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Metodo Giubileo, l’inedita alleanza tra destra e sinistra per rilanciare Roma: “Un miracolo civile”

(ansa)

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Meloni e Gualtieri inaugurano la monumentale piazza Pia e stupisce il feeling tra i due
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ROMA — Giorgia Meloni, che sembra aver riportato a Roma dalla Lapponia un freddo polare, lo chiama il «metodo Giubileo». Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma anche il sindaco Roberto Gualtieri ammette che a Roma qualcosa è cambiato: «C’è stata un’eccezionale capacità collaborativa tra tutti noi che ci ha permesso di superare difficoltà e imprevisti». I fatti, in breve. Per i soliti ritardi italiani, poco più di anno fa è iniziata l’opera più importante del Giubileo: un megacantiere sotterraneo per un tunnel che tagliasse le auto fuori dal percorso dei pellegrini. Pochi ci credevano, ma a 24 ore dall’apertura della porta santa, l’opera è finita. Ed è davvero magnifica questa piazza Pia senza le auto, con i filari di lecci, le nuove fontane, la vista che spazia libera dal Palazzaccio, tocca Castel Sant’Angelo e si allunga fino a San Pietro. Roma eterna e spettacolare. Possibile nella città delle liti, delle polemiche su tutto, con un sindaco di sinistra e un governo di destra? Possibil…

ROMA — Giorgia Meloni, che sembra aver riportato a Roma dalla Lapponia un freddo polare, lo chiama il «metodo Giubileo». Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma anche il sindaco Roberto Gualtieri ammette che a Roma qualcosa è cambiato: «C’è stata un’eccezionale capacità collaborativa tra tutti noi che ci ha permesso di superare difficoltà e imprevisti». I fatti, in breve. Per i soliti ritardi italiani, poco più di anno fa è iniziata l’opera più importante del Giubileo: un megacantiere sotterraneo per un tunnel che tagliasse le auto fuori dal percorso dei pellegrini. Pochi ci credevano, ma a 24 ore dall’apertura della porta santa, l’opera è finita. Ed è davvero magnifica questa piazza Pia senza le auto, con i filari di lecci, le nuove fontane, la vista che spazia libera dal Palazzaccio, tocca Castel Sant’Angelo e si allunga fino a San Pietro. Roma eterna e spettacolare. Possibile nella città delle liti, delle polemiche su tutto, con un sindaco di sinistra e un governo di destra? Possibile.

«Non lo voglio chiamare un miracolo perché sarebbe eccessivo, ma si può definire un piccolo miracolo civile di quelli cui siamo capaci quando sappiamo ricordarci il nostro valore», dice Meloni intabarrata in un piumino rosa cipria, tra un colpo di tosse e l’altro. Il cardinale Parolin aggrotta la fronte a sentire la parola «miracolo», ma lascia correre.

Gualtieri, dal palco, snocciola allora le cifre di questo «miracolo», con 110 lavoratori impegnati su tre turni, ventiquattr’ore al giorno, sette giorni su sette. Sembra tutto filare liscio finché nel luglio scorso, puntuale arriva l’intoppo. La scavatrice si ferma davanti ai resti di una lavanderia romana, un edificio che doveva servire la villa di Giulia Agrippina, madre di Caligola. Immense vasche tonde dove gli schiavi impiegati nella fullonica immergevano i panni nell’urina per sbiancarli. Si ferma tutto, Gualtieri si dispera, anche perché la Soprintendenza naturalmente blocca il cantiere. Poi, “miracolosamente”, si decide di andare avanti, smontando i reperti trovati per rimontarli altrove. E la scavatrice riparte. «La prassi, lo sappiamo bene, avrebbe imposto il blocco del cantiere a tempo indeterminato ma le cose non sono andate così», sottolinea la premier.

Sotto al palco, gli uomini del Pd raccontano il dietro le quinte della svolta. Dando atto che gran parte del merito va al deus ex machina del governo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, cattolico apostolico romano, che si gode l’inaugurazione silenzioso, un loden blu e un paio di Persol neri a celare lo sguardo. Sembra il don Gaetano di Todo Modo. «Mantovano — dice Gualtieri — ha coordinato in modo impeccabile la cabina di regia istituzionale. Senza il suo aiuto tutto questo non sarebbe stato possibile». Meloni parla solo con lui. Lui parla solo con gli uomini del Vaticano, monsignor Rino Fisichella, delegato del Papa al Giubileo e il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato. È una triangolazione sindaco-governo-Vaticano. E le cose funzionano.

Dallo staff del sindaco osservano il ritrovamento della fullonica sarebbe stato un ottimo pretesto per ritardare il cantiere e far fare una brutta figura al Comune di Roma. Oltretutto avendo al ministero della Cultura, al tempo, un osso duro come Giuliano Sangiuliano. Ma questo non è avvenuto, anzi. L’input politico ad andare avanti è arrivato proprio da palazzo Chigi. Nonostante il sindaco Gualtieri avesse già detto di volersi ricandidare e certamente il rifacimento della città, grazie ai soldi del Giubileo, costituisca un ottimo trampolino politico per il suo futuro. Eppure, Meloni e Mantovano hanno dato lo stesso una mano. Miracoli che avvengono a Roma solo quando di mezzo c’è il Vaticano. Così adesso, dove un anno fa sfrecciavano tremila auto all’ora, i turisti e i romani si godono una passeggiata tra gli alberi e le panchine di travertino.

Gualtieri, in piena trance agonistica, sposta da solo le transenne, apre le cancellate, fa il pizzardone e indica alle prime macchine il via libera per tuffarsi nel sottopassaggio. «Traffico scorrevole e regolare», sussurra scherzando all’orecchio di Meloni. I due fanno battute a bassa voce e ridono. Persino Matteo Salvini, che oggi sembra rassegnato ad abbandonare il sogno del Viminale, per un giorno non sembra più Salvini e loda «l’integrazione vera degli operai italiani e stranieri che qui hanno lavorato assieme».

È il metodo Giubileo evocato da Meloni. O forse è lo spirito di Agrippina, che non sopportava più di vedere lo spazio della sua bella domus ridotto a un’autostrada urbana.

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