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Salvini invoca le carriere separate per i magistrati. E sul Viminale: non torno, per ora

Il leader della lega Matteo Salvini posa dietro uno striscione con la scritta ‘’il fatto non sussiste’’ durante un incontro con i cittadini a Roma 21 dicembre 2024. ANSA/FABIO FRUSTACI (ansa)

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Dopo l’assoluzione per Open Arms il leader leghista tra i militanti a Roma rilancia sulla giustizia: sì anche alla responsabilità civile dei giudici. Sull’ipotesi Interni: un lavoro stupendo, ma Piantedosi un fratello. Pier Silvio Berlusconi si congratula al telefono
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Sceglie Largo Argentina, nel cuore di Roma, e un sabato di shopping natalizio. Matteo Salvini, per la sua prima uscita pubblica dopo l’assoluzione sul caso Open Arms, che lo ha visto imputato per sequestro di migranti, si aspettava forse un bagno di folla. In realtà ieri pomeriggio, ad attenderlo sotto un gazebo, c’erano una trentina di militanti. Da qui il leader leghista rilancia la sua battaglia contro i magistrati: «Ora servono la separazione delle carriere e responsabilità civile dei giudici». Lo fa subito dopo aver sentito Pier Silvio Berlusconi, l’amministratore delegato di Mediaset che lo ha chiamato per congratularsi. Con lui il vicepremier, fa sapere una nota della Lega, ha ricordato «con grande affetto le battaglie per una giustizia giusta affrontate da Silvio Berlusconi e che il centrodestra vuole portare a termine».

È raggiante Salvini, con accanto la fidanzata Francesca Verdini e qualche esponente del partito come Simonetta Matone e Claudio Durigon. La giustizia è in ci…

Sceglie Largo Argentina, nel cuore di Roma, e un sabato di shopping natalizio. Matteo Salvini, per la sua prima uscita pubblica dopo l’assoluzione sul caso Open Arms, che lo ha visto imputato per sequestro di migranti, si aspettava forse un bagno di folla. In realtà ieri pomeriggio, ad attenderlo sotto un gazebo, c’erano una trentina di militanti. Da qui il leader leghista rilancia la sua battaglia contro i magistrati: «Ora servono la separazione delle carriere e responsabilità civile dei giudici». Lo fa subito dopo aver sentito Pier Silvio Berlusconi, l’amministratore delegato di Mediaset che lo ha chiamato per congratularsi. Con lui il vicepremier, fa sapere una nota della Lega, ha ricordato «con grande affetto le battaglie per una giustizia giusta affrontate da Silvio Berlusconi e che il centrodestra vuole portare a termine».

È raggiante Salvini, con accanto la fidanzata Francesca Verdini e qualche esponente del partito come Simonetta Matone e Claudio Durigon. La giustizia è in cima alla sua agenda politica, ma le sue ambizioni personali sono altre. Il suo sguardo è rivolto al Viminale dove non esclude il ritorno. Quando? «Per ora sto bene dove sto, per ora». Rimarca questo stato solo momentaneo e lascia intendere che tutto può cambiare. O almeno sembra sperarci. Forte della sentenza pronunciata dai giudici di Palermo, è convinto che «se qualcuno negli anni scorsi diceva che non potevo tornare al ministero dell’Interno perché ero un potenziale sequestratore e delinquente, adesso questa cosa cade». E sembra quasi gli brillino gli occhi quando aggiunge che «il Viminale è una macchina eccezionale, coordinare il lavoro dei questori, della polizia di Stato e dei prefetti è qualcosa di stupendo».

Chiaramente non è il momento di alimentare polemiche e gioca d’anticipo sottolineando che al dicastero, adesso, c’è «un amico, un fratello», Matteo Piantedosi, e «non corro per sostituire nessuno». Si vedrà, ma intanto cavalca la sua battaglia che ha portato la Lega a percentuali, che oggi sono un ricordo lontano: «Una politica seria di contrasto all’immigrazione clandestina non solo è legittima ma è doverosa».

I messaggi che lancia il ministro dei Trasporti sono chiari e vanno infatti dritti al punto. Le organizzazioni non governative che operano in mare hanno «i musi un po’ lunghi». I militanti ridono. Una di loro propone di mandare «casse di Maalox alla sinistra» e Francesco Storace aggiunge: «Non solo a sinistra».

Salvini apostrofa Giuseppe Conte, che ai tempi era premier, come «lo smemorato». E poi lancia una frecciata: «Io non sono abituato a fuggire dalla mia responsabilità, a differenza di altri». Il leader M5s non ci sta e replica a muso duro ospite della trasmissione In Onda su La7: «Lo smemorato è lui. Ricordo a Salvini che io andai a fare un’informativa in Parlamento sull’hotel Metropol, Savoini e compagnia?». Si tratta di quando il leader leghista, da ministro dell’Interno, incontrò il suo omologo russo e portò con sé il presidente dell’associazione Lombardia-Russia malgrado non avesse un incarico per partecipare al bilaterale. «Una vicenda in quel momento oscura», dice Conte che sottolinea l’assenza dell’allora ministro dell’Interno in Senato nonostante la richiesta scritta che lo stesso premier gli aveva mandato.

Intanto l’ufficio stampa della Lega diffonde un comunicato con l’elenco dei leader stranieri che si sono congratulati con Salvini. Compaiono anche Marine Le Pen dalla Francia e il premier ungherese Viktor Orbán. Oggi il leader leghista torna a parlare in piazza. Lo fa nella sua Milano, anche qui tra giustizia e immigrazione.

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