“La storia non si svende, lasciate a noi i circoli”. Appello del Pd agli ex Pci
di Gabriella CeramiIl desiderio di tornare alla politica territoriale ma allo stesso tempo il rischio di non avere più nei territori quelli che sono stati da sempre gli spazi di partecipazione: i circoli o, come si chiamavano un tempo, le sezioni. «Fermatevi, non svendete i nostri luoghi, li acquistiamo noi o ripianiamo i debiti, adesso c’è un nuovo corso», il tesoriere Michele Fina lancia un appello, quasi disperato, a nome del Pd e dei vertici del partito.
Si rivolge alle diverse fondazioni e associazioni che, è qui il paradosso, gravitano attorno alla galassia dem e detengono il patrimonio immobiliare un tempo del Pci e poi dei Ds. In queste stanze si svolge la vita del Pd sul territorio, ma sono stati anni duri in cui i debiti si sono accumulati. Adesso le associazioni, come Futuro storico che nella Capitale ha 16 circoli, hanno i conti in rosso e a loro volta si sono indebitate con la Fondazione Enrico Berlinguer che fa capo a Ugo Sposetti, lo storico tesoriere diessino che da quando si sciolse il…
Il desiderio di tornare alla politica territoriale ma allo stesso tempo il rischio di non avere più nei territori quelli che sono stati da sempre gli spazi di partecipazione: i circoli o, come si chiamavano un tempo, le sezioni. «Fermatevi, non svendete i nostri luoghi, li acquistiamo noi o ripianiamo i debiti, adesso c’è un nuovo corso», il tesoriere Michele Fina lancia un appello, quasi disperato, a nome del Pd e dei vertici del partito.
Si rivolge alle diverse fondazioni e associazioni che, è qui il paradosso, gravitano attorno alla galassia dem e detengono il patrimonio immobiliare un tempo del Pci e poi dei Ds. In queste stanze si svolge la vita del Pd sul territorio, ma sono stati anni duri in cui i debiti si sono accumulati. Adesso le associazioni, come Futuro storico che nella Capitale ha 16 circoli, hanno i conti in rosso e a loro volta si sono indebitate con la Fondazione Enrico Berlinguer che fa capo a Ugo Sposetti, lo storico tesoriere diessino che da quando si sciolse il partito gestisce il patrimonio.
Il cortocircuito è totale e sta di fatto che il Pd rischia di perdere parte delle sue sedi, tanto che sul cancello del circolo di San Lorenzo a Roma, della fondazione democratica di sinistra circolo San Lorenzo di Sposetti, è già apparso il cartello Vendesi. «Lo acquistiamo noi con un’offerta equa», dice Nicola Passanisi, il tesoriere del Pd Roma che sa leggere bene queste carte.
La Capitale, dove un tempo c’erano anche due sezioni per quartiere, è il caso emblematico, ma anche Bologna e altre città non navigano in buone acque. La doccia gelata è arrivata pochi giorni dopo le parole della segretaria Elly Schlein, che in un dibattito dedicato al film La grande ambizione, ha preso come esempio di militanza politica da seguire quello del Pci che «si apriva alla gente senza chiedere nulla in cambio». E ha ammesso che oggi «questa dimensione è venuta meno ma va ritrovata» perché «stare tra la gente, stare sui territori non è retorica. Era importante, e lo è ancora oggi, che le persone potessero trovare nel partito un riferimento». Tanto che prima dell’incontro Schlein ha chiesto ai giovani di «tenere aperte le sezioni, i circoli». Ma quali se proprio quello di Enrico Berlinguer a Ponte Milvio rischia di essere venduto? La tradizione da cui proviene il Pd ha fatto del radicamento nei quartieri e nelle città il suo punto qualificante e adesso questo retaggio ereditato dal Novecento può andare a perdersi.
Nel mezzo c’è il commissario liquidatore. A lui è stata mandata la proposta di un pagamento per un milione e 400 mila euro per ripianati i debiti verso Futuro storico che, come si è detto, ha a sua volta una morosità nei confronti della fondazione guidata da Sposetti. Quest’ultimo, in pratica, è il creditore principale e, secondo quanto risulta nelle stanze del Nazareno, non si sarebbe ritenuto soddisfatto dell’offerta. Il prossimo passo potrebbe essere il tribunale.
Una beffa per Fina perché «ci siamo lasciati alle spalle gli anni in cui il partito ha avuto poche risorse a livello nazione e territoriale e questo ha determinato un accumulo di debiti, a Roma più che nelle altre città». Ma adesso, dice il tesoriere dem, «siamo in una stagione nuova nella quale il Pd è cresciuto sia in termini di consensi e sia di risorse economiche». A garanzia di ciò un po’ di numeri: «Con il 2 per mille abbiamo raggiunto 10 milioni e 300 mila euro, 2 milioni e 100 in più rispetto allo scorso anno». Sono soldi che andranno ai territori per riaprire le sedi e la Capitale, che è stata la più operosa, avrà la sua parte da utilizzare per saldare i debiti. Lo sforzo sarebbe grande, ma a quanto pare non sufficiente.
L’agitazione è tanta. Al Nazareno la voce che si rincorre è che «non ha alcun senso chiudere le sedi in questo momento in cui il partito è di nuovo in crescita». E ancora: «Abbiamo le risorse per invertire il piano inclinato. Non possiamo non riuscirci», aggiunge Fina. D’altronde la realtà sarebbe sotto gli occhi di tutti e l’offerta che il Pd ha messo sul piatto non può andare oltre il milione e 400 mila euro. Al momento rigettata in questa lotta tra ex compagni.