Sindaco Gualtieri, quante opere per il Giubileo ha inaugurato questa settimana?
«Dieci. Siamo già a più di sessanta interventi ultimati».
Giorgia Meloni ha parlato di miracolo civile.
«Preferisco straordinario a miracolo. Però quando ci siamo visti l’ultima volta con il sottosegretario Mantovano e monsignor Fisichella ci siamo detti che nessuno avrebbe scommesso un euro su questo risultato quando siamo partiti nel gennaio 2023».
Non avete fatto semplicemente il vostro dovere?
«Consideri che siamo partiti da zero perché abbiamo trovato i cassetti vuoti. E che i decreti del presidente del Consiglio che sbloccano i fondi sono stati approvati soltanto nel dicembre 2022 per la caduta del governo: un anno dopo che Draghi mi aveva nominato commissario del Giubileo».
Ha lavorato bene con Mantovano?
«Benissimo. Più volte è intervenuto per aiutarmi a sbloccare delle impasse nei ministeri. C’è stata grande collaborazione anche con i sindacati, non c’è stato uno sciopero e abbiamo sottoscritto un acc…
Sindaco Gualtieri, quante opere per il Giubileo ha inaugurato questa settimana?
«Dieci. Siamo già a più di sessanta interventi ultimati».
Giorgia Meloni ha parlato di miracolo civile.
«Preferisco straordinario a miracolo. Però quando ci siamo visti l’ultima volta con il sottosegretario Mantovano e monsignor Fisichella ci siamo detti che nessuno avrebbe scommesso un euro su questo risultato quando siamo partiti nel gennaio 2023».
Non avete fatto semplicemente il vostro dovere?
«Consideri che siamo partiti da zero perché abbiamo trovato i cassetti vuoti. E che i decreti del presidente del Consiglio che sbloccano i fondi sono stati approvati soltanto nel dicembre 2022 per la caduta del governo: un anno dopo che Draghi mi aveva nominato commissario del Giubileo».
Ha lavorato bene con Mantovano?
«Benissimo. Più volte è intervenuto per aiutarmi a sbloccare delle impasse nei ministeri. C’è stata grande collaborazione anche con i sindacati, non c’è stato uno sciopero e abbiamo sottoscritto un accordo molto avanzato su sicurezza, legalità e contro il dumping sociale».
Con Meloni vi sentite spesso?
«Sì, ed è normale. Il sindaco di Roma deve avere rapporti con il presidente del Consiglio».
Un sindaco di sinistra che deve collaborare con il governo più a destra di sempre.
«Cerco dimettere da parte le differenze ideologiche e politiche, che sono grandi, per cercare di raggiungere il risultato con spirito istituzionale. Abbiamo lavorato di cacciavite».
Di cacciavite?
«Sì, per non perdere un nanosecondo in ogni passaggio amministrativo. Una volta ho persino cercato personalmente gli operai che mancavano».
Cioè?
«A San Giovanni è emerso un ritrovamento archeologico che ha rallentato i lavori. Servivano subito posatori specializzati per i turni notturni e mi sono messo al telefono».
Li ha trovati?
«Sì, sono all’opera».
A Roma campeggiano i manifesti di Fratelli d’Italia: “Vergogna Gualtieri, ha avuto quattro miliardi dal governo e ha ultimato solo otto interventi”.
«Mi sembra un singolare caso di autopolemica e una lampante contraddizione con la definizione di miracolo civile».
Le accuse di ritardi però sono piovute da più parti.
«Invece stiamo rispettando il cronoprogramma salvo pochissime eccezioni. Consideri che il 40 per cento delle risorse sono stanziate per il 2025-2026 perché, come è sempre stato, molti interventi servono a lasciare un’eredità per la città ed è previsto che finiscano anche dopo il Giubileo».
Questo del Giubileo è un metodo per future sfide?
«Sì, va mantenuto per proseguire nel rilancio di Roma, che può diventare la locomotiva d’Italia».
Non è troppo ottimista?
«Abbiamo dimostrato che si possono fare le cose. Ora vorrei che si lavorasse da subito per anticipare il completamento della metro C al 2032 in tempo per il Giubileo del 2033».
Alla lunga non prevarranno le gelosie?
