Gli italiani e lo Stato: il rapporto 2024 su cittadinanza e democrazia
di Ilvo Diamanti, Fabio Bordignon, Fabio Turato, Giacomo Salvarani, Alice Securo, Luigi Ceccarini e Martina Di Pierdomenico. Coordinamento editoriale Carlo Bonini. Coordinamento multimediale Laura Pertici. Produzione Gedi VisualLo Stato rischia di allontanarsi dai cittadini
di Ilvo Diamanti
L’Osservatorio sulle opinioni dei cittadini in merito allo Stato e alle istituzioni, realizzato dal LaPolis-Univ. di Urbino Carlo Bo, con Demos e Avviso pubblico, è giunto alla 27sima edizione. E fornisce, dunque, uno sguardo di lunga durata. Permette, infatti, di valutare come sia cambiato il “sentimento civico” degli italiani, nel corso di una stagione lunga e difficile. Segnata da eventi importanti e, talora, pesanti che hanno attraversato la società e il sistema pubblico, dunque, le istituzioni. Dall’interno e dall’esterno. Cioè, su base internazionale.
Perché è indubbio che il quadro “globale”, nel corso degli anni e, in particolare, negli ultimi anni, abbia subìto trasformazioni profonde. Dettate da “avvenimenti” importanti e, talora, gravi, “avvenuti” non lontano, ma anche “lontano” da noi. D’altra parte, siamo in tempi di “globalizzazione”, che, come ha spiegato, in modo efficace, il sociologo Anthony Giddens, è…
Lo Stato rischia di allontanarsi dai cittadini
di Ilvo Diamanti
L’Osservatorio sulle opinioni dei cittadini in merito allo Stato e alle istituzioni, realizzato dal LaPolis-Univ. di Urbino Carlo Bo, con Demos e Avviso pubblico, è giunto alla 27sima edizione. E fornisce, dunque, uno sguardo di lunga durata. Permette, infatti, di valutare come sia cambiato il “sentimento civico” degli italiani, nel corso di una stagione lunga e difficile. Segnata da eventi importanti e, talora, pesanti che hanno attraversato la società e il sistema pubblico, dunque, le istituzioni. Dall’interno e dall’esterno. Cioè, su base internazionale.
Perché è indubbio che il quadro “globale”, nel corso degli anni e, in particolare, negli ultimi anni, abbia subìto trasformazioni profonde. Dettate da “avvenimenti” importanti e, talora, gravi, “avvenuti” non lontano, ma anche “lontano” da noi. D’altra parte, siamo in tempi di “globalizzazione”, che, come ha spiegato, in modo efficace, il sociologo Anthony Giddens, è segnata da eventi condizionano la nostra vita e i nostri sentimenti “dovunque avvengano”. In modo “immediato”. Per ragioni diverse. Fra le altre, perché osserviamo il mondo “in diretta”. Così, dopo la fine della “stagione del Covid”, che negli anni recenti ha reso difficile la nostra esistenza, stiamo affrontando con preoccupazione la “stagione delle guerre”, che coinvolgono e sconvolgono il mondo. Talora non lontano da noi. Come l’invasione russa in Ucraina. Che continua a generare conflitti. Ma dobbiamo considerare con attenzione – e preoccupazione - anche le guerre che infiammano il Medio Oriente. In particolare, Israele e la Palestina. È una stagione di cui non si percepisce la durata. Non si riesce a immaginare la fine. Perché i conflitti tendono a riprodursi e ad accentuarsi.
Gli effetti di questi avvenimenti sul clima d’opinione appaiono evidenti nella percezione degli italiani nei confronti delle istituzioni e dello Stato. Che fanno osservare un calo di fiducia generalizzato. Talora rilevante. In quanto si delinea, intorno a noi, uno scenario e un mondo più ostile. Comunque, più “estraneo”. Rischioso. Il Covid, d’altra parte, aveva certamente alimentato l’insicurezza dei cittadini. Ma, per la stessa ragione, aveva rafforzato la fiducia nello Stato e nelle istituzioni. Perché rispondevano – e rispondono ancora – a una domanda di protezione, di tutela. Al tempo stesso, “l’emergenza virale” aveva legittimato la figura e il ruolo delle autorità. In ambito nazionale e amministrativo. Contribuendo a delineare – e rafforzare” una “democrazia del Capo”.
