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Papa Francesco apre le porte del Giubileo: “È l’anno santo della speranza”

L'apertura della Porta Santa 

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Alle 19 il Papa apre la prima porta santa a San Pietro. Cerimonia snella per ripararlo dal freddo. Meloni sarà alla messa
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ROMA – La speranza che manca, la speranza di cui c’è bisogno. Papa Francesco ha voluto dedicare alla speranza il Giubileo che inaugura questa sera aprendo la porta santa di San Pietro durante la messa della vigilia di Natale. Perché di speranza «abbiamo bisogno», ha spiegato Bergoglio: ne ha bisogno una società «incapace di guardare al futuro», ne ha bisogno il creato, «gravemente ferito e deturpato dagli egoismi umani», ne hanno bisogno «i popoli e le nazioni» impauriti da ingiustizie, ineguaglianze, guerre, «e il sogno di un mondo fraterno rischia di apparire come un miraggio».

Una Chiesa aperta

Jorge Mario Bergoglio ha da poco compiuto 88 anni. Cammina ormai a stento, gli inverni sono tormentati dalle bronchiti. Ma governa con polso fermo e persegue il progetto di una Chiesa vicina alle sofferenze degli uomini e delle donne contemporanei, aperta ai non credenti e ai diversamente credenti. Dopo aver convocato un Giubileo straordinario dedicato alla misericordia nel 2015-2016 or…

ROMA – La speranza che manca, la speranza di cui c’è bisogno. Papa Francesco ha voluto dedicare alla speranza il Giubileo che inaugura questa sera aprendo la porta santa di San Pietro durante la messa della vigilia di Natale. Perché di speranza «abbiamo bisogno», ha spiegato Bergoglio: ne ha bisogno una società «incapace di guardare al futuro», ne ha bisogno il creato, «gravemente ferito e deturpato dagli egoismi umani», ne hanno bisogno «i popoli e le nazioni» impauriti da ingiustizie, ineguaglianze, guerre, «e il sogno di un mondo fraterno rischia di apparire come un miraggio».

Una Chiesa aperta

Jorge Mario Bergoglio ha da poco compiuto 88 anni. Cammina ormai a stento, gli inverni sono tormentati dalle bronchiti. Ma governa con polso fermo e persegue il progetto di una Chiesa vicina alle sofferenze degli uomini e delle donne contemporanei, aperta ai non credenti e ai diversamente credenti. Dopo aver convocato un Giubileo straordinario dedicato alla misericordia nel 2015-2016 ora si trova a presiedere un anno santo ordinario, da oggi al 6 gennaio 2026, che vedrà convergere a Roma, se le previsioni della vigilia sono corrette, circa trentadue milioni tra fedeli, pellegrini e turisti, oltre il doppio di un anno normale.

Una cerimonia snella

La cerimonia di questa sera, in mondovisione dalle 19, sarà snella (un canto, una preghiera e un breve passo del Vangelo): il Papa in questi giorni è raffreddato, per evitare che prenda ulteriormente freddo è probabile che l’apertura della porta santa, nell’atrio della basilica vaticana, procederà solerte. È stata posizionata una pedana per evitargli gli scalini, sia nel caso in cui il Papa proceda a piedi con l’aiuto del bastone (o appoggiato al braccio dei cerimonieri), sia se scelga invece di avvicinarsi il più possibile con la sedia a rotelle. Dopo il Pontefice, varcheranno la porta alcuni concelebranti ed una cinquantina di fedeli in rappresentanza del mondo, dall’Iran alla Nigeria. Alla messa assisterà la premier Giorgia Meloni. Dopodomani, 26 dicembre, a sottolineare una Chiesa attenta agli ultimi, Francesco aprirà una simbolica porta santa nel carcere romano di Rebibbia. Lascerà invece ad altri aprire le porte sante delle altre tre basiliche papali, San Giovanni (29 dicembre), Santa Maria Maggiore (primo gennaio) e San Paolo fuori le Mura (5 gennaio).

Una maratona di udienze

Da inizio gennaio per il Papa inizia una maratona di udienze. Oltre a quelle settimanali – il mercoledì e il sabato per l’anno santo – in calendario ci sono 34 grandi eventi, dal Giubileo della comunicazione del 24-26 gennaio al Giubileo dei carcerati del 14 dicembre passando dal Giubileo dei giovani a cavallo tra luglio e agosto – e, ancora in via di definizione, innumerevoli pellegrinaggi di diocesi, parrocchie, associazioni, organizzazioni cattoliche. Milioni di persone che varcano la porta santa per “lucrare l’indulgenza”, per usare un termine antico, e trovare un motivo di speranza di cui il mondo ha bisogno oggi più che mai.

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