Il Giubileo può portare speranza e pace a un mondo segnato da paura, guerre, solitudine. Ne è convinto Andrea Riccardi, storico del cristianesimo e fondatore della comunità di Sant’Egidio.
“Ogni Giubileo ha un significato particolare: il Giubileo del 2000 era il passaggio di millennio in una visione wojtyliana, messianica. Questo Giubileo ha un messaggio umile ma molto profondo, che ben si adatta al periodo storico che stiamo vivendo. Siamo in tempo di guerra, in una stagione della forza, come dice Ezio Mauro. In una stagione in cui abbiamo la nebbia di fronte: una grande paura del futuro che non vediamo. La paura di una società che invecchia e non si fanno figli; ma anche la paura di un nuovo caotico ordine mondiale, sia economico sia politico. Quale politica faranno le potenze emergenti? come si aggregheranno? C’è una ricaduta della cultura della forza e del conflitto nella vita quotidiana: basti guardare alla diffusione della violenza nella nostra piccola Italia, ai femminicidi, ai…
Il Giubileo può portare speranza e pace a un mondo segnato da paura, guerre, solitudine. Ne è convinto Andrea Riccardi, storico del cristianesimo e fondatore della comunità di Sant’Egidio.
“Ogni Giubileo ha un significato particolare: il Giubileo del 2000 era il passaggio di millennio in una visione wojtyliana, messianica. Questo Giubileo ha un messaggio umile ma molto profondo, che ben si adatta al periodo storico che stiamo vivendo. Siamo in tempo di guerra, in una stagione della forza, come dice Ezio Mauro. In una stagione in cui abbiamo la nebbia di fronte: una grande paura del futuro che non vediamo. La paura di una società che invecchia e non si fanno figli; ma anche la paura di un nuovo caotico ordine mondiale, sia economico sia politico. Quale politica faranno le potenze emergenti? come si aggregheranno? C’è una ricaduta della cultura della forza e del conflitto nella vita quotidiana: basti guardare alla diffusione della violenza nella nostra piccola Italia, ai femminicidi, ai ragazzi che usano i coltelli, ma anche ai rapporti sociali imbarbariti, perché siamo tutti più soli. E allora il tema del Giubileo è semplice, sfidante: la speranza. C’è speranza? E quale? La Chiesa cattolica riesce a proporre un Vangelo di speranza? Questo è il punto: una conversione alla speranza. Bisogna avere il coraggio di passare la Porta perché noi oggi, come società, come cristiani, non abbiamo più il coraggio di varcare la porta del futuro. Preferiamo, per paura, la porta del futuro chiusa. La porta si passa, se si ha speranza nell’al di là della porta”.
La Chiesa ha questa capacità? A volte, in Occidente almeno, sembra in ritirata, lei anni fa ha scritto che “la Chiesa brucia”…
“Niente è sicuro: diceva il cardinal Martini che la Chiesa resterà, ma parti della Chiesa possono scomparire, per esempio in Medio Oriente, per esempio le antiche Chiese del Nord Africa. Ho scritto quel libro, La Chiesa brucia, quando è bruciata Notre-Dame: sì, la Chiesa in Europa sembra bruciare o essere già bruciata: certi indici di vitalità sono ormai ridotti veramente in basso, come la pratica domenicale, le vocazioni e tanto altro. Abbiamo avuto però un grande segno di speranza nell’inaugurazione di Notre-Dame: poteva rinascere come un Colosseo, un monumento, invece è rinata come un organo vivo, una cattedrale. E’ rinata senza grandi affermazioni ma a partire dalla povera e ricca liturgia della Chiesa. Io ero a Notre-Dame e ho avuto un senso di speranza. Il filo della liturgia è molto importante: la liturgia va riformata però, cioè deve diventare attraente, mentre la liturgia spesso è stancante, come sono le prediche lunghe, senza rispettare quello che aveva proposto il Papa quando ha suggerito di pronunciare prediche corte. E’ importante che la Chiesa cominci dalla liturgia. Diceva padre Tavrion, monaco russo che aveva vissuto la persecuzione sovietica: “Se noi non mostriamo la bellezza, la gente non verrà da noi”. La Chiesa brucia, ma credo che può risorgere”.
