Avanti tutta con l’operazione Albania. Senza bisogno di aspettare il verdetto della Corte di giustizia europea a cui pure diversi tribunali italiani si sono appellati. Nella seconda metà di gennaio la nave Libra tornerà a portare migranti soccorsi nel Mediterraneo nei centri destinati ai rimpatri di chi arriva da Paesi sicuri.
Nel vertice convocato in tutta fretta dalla Lapponia dalla premier Meloni all’antivigilia di Natale il governo ha deciso di forzare la mano e cavalcare l’onda della sentenza della Cassazione in tema di Paesi sicuri, ma anche quella di Palermo che ha assolto Matteo Salvini per il caso Open Arms, che nulla ha a che vedere con i centri in Albania ma che – come dice il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi - significa che “la linea politica di un governo non può essere messa sotto processo”. E l’’applauso tributato a Salvini ieri al suo arrivo in Consiglio dei ministri e le sue parole - “la mia sentenza rafforza il progetto Albania” – salutano dunque la convinta r…
Avanti tutta con l’operazione Albania. Senza bisogno di aspettare il verdetto della Corte di giustizia europea a cui pure diversi tribunali italiani si sono appellati. Nella seconda metà di gennaio la nave Libra tornerà a portare migranti soccorsi nel Mediterraneo nei centri destinati ai rimpatri di chi arriva da Paesi sicuri.
Nel vertice convocato in tutta fretta dalla Lapponia dalla premier Meloni all’antivigilia di Natale il governo ha deciso di forzare la mano e cavalcare l’onda della sentenza della Cassazione in tema di Paesi sicuri, ma anche quella di Palermo che ha assolto Matteo Salvini per il caso Open Arms, che nulla ha a che vedere con i centri in Albania ma che – come dice il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi - significa che “la linea politica di un governo non può essere messa sotto processo”. E l’’applauso tributato a Salvini ieri al suo arrivo in Consiglio dei ministri e le sue parole - “la mia sentenza rafforza il progetto Albania” – salutano dunque la convinta ripartenza del governo Meloni sulla strada di quelle che Palazzo Chidi definisce “soluzioni innovative” per affrontare la gestione dei flussi migratori.
È bastata meno di un’ora per approvare la linea e condividere l’analisi tecnica della sentenza emessa qualche giorno fa dalla Corte di Cassazione interpretata in maniera diametralmente opposta da maggioranza e opposizioni. Sentenza letta per 25 minuti di fila dal segretario generale di Palazzo Chigi Carlo Deodato, analizzata dal sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano in modo tale da indurre la premier a tirare queste conclusioni: visto che la Cassazione ci dà ragione, a gennaio si riparte con le missioni e, con le Corti d’appello che dall’11 gennaio subentreranno alle sezioni immigrazioni dei tribunali nell’esame dei provvedimenti di fermo dei migranti, siamo fiduciosi che le cose miglioreranno. Tajani (in collegamento dal Kosovo), Piantedosi, Crosetto e Foti concordano senza tentennare e il vertice si chiude con una secca nota di Palazzo Chigi per ribadire "la ferma intenzione di continuare a lavorare insieme ai partner Ue e in linea con le conclusioni del Consiglio europeo dello scorso 19 dicembre, sulle cosiddette 'soluzioni innovative' al fenomeno migratorio", anche "alla luce della recente sentenza della Cassazione che ha indicato le competenze relative all'individuazione dei Paesi di origine sicura a livello nazionale".
Decisione che fa indignare Elly Schlein: “Giorgia Meloni taglia la sanità pubblica e nega il salario minimo, ma continua a insistere col fallimentare piano dei centri in Albania. Sono rimasti solo lei e qualche suo ministro ormai a reputare più importante la propaganda elettorale rispetto alle condizioni materiali delle persone. È ormai sotto gli occhi di tutti: si tratta di un progetto inumano, inefficace, dispendioso e privo di risultati concreti – dice la segretaria del Pd – . Continuare a investire risorse pubbliche in un'operazione che viola i diritti fondamentali è irresponsabile. Sbagliare è umano ma perseverare è inammissibile in un paese in cui 4 milioni e mezzo di persone non riescono a curarsi. Il governo si fermi, meglio ammettere i propri sbagli che far pagare questo prezzo agli italiani".
Ma il governo non ha alcuna intenzione di fermarsi né di attendere che l’Europa, con il verdetto della Corte di giustizia ma anche con l’attesa ridefinizione delle direttive sui rimpatri e sui Paesi sicuri annunciata da Ursula von der Leyen, supporti la linea decisa. Al Viminale si attende con ottimismo un altro verdetto della Cassazione, quello relativo proprio al ricorso proposto ad ottobre scorso dal ministero dell’Interno nei confronti dei provvedimenti dei giudici del tribunale di Roma che hanno rimesso in libertà i primi migranti portati in Albania.
Se fosse favorevole al governo sarebbe il primo vero tassello a sostegno di una linea che comunque, secondo l’interpretazione del Viminale, la Cassazione ha già di fatto approvato con il verdetto dei giorni scorsi. “Contrariamente a quanto affermato da chi troppo frettolosamente ha commentato la sentenza forse senza neanche averla letta – spiegano al ministero dell’Interno - la Suprema Corte ha sottolineato come il potere di stabilire quali siano i ‘Paesi sicuri’ è riservato al circuito democratico della rappresentanza popolare”, dunque alla politica e non ai giudici, "un potere che prima era esercitato con un decreto interministeriale e che ora si esprime con una norma primaria, quindi non più disapplicabile dai giudici. Ancora la Cassazione, chiarendo come la disapplicazione non poteva di certo travolgere l’intero decreto ma solo riguardare il caso del singolo ricorrente, ha evidenziato inoltre che l’intervento del giudice non può di certo basarsi su mere presunzioni ma deve trovare fondamento in una puntuale istruttoria e limitarsi ai soli casi di manifesto contrasto della lista dei ‘Paesi sicuri’ ai principi del diritto europeo e nazionale”.
Esattamente quello che hanno finora fatto tutti i giudici che hanno disapplicato i provvedimenti del governo - osservano invece le opposizioni – che richiamano la parte della sentenza della Cassazione che riconosce appunto ai giudici la possibilità di disapplicare le norme sui Paesi sicuri qualora ritenute in contrasto con la legislazione europea.
Matteo Renzi ironizza: "È più facile credere a Babbo Natale che all'utilità dei centri albanesi". Per la vicepresidente M5s Chiara Appendino l'Albania è "il più grande fallimento di Giorgia Meloni: un miliardo di euro buttati nel cesso". Riccardo Magi (+Europa), critica la "decisione di andare avanti con la sciagurata strada dei centri in Albania". Dire che la Cassazione ha dato ragione al governo, osserva Angelo Bonelli (Avs), "non solo è una bugia ma è analfabetismo giuridico".