“Personalizzata”, come i partiti. Ma l’insicurezza “globale” ha effetti diversi, rispetto a quella “interna”, che abbiamo conosciuto negli anni del Covid. Perché non può essere “controllata” dalle autorità e dalle istituzioni “nazionali”. Anche se vengono, naturalmente, “coinvolte” dalle attese dei cittadini. Così, non per caso, cali di fiducia “significativi” riguardano le figure e le istituzioni “più significative”. Le “autorità più autorevoli”, riconosciute come tali in tutte le precedenti indagini. In primo luogo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio. Entrambi vedono, infatti, scendere il loro consenso (peraltro ancora molto elevato) di 6 punti percentuali. Ma cali significativi di fiducia coinvolgono anche i “governi locali”. In particolare, le Regioni. D’altra parte, è la democrazia stessa a suscitare un rilevante distacco. Visto che il 21% dei cittadini ritiene che un regime autoritario, in alcune circostanze, “può essere preferibile alla democrazia”. Mentre un ulteriore 11% non vede differenze sistema democratico e/o autoritario. Segnali di raffreddamento del clima d’opinione democratico sono, peraltro, già emersi. Evidenti. Espressi dal crescente grado di “astensione” dei cittadini nelle scadenze elettorali. Europee e regionali. Una “non partecipazione” ormai superiore alla “partecipazione”.
Più o meno dovunque. Tuttavia, è interessante e importante osservare come un’ampia quota di cittadini ritenga l’astensione un comportamento che “peggiora la qualità della democrazia”. E, insieme, dei “politici eletti”, quindi: della rappresentanza. Quindi, “la democrazia del Capo” rischia di divenire “poco democratica”, agli occhi degli stessi cittadini. E di allargare la diffusione del “ri-sentimento” verso le istituzioni e le autorità pubbliche, che ne complica l’azione. Ne ri-dimensiona l’efficacia. E spinge ai margini lo Stato. Insieme agli “attori” che lo interpretano. I partiti e le stesse organizzazioni di rappresentanza. Sindacati e associazioni di categoria. Partiti e Stato. In altri termini, rischiano di diventare un “participio passato”. Perché “i partiti sono partiti”, non si sa verso dove. Mentre lo “Stato è stato”. Cioè, scivola nel passato.
Tuttavia, senza partiti e senza Stato non declina solo la democrazia, ma lo stesso sistema dei servizi che accompagna e regola la nostra vita: il lavoro, il territorio. E difende i nostri diritti. La nostra salute. Insieme al servizio sanitario che, non a caso, oggi mostra un calo preoccupante di consenso, nella percezione dei cittadini. La vera questione sollevata da questo Rapporto su ”Gli italiani e lo Stato”, è proprio questa. Perché senza la fiducia e la partecipazione dei cittadini non c’è speranza di “governare” il Paese. Né di organizzare e guidare il sistema dei servizi. La Sanità. Gli enti locali. Senza una democrazia vera e partecipata, non “affidata” a “un capo”, rischiamo di perderci.
Insoddisfatti e sfiduciati: il clima di opinione
di Fabio Bordignon e Fabio Turato
In cattivo stato. In brutale sintesi, è questo il giudizio degli italiani sul funzionamento della democrazia, delle istituzioni, dei servizi pubblici nel nostro paese. Per il secondo anno consecutivo, i principali indicatori del Rapporto Gli italiani e lo stato, curato dal LaPolis-Univ. di Urbino Carlo Bo con Avviso pubblico, segnalano un declino della fiducia e della soddisfazione. Con un punto critico, che riassume forse tutti gli altri: quello che riguarda la sanità.
Era stata proprio la crisi sanitaria, del resto, a garantire un bonus di fiducia, suggerendo addirittura una riscoperta dello Stato: il possibile “ritorno dello Stato”. Che si traduceva nella più generale soddisfazione circa il funzionamento della democrazia, salita progressivamente durante la pandemia, fino a toccare il 53% nel 2022. Nei due anni successivi, tale capitale di consenso è stato bruciato, riducendosi al 38%.
