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Salvini, dalla paura all’euforia: “Processo politico, adesso sono più forte”. Il sogno del Viminale

(afp)

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“Difesi i confini, in aula 30 secondi tremendi”. Piange la compagna Francesca Verdini
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PALERMO — Nella saletta accanto all’aula bunker del carcere Pagliarelli, prima di parlare ai giornalisti che lo attendono fuori con i riflettori delle telecamere accesi, Matteo Salvini abbraccia il ministro Giuseppe Valditara: «Da oggi siamo più forti e lo vedranno», dice.

Il leader della Lega da pochi minuti è stato assolto nel processo Open Arms. Ha il cuore a mille, tiene stretta la mano della fidanzata Francesca Verdini che singhiozza dall’emozione. Ma da politico già affina il messaggio racchiuso nell’abbraccio a Valditara: da oggi è più forte come leader della Lega e come vicepremier del governo Meloni. E il volume della sua voce si alzerà fuori e dentro Palazzo Chigi, magari tornando a cavalcare il tema dei migranti sognando anche un ritorno al Viminale.

D’altronde la macchina politica si mette in moto ad appena 30 secondi dall’inizio della lettura del dispositivo, al suono della parola «assolve». Salvini abbraccia l’avvocata Giulia Bongiorno e ancora davanti al giudice Roberto…

PALERMO — Nella saletta accanto all’aula bunker del carcere Pagliarelli, prima di parlare ai giornalisti che lo attendono fuori con i riflettori delle telecamere accesi, Matteo Salvini abbraccia il ministro Giuseppe Valditara: «Da oggi siamo più forti e lo vedranno», dice.

Il leader della Lega da pochi minuti è stato assolto nel processo Open Arms. Ha il cuore a mille, tiene stretta la mano della fidanzata Francesca Verdini che singhiozza dall’emozione. Ma da politico già affina il messaggio racchiuso nell’abbraccio a Valditara: da oggi è più forte come leader della Lega e come vicepremier del governo Meloni. E il volume della sua voce si alzerà fuori e dentro Palazzo Chigi, magari tornando a cavalcare il tema dei migranti sognando anche un ritorno al Viminale.

D’altronde la macchina politica si mette in moto ad appena 30 secondi dall’inizio della lettura del dispositivo, al suono della parola «assolve». Salvini abbraccia l’avvocata Giulia Bongiorno e ancora davanti al giudice Roberto Murgia urla al suo staff: «Adesso postate tutto, a valanga sui social, liberi, liberi». Vengono a stringergli la mano i sottosegretari Claudio Durigon e Alessandro Morelli, lui si ferma un attimo, manda un messaggio ai figli, e sul suo display arrivano sms di auguri, da quello della premier Giorgia Meloni a quelli di tantissimi dirigenti della Lega. Nel frattempo squilla il telefono di Bongiorno. È il figlio: «Mamma dove sei?». E Salvini risponde: «Guarda Sky, tra poco la vedi mamma che mi ha salvato».

È raggiante il Capitano. Imbocca l’uscita dell’aula bunker e quando incrocia i banchi dove siedono le ragazze dello staff di comunicazione della Open Arms in lacrime, scherzando sussurra ai suoi il coro che canta allo stadio nella curva del Milan: «Siete venuti fin qua, siete venuti fin qua, per vedere Salvini alè…». Una foto con gli avvocati e poi il muro di luci delle tv che lo attendono all’uscita sotto un insolito diluvio, a Palermo non pioveva così da mesi: «Dopo tre anni di un inutile processo ha vinto il buon senso, ha vinto la Lega, ha vinto l’Italia — dice — chi usa i migranti per fare battaglia politica ha perso. Vado avanti più determinato di prima». Sale sull’auto della scorta che sfreccia verso l’aeroporto per prendere l’ultimo volo utile per Roma e da una saletta fa in tempo a collegarsi con il programma 5 minuti di Bruna Vespa. Se qualcuno pensava che l’assoluzione avrebbe allentato la tensione tra governo e magistratura, ha una risposta limpida: «Se penso che mille italiani — dichiara il vicepremier — ogni anno vengono arrestati ingiustamente e magari non hanno i soldi per l’avvocato e poi perdono la famiglia, il lavoro, la vita, per me oggi da assolto è ancora più importante riformare il sistema della giustizia».

I toni insomma restano i soliti, anzi il leghista addita all’opinione pubblica quelli che reputa i mandanti chiari di un processo «politico» che rischiava di costargli una condanna a sei anni: «Mi spiace per i milioni di euro che il procedimento intentato da Pd e Movimento 5 stelle è costato agli italiani — dice — io sono stato sempre sereno». Poi però ammette: «Quei 30 secondi in cui si decide se sei una persona perbene, non li augurerei a nessuno».

In realtà tanto sereno in questa lunga giornata palermitana non lo sono stati né lui, né Bongiorno che salutandolo ammette: «È andata davvero bene, lo sai?». Il vicepremier non è riuscito a nascondere il volto teso nemmeno quando, dopo la conclusione della prima parte dell’udienza con controrepliche di accusa e difesa, in attesa della sentenza ha provato a fare il turista in città con la fidanzata che fin dalla mattina gli è stata al fianco: «Non potrei essere più orgogliosa e grata, tieni duro, amore mio», scrive lei sui social.

Prima un pranzo in centro in un noto bar, poi una passeggiata verso La Rinascente fino alla chiesa di San Domenico dove è stata trasferita da poco la tomba del magistrato Giovanni Falcone: «Sono stato qui proprio nella cerimonia per l’inaugurazione del sacrario di Falcone, conosco bene questo luogo», dice mentre attende la scorta che lo porterà a Palazzo dei Normanni per vedere la Cappella Palatina: chi era con lui sostiene che Salvini sia rimasto impressionato dal miscuglio di culture che emerge da questo luogo. Chissà, forse la visita alla Cappella simbolo della corte multiculturale di Federico II lo ha inspirato un po’, quando tra un «ho difeso i confini dell’Italia» e un «sono orgoglioso di aver fatto il mio dovere contro chi ci vuole invaderci», dice prima di salire sul volo Palermo-Roma: «Continueremo ad aprire le porte a chi scappa dalla guerra per costruirsi un futuro, quando vedo ragazzi stranieri che lavorano nei cantieri li ringrazio per il lavoro che fanno per il nostro Paese». Salvini riprende quindi a postare messaggi di vittoria. Quello principale però lo ha detto a Valditara: «Da oggi sono più forte».

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