Sala, Cirielli: “Siamo ottimisti, scarcerazione in tempi ragionevoli grazie ai rapporti con Teheran”
di Lorenzo De CiccoEdmondo Cirielli
(ansa)ROMA — Sulla liberazione di Cecilia Sala «siamo cautamente ottimisti», dice il viceministro agli Esteri, Edmondo Cirielli (FdI), che nell’ultimo anno ha incontrato due volte esponenti del governo di Teheran. La giornalista italiana potrebbe essere scarcerata «in tempi ragionevoli». Quanto al trentottenne iraniano arrestato a Malpensa su mandato Usa, aggiunge, «non c’è alcuna correlazione, ma potrebbe non essere estradato, ha commesso un reato soggettivo, Nordio sta studiando le carte».
Viceministro, cosa pensa di fare il governo per liberare Sala?
«Stiamo già facendo. Il ministro Tajani, su incarico del presidente Meloni, sta facendo i passaggi tramite la nostra ambasciata. E ci sono canali riservati. Stiamo cercando innanzitutto di capire di cosa è accusata, visto che le accuse non sono state formalizzate. In linea di massima, immaginiamo che ci sia qualche violazione protocollare legata al suo lavoro di giornalista, comportamenti che da noi non sono reato. Quindi giocheremo sul…
ROMA — Sulla liberazione di Cecilia Sala «siamo cautamente ottimisti», dice il viceministro agli Esteri, Edmondo Cirielli (FdI), che nell’ultimo anno ha incontrato due volte esponenti del governo di Teheran. La giornalista italiana potrebbe essere scarcerata «in tempi ragionevoli». Quanto al trentottenne iraniano arrestato a Malpensa su mandato Usa, aggiunge, «non c’è alcuna correlazione, ma potrebbe non essere estradato, ha commesso un reato soggettivo, Nordio sta studiando le carte».
Viceministro, cosa pensa di fare il governo per liberare Sala?
«Stiamo già facendo. Il ministro Tajani, su incarico del presidente Meloni, sta facendo i passaggi tramite la nostra ambasciata. E ci sono canali riservati. Stiamo cercando innanzitutto di capire di cosa è accusata, visto che le accuse non sono state formalizzate. In linea di massima, immaginiamo che ci sia qualche violazione protocollare legata al suo lavoro di giornalista, comportamenti che da noi non sono reato. Quindi giocheremo sulla difformità degli ordinamenti giuridici. E utilizzeremo il fatto che in Occidente siamo quelli che hanno rapporti migliori con l’Iran».
Perché si dice ottimista?
«È un ottimismo basato sulla capacità, non solo del governo attuale, di rapportarsi con Teheran, che ci considera un interlocutore privilegiato. Poi la giornalista è molto capace, non abbiamo motivo di ritenere che abbia fatto qualcosa di grave o di oggettivamente sbagliato, anche alla luce del nostro ordinamento».
Faceva il suo lavoro.
«Ora non bisogna avere un atteggiamento aggressivo, di superiorità: le trattative diplomatiche si fanno con rispetto, toni bassi. Non potremo dire: per noi non ha fatto nulla, se le leggi iraniane dicono cose diverse. Dobbiamo fare leva su queste differenze, per dire: abbiate un atteggiamento comprensivo».
Si è parlato in queste ore del trentottenne iraniano arrestato a Malpensa.
«I giornalisti fanno il loro mestiere e hanno messo in evidenza i due fatti. Ma da qui a metterli in relazione si arriva a un’illazione, che non è politica né diplomatica. Semmai è giornalistica, tanto di cappello, ognuno fa il suo mestiere».
Ma il tema dell’estradizione negli Usa dell’iraniano è sul tavolo?
«È chiaro che viene valutato giuridicamente. Viene accusato di spionaggio, se pretendiamo dagli altri diplomazia, dobbiamo essere cauti anche noi. Una cosa è uno stupro o un omicidio, un’altra è venire accusati di un reato che ha una carica intrinseca soggettiva, come può essere l’attività giornalistica o appunto lo spionaggio. C’è una componente soggettiva evidente, su cui bisogna agire con equilibrio. Ora saranno i magistrati a fare il loro lavoro, con il ministro della Giustizia».
Quindi non esclude che sarà negata l’estradizione?
«Sì. Io non posso dare un parere tecnico, mi occupo di politica estera, ma il ministro farà le sue valutazioni, guardando bene le carte. Ma ripeto, politicamente e diplomaticamente le due cose non sono correlate».
Perché sette giorni di silenzio sull’arresto di Sala?
«Perché non si avevano notizie certe e si sperava di avere informazioni precise. Poi, dopo questo iniziale atteggiamento riservato, nell’esclusivo interesse di Cecilia Sala, visto che siamo una democrazia abbiamo ritenuto che non fosse più un segreto. Ma questo non significa che la questione vada trattata senza riservatezza».
In quanto tempo sperate che possa essere liberata?
«Innanzitutto devono formalizzare l’accusa. Se non sappiamo di cosa è accusata, non si può fare neanche una previsione concreta. Non penso a tempi rapidissimi, ma ragionevoli».
Diplomaticamente cosa possiamo offrire all’Iran?
«C’è grande tensione in Medio Oriente e vede coinvolto anche l’Iran. L’Italia, per la sua storia, deve fare la colomba».