«Ma se Roma cresce ne beneficia anche l’Italia».
Qual è la sua idea di città?
«Meno macchine, più verde, più zone pedonali, qualità urbanistica migliore, che vuole dire anche più attenzione ai materiali. A Termini ho insistito per utilizzare la la basaltina e non il cemento. Il Giubileo è l’occasione per fare capire ai cittadini che un salto di qualità urbana e possibile e necessario».
Quante macchina circolano a Roma?
«Un milione e settecentomila: troppe. Una parola chiave è depavimentare, rimuovere l’asfalto per fare spazio al verde».
A che ora si sveglia il sindaco di Roma?
«Alle sette. La prima parte se ne va con la rassegna stampa, le prime disposizioni ai collaboratori, poi porto mio figlio a scuola».
Vedo che la gente la ferma per strada.
«Adesso è un bel momento. Piovono complimenti».
Per carattere lei sembra piuttosto controllato.
«Bisogna abituarsi alla personalizzazione. Il sindaco viene interpellato inevitabilmente per ogni cosa».
I primi due anni però si faceva vedere pochino.
«Bisognava pianificare mille interventi. Farlo a regola d’arte, con provvedimenti a prova di ricorso. Mi ha aiutatola mia esperienza come ministro dell’Economia».
Si diverte a fare i video sui social?
«Sì. Cerco di raccontare esattamente quello che faccio in modo semplice ma accurato. Ne ho altri otto in lista d’attesa».
Quanti pellegrini vi aspettate?
«Trenta milioni all’incirca».
Roma reggerà?
«Roma è abituata ai Giubilei, ai grandi eventi. Lo dimostra la buona partenza di questi giorni».
Il termovalorizzatore si farà?
«Certo, trasformerà in energia i primi rifiuti nell’estate del 2027».
E l’immondizia che deturpava Roma dov’è finita?
«Abbiamo reso Ama un’azienda efficiente e negoziato accordi di sbocchi temporanei in Italia e in Europa non più sotto l’effetto dell’emergenza».
Gli affitti a Roma sono impazziti.
«È un problema enorme, e riguarda molte capitali europee. Infatti con il sindaco di Barcellona stiamo cercando di coinvolgere von der Leyen e l’Europa».
Non riguarda anche il governo?
«Sul problema casa il governo Meloni non ha fatto nulla e ha abolito il contributo all’affitto».
I senzatetto non ci interpellano?
«Il mio sogno è non avere più nessuno che dorma per strada, per questo stiamo moltiplicando i nostri luoghi di accoglienza e abbiamo varato un piano casa molto ambizioso».
Il suo partito, il Pd, l’ha criticata per lo sgombero a Castro Pretorio.
«È stato un equivoco subito chiarito. Ora quelle persone dormono nelle tensostrutture. Ne abbiamo realizzate quattro, Termini, Tiburtina, Vaticano, Ostiense, e ne abbiamo accolte altre in edifici comunali col supporto delle associazioni».
Non è anche il Giubileo dei poveri?
«È infatti una nostra priorità. Molti interventi riguardano i più fragili e abbiamo assunto tanti altri assistenti sociali, portando il rapporto da uno ogni 6800 a uno ogni 4000 abitanti».
Si può morire sotto un albero mentre si assiste ai giochi dei propri figli?
«È inaccettabile, e sono in corso indagini. E’ mia intenzione incontrare la famiglia della donna morta».
Lei conosceva i testi di Tony Effe?
«No».
Il Concertone non è stato un pasticcio evitabile?
«Ci siamo resi conto che stavamo offendendo tante donne impegnate contro la violenza di genere. La censura non c’entra nulla».
Sbaglio o con Elly Schlein non andate molto d’accordo.
«Non è vero, perché?»
Vi si vede poco insieme.
«Al contrario ci sentiamo spesso. Elly la conosco dai tempi della nostra comune esperienza a Bruxelles: la stimo e sta facendo molto bene».
Da ex ministro di Conte: serve l’alleanza con i Cinquestelle?
«Se vogliamo vincere serve il campo largo».
A che ora finisce la sua giornata lavorativa?
«Quando va bene esco dal Campidoglio intorno alle 21».
Resta tempo per suonare la chitarra?
«Qualche volta la sera, per rilassarmi».