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Consulta: intesa possibile sui tecnici, spunta il nome di Tiziana Parenti

Tiziana Parenti

 

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Tramontano per i veti incrociati i forzisti Sisto e Zanettin. Si vota alla ripresa. Il 13 riparte l’iter sui quesiti del referendum
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ROMA — Dopo la curva della manovra, è il primo ostacolo che si para davanti a maggioranza e opposizioni. Giudici costituzionali, corsa contro il tempo: sono sempre quattro le sedie vuote al tavolo della Corte, il patto a tre Meloni, Tajani e Schlein resta in piedi ma incompleto, rimasto ostaggio del dicembre gelido della finanziaria. E non è detto si riesca ad accelerare per l’elezione in Parlamento, che ormai richiede la maggioranza dei tre quinti, peraltro a scrutinio segreto. Ma mentre la premier ha imposto il nome di Marini, suo consigliere giuridico, a sinistra non tutti condividono l’ipotesi di Andrea Pertici, il costituzionalista interno alla direzione Pd, caldeggiato da Schlein. Che intanto sta guardando anche fuori dai dem.

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ROMA — Dopo la curva della manovra, è il primo ostacolo che si para davanti a maggioranza e opposizioni. Giudici costituzionali, corsa contro il tempo: sono sempre quattro le sedie vuote al tavolo della Corte, il patto a tre Meloni, Tajani e Schlein resta in piedi ma incompleto, rimasto ostaggio del dicembre gelido della finanziaria. E non è detto si riesca ad accelerare per l’elezione in Parlamento, che ormai richiede la maggioranza dei tre quinti, peraltro a scrutinio segreto. Ma mentre la premier ha imposto il nome di Marini, suo consigliere giuridico, a sinistra non tutti condividono l’ipotesi di Andrea Pertici, il costituzionalista interno alla direzione Pd, caldeggiato da Schlein. Che intanto sta guardando anche fuori dai dem.

In gioco c’è la partita dei referendum, e la Corte non attende oltre. In Consulta è stata fissata al 13 gennaio la camera di consiglio che istruirà il procedimento per l’ammissibilità dei quesiti – tra i quali pesa in particolare il sì o il no finale alla consultazione per abrogare totalmente l’autonomia differenziata; ma saranno valutati anche quelli su jobs act, cittadinanza, garanzie negli appalti. E l’unica data possibile per la convocazione delle Camere sarebbe il 12, circostanza data come “poco probabile” da un lato e dall’altro. Solo di fronte ad un’elezione in zona post-Epifania, comunque, la Consulta sarebbe disposta a differire di qualche giorno il via, per consentire ai neo-eletti di adempiere alle formalità, giurare dinanzi al capo dello Stato e partecipare a discussione e sentenze. Perso quello spiraglio, avendo la Corte l’obbligo di decidere entro il 20 gennaio, a guidare il procedimento saranno solo in 11: quorum risicatissimo, a fil di agibilità, brutto segno e frutto di un’indifferenza del Parlamento, impermeabile persino ai severi moniti di Mattarella.

Non è così facile, d’altro canto, dare volto e nomi all’accordo incardinato già tra premier, leader di FI e segretaria dem. Per la sinistra, ancora di meno, dovendo le truppe di Schlein fronteggiare i rischi del voto segreto, e visto che a fronte della ex presidente Silvana Sciarra (che ha lasciato la Corte nel 2023), tra i papabili di area dem si fa fatica a rintracciare – tramontato il nome di Anna Finocchiaro - il profilo di una candidata donna. Altri mal di pancia.

Uniche due certezze a destra. La poltrona FdI saldamente prenotata per Francesco Saverio Marini, “papà” del premierato, oltre che figlio d’arte (suo padre è Annibale, già presidente in quota An della Consulta). In FI, anche su input di Meloni che chiede un tecnico, si annullerebbero le ambizioni del senatore Zanettin e del viceministro Sisto in favore di un tecnico (torna il nome di Tiziana Parenti, ex magistrata rivale del pool di Milano). Si fa largo anche il profilo condiviso: potrebbe essere il professore Sandro Staiano, già presidente dei costituzionalisti italiani. Mentre per il Pd il nodo è ancora tutto da sciogliere. La segretaria non avrebbe del tutto rinunciato al nome di Andrea Pertici, l’ordinario di costituzionale a Pisa. Sarebbe un giurista di estrema fiducia: forse è quello che si vorrebbe evitare, l’inedita simmetria tra le leader proiettata al tavolo della Consulta.

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