Che timbro darà papa Francesco, che oggi apre la porta santa di San Pietro e domani quella del carcere di Rebibbia, a questo Giubileo?
“Papa Francesco non ha enfatizzato il Giubileo in maniera eccessiva, ma passa la porta alla testa e in mezzo al popolo cristiano in un mondo che sta cambiando. Personalmente papa Francesco dà una testimonianza di speranza e di fiducia nel futuro della Chiesa e in un futuro di pace. Questo è il suo contributo: una grande testimonianza personale che emerge dalla sua predicazione. Certo la seria crisi del cristianesimo in Europa non è un problema ecclesiastico o pastorale, ma un problema di umanità: basti guardare alla Germania, dove siamo al 18% di neonazisti, con una grande crisi delle Chiese protestanti e le difficoltà della Chiesa cattolica. O la Chiesa ha il coraggio di farsi pellegrina, dialogando con la gente, oppure la nostra società va verso organizzazioni assolutiste che offrono valori certi, valori che l’Europa ha già sperimentato come distruttivi. Se il cristianesimo rinasce, può rinascere l’umanità europea, se anche il cristianesimo appassisce, la nostra Europa ha di fronte un futuro non bello. La gente è spaesata è sola, cerca forze protettive, mentre il cristianesimo non è una forza, è un fede e una speranza che rende oggi gli uomini più liberi: non alla ricerca della protezione di ideologie assolutiste ma liberi di essere umani”.
C’è speranza secondo lei per la pace in Ucraina, in Medio Oriente, in Siria?
“Personalmente ho speranza per la pace in Ucraina e spero tanto per la Siria e il Medio Oriente. Il vero problema che se sapremo rimettere la pace al centro dell’orizzonte nel 2025 dopo che abbiamo intronizzato la guerra, anche come valore con una pornografia delle armi. Siamo nella stagione della forza: riusciremo a costruire una cultura di pace, uomini e donne di pace? Questa è la grande sfida del Giubileo che papa Francesco sente appassionatamente”.
La decisione di Joe Biden di commutare la pena di 37 condannati a morte è un primo segno di pace?
“Forse Joe Biden avrebbe dovuto commutare la pena di morte di tutti i 40 condannati… Per la Chiesa il tema della pena di morte è chiaro, oggi la permanenza della pena di morte è una consacrazione della violenza di Stato. Il Giubileo biblicamente è la liberazione dei prigionieri e dei condannati, e questo anno può essere un anno di ricostruzione di una cultura di pace e di vivere insieme nel dialogo. Non a caso la Comunità di Sant’Egidio a il 16-28 ottobre convoca una grande preghiera interreligiosa a Roma nello spirito di Assisi. Significativamente, nel corso di questo giubileo, ci sarà anche la celebrazione della memoria dei nuovi martiri cristiani, uccisi negli ultimi 25 anni, e sono tanti: religiosi, laici, suore, donne, giovani che nonostante le minacce hanno saputo resistere al loro posto, nel loro servizio di pace e di amore, mostrando la forza debole dei cristiani”.
Parlando di dialogo: la premier Meloni ieri ha inaugurato il cantiere di Piazza Pia insieme al sindaco di Roma Gualtieri e ha parlato di un “miracolo civile”. Un primo frutto del Giubileo?
“Vorrei commentare l’episodio con le parole pronunciate di recente dal presidente della Repubblica Mattarella alle alte cariche dello Stato, parole su cui riflettere: deve tornare il dialogo nella nostra avita politica, nella nostra vita sociale e nella nostra vita quotidiana, perché come disse una volta papa Francesco il mondo soffoca senza dialogo. Le parole di Giorgia Meloni sono quindi molto importanti e sono invito non solo alla politica ma a tutta la società”.