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Manfredi: “Una stretta per 4,5 miliardi, i comuni rischiano la paralisi dei servizi”

Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci 

 

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Il sindaco di Napoli e presidente dell’Anci: “Chiediamo di aprire un tavolo tra l’Anci e il ministero dell’Economia. Sono fiducioso vista l’ interlocuzione avviata”
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Roma — Eletto un mese fa alla presidenza dell’Anci, l’associazione dei comuni italiani, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi si trova a fronteggiare la sua prima grana, il severo giro di vite che la manovra impone alle città.

Presidente, la legge di bilancio ormai è chiusa e sarà approvata nelle prossime ore con la fiducia. Per i comuni il bicchiere è vuoto?

«Non c’è dubbio che andiamo verso maggiori vincoli sulla spesa pubblica. Il messaggio che mandiamo al governo è che i comuni hanno già dato».

Quali sono le criticità maggiori?

«L’aspetto più problematico è la riduzione della possibilità di utilizzare la spesa corrente, una conseguenza del nuovo patto di stabilità. È un vincolo molto severo, che limita per sette anni l’incremento di spesa corre…

Roma — Eletto un mese fa alla presidenza dell’Anci, l’associazione dei comuni italiani, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi si trova a fronteggiare la sua prima grana, il severo giro di vite che la manovra impone alle città.

Presidente, la legge di bilancio ormai è chiusa e sarà approvata nelle prossime ore con la fiducia. Per i comuni il bicchiere è vuoto?

«Non c’è dubbio che andiamo verso maggiori vincoli sulla spesa pubblica. Il messaggio che mandiamo al governo è che i comuni hanno già dato».

Quali sono le criticità maggiori?

«L’aspetto più problematico è la riduzione della possibilità di utilizzare la spesa corrente, una conseguenza del nuovo patto di stabilità. È un vincolo molto severo, che limita per sette anni l’incremento di spesa corrente e stabilisce un accantonamento obbligatorio».

In concreto cosa significa?

«Una stretta che ridurrà la possibilità di fornire servizi o di ampliarli. Vedremo di quanto nei prossimi anni, ma parliamo di tagliare tutte quelle spese che non sono investimenti: il costo delle bollette, il personale».

Il governo dice che tutti sono chiamati a tirare la cinghia…

«Come comuni finora siamo quelli che l’hanno tirata di più! Abbiamo già dato, mentre le amministrazioni centrali e le regioni aumentavano la spesa corrente, noi la tenevamo sotto controllo. Per questo chiediamo ora al governo di esentarci da questo vincolo».

A quanto ammonta questo blocco della spesa corrente?

«Gli accantonamenti della parte corrente per i prossimi cinque anni sono di 1 miliardo e 350 milioni, a partire da 130 milioni quest’anno».

È un freno alle spese che significa meno servizi. Colpirà più il Sud che il Nord?

«No, colpirà tutti, perché i comuni che forniscono più servizi, ovvero quelli del Nord, risentiranno dell’aumento dei costi. Mentre i comuni del Sud non avranno i soldi per potenziarli».

La manovra taglia anche i contributi diretti ai comuni. Di quanto stiamo parlando?

«Gli investimenti ridotti nei prossimi cinque anni sono pari a 3,2 miliardi: sono state eliminate alcune importanti linee di investimento che significavano molto soprattutto per i piccoli comuni. Si vedranno effetti negativi a partire dal 2027, nel dopo Pnrr. Per questo chiediamo che queste importanti risorse restino a noi».

Oltretutto mentre il Pnrr vi ha finanziato progetti — scuole, asili, ospedali, trasporto pubblico locale — il governo ora vi toglie le risorse per pagare chi ci dovrebbe lavorare. Oltre al danno, la beffa...

«È così, a oggi questi costi non sono sostenibili con i nostri bilanci. Ne dovremo parlare. Chiediamo di aprire un tavolo con noi e il ministero dell’Economia e sono fiducioso, vista la positiva interlocuzione avviata con il governo, che si possano ottenere in futuro risultati migliori per i nostri comuni».

C’è almeno una cosa positiva nella manovra?

« Più di una, in verità. Possiamo continuare ad assumere con l’eliminazione della riduzione del turn over che era inizialmente stata prevista. Inoltre, è stata accolta una richiesta storica dell’Anci, con l’istituzione di un fondo a copertura dei costi che i comuni sostengono per i minori. Per esempio quelli che ci vengono affidati dai tribunali, i ragazzi e le ragazze che vengono presi in carico dalle comunità di accoglienza. I costi li pagano i comuni e ora il governo ci ha dato cento milioni».

Basteranno?

«Non basteranno a coprire tutte le spese, ma almeno è passato un principio. Così saremo in grado di affrontare il crescente disagio giovanile».

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