra quanto prima».

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