Roma — Onorevole Elisabetta Piccolotti, voi di Avs avete protestato contro la nomina dei sei nuovi dirigenti del ministro della Cultura. Il decreto ne prevede tre, sono comunque troppi?
«Il ministro Giuli ha sentito arrivare l’onda delle contestazioni e ha tagliato la metà dei nuovi dirigenti che avrebbe voluto ‘istituire’. Ma è una mossa misera, il problema resta: più dirigenti ma meno risorse per le attività culturali».
Il provvedimento è stato dimezzato, anche la norma che avrebbe fatto diventare la società in house Ales stazione appaltante è saltata. È un segnale di debolezza?
«Non ci sono segnali da interpretare, la debolezza è un fatto accertato. Questa destra ha dimostrato e dimostra grande difficoltà nell’arte di governare dall’ufficio del ministro della Cultura. Vogliono in tutti i modi costringere la cultura sul loro binario ideologico»,
Come giudica i fondi stanziati da questo provvedimento?
«I fondi di questo provvedimento sono irrilevanti se paragonati ai tagli in finanzi…
Roma — Onorevole Elisabetta Piccolotti, voi di Avs avete protestato contro la nomina dei sei nuovi dirigenti del ministro della Cultura. Il decreto ne prevede tre, sono comunque troppi?
«Il ministro Giuli ha sentito arrivare l’onda delle contestazioni e ha tagliato la metà dei nuovi dirigenti che avrebbe voluto ‘istituire’. Ma è una mossa misera, il problema resta: più dirigenti ma meno risorse per le attività culturali».
Il provvedimento è stato dimezzato, anche la norma che avrebbe fatto diventare la società in house Ales stazione appaltante è saltata. È un segnale di debolezza?
«Non ci sono segnali da interpretare, la debolezza è un fatto accertato. Questa destra ha dimostrato e dimostra grande difficoltà nell’arte di governare dall’ufficio del ministro della Cultura. Vogliono in tutti i modi costringere la cultura sul loro binario ideologico»,
Come giudica i fondi stanziati da questo provvedimento?
«I fondi di questo provvedimento sono irrilevanti se paragonati ai tagli in finanziaria. Si annunciano pomposi piani culturali con il nome di Olivetti e progetti tra Italia e paesi del Mediterraneo, ma non è chiaro come verranno finanziati. Ho come l’impressione che si tratti più di coccarde da mettersi al bavaro che di un concreto piano di lavoro. Oltre l’amichettismo hanno dimostrato più volte di essere affetti da ‘annuncismo’».
Nella legge di bilancio, a suo giudizio, che peso ha avuto la cultura?
«Il taglio lineare sulla cultura in finanziaria è la goccia che farà traboccare il vaso. Dopo il disastro fatto sul tax credit, con il cinema indipendente e italiano in ginocchio e migliaia di professionisti che non lavorano da mesi, ora arriveranno gli altri tagli. Ad andarci di mezzo, con questa manovra così triste, sono la tutela del patrimonio, delle belle arti, dei beni librari e dell’editoria e dei beni archivistici. Giuli è rimasto in silenzio di fronte a questa pesante riduzione delle risorse, circa 500 milioni in tre anni».
È per questo che ha voluto approvare il decreto Cultura?
«Probabilmente in cambio ha ottenuto di potere nominare qualche dirigente di fiducia con lo strumento improprio di un decreto che contiene per lo più misure che non hanno alcun carattere di urgenza. E l’indicazione dei tre dirigenti è la prova. La precarietà e i bassi salari di tutti coloro che in Italia producono cultura invece non rappresentano un problema».