Una simile dinamica si osserva per le principali istituzioni pubbliche. Appena il 19% si fida del Parlamento. La fiducia nello Stato, dal 37% del 2001, è scesa al 28%. Va appena meglio se si considerano le istituzioni più “vicine” al cittadino, con il 29% della Regione e il 37% del Comune. Ma in entrambi i casi con un calo evidente. Lo stesso che ha riguardato l’Unione europea, crollata dal 45 al 32% in soli due anni.
Insomma, le istituzioni attorno alle quali i cittadini si erano raccolti durante l’emergenza, trovando sostegno e prospettive di ripresa, tornano al centro delle critiche.
D’altronde, il quadro economico è tornato a farsi incerto. Solo il 29% delle persone interpellate giudica positivamente i trend del paese. E anche se il 59% “se la cava” nel proprio privato, il peggioramento è marcato rispetto agli anni scorsi: è scesa infatti di sei punti la quota di persone che esprimono un giudizio almeno “sufficiente” sulle condizioni economiche della propria famiglia.
Non va meglio per quanto riguarda i servizi erogati dallo Stato. Scuola, e – soprattutto – trasporti e sanità fanno segnare contrazioni evidenti. Scendono al 41% gli apprezzamenti per l’istruzione pubblica (-3 rispetto al 2023). Crolla al 31 (-7) la soddisfazione delle ferrovie. Addirittura al 24% la sanità (-5). E pensare che ai tempi del Covid sfiorava la maggioranza assoluta (48%). Il gradimento dei corrispondenti servizi privati è inevitabilmente superiore: 54% nel caso della sanità. Ma questo non si traduce nella richiesta di disimpegno dello Stato nell’erogazione di prestazioni giudicate essenziali. Appena il 17% ritiene che il peso del pubblico dovrebbe contrarsi in ambito sociosanitario.
Quasi due persone su tre (64%) pensano, al contrario, che lo Stato dovrebbe investire di più nella salute pubblica, “anche a costo di aumentare le tasse”. Sintomo, chiaro, di una domanda insoddisfatta. Tornando alla sintesi brutale: nel ritratto dell’Italia 2024, stato della sanità e salute della democrazia sembrano rispecchiarsi l’uno nell’altra
Il buon cittadino: tra partecipazione e astensione
di Giacomo Salvarani e Alice Securo
Il tema del buon cittadino è da sempre al centro dell’attenzione di studiosi e osservatori. La cittadinanza non viene più concepita quasi passivamente, legata a doveri e a un rapporto mediato con le istituzioni (cittadinanza-dovere). Bensì informale, con un coinvolgimento diretto, a difesa dell’ambiente o per diritti civili e sociali (cittadinanza-impegnata). Almeno in parte, il Rapporto Gli italiani e lo stato 2024, curato dal LaPolis – Univ. di Urbino Carlo Bo con Avviso pubblico conferma questa lettura. Agli occhi di una parte d’italiani, un “buon cittadino” deve battersi per i diritti sociali e tenere comportamenti quotidiani a favore dell’ambiente. Metà della popolazione dichiara poi di avere praticato, «almeno una volta nell’ultimo anno», forme di consumerismo etico, politico o ecologico. Rispetto al passato, vediamo il maggior numero di persone avere boicottato un prodotto per le stesse ragioni.
Una partecipazione da “cittadino-consumatore” a carattere individuale, ma non solo: oltre un terzo aderisce a iniziative legate a problemi del luogo in cui vive o dell’ambiente. E dopo un vistoso calo durante la pandemia si conferma un aumento di persone alle manifestazioni di piazza, di protesta. Si mantiene in leggera ma costante crescita l’interazione virtuale su siti, blog e social. L’impressione è quella di ritrovarsi davanti ad un mutamento del significato del concetto di cittadinanza. Non concepita solo passivamente, perlopiù legata a doveri e a un rapporto mediato con le istituzioni. Bensì informale, con un coinvolgimento diretto, a difesa dell’ambiente o per diritti civili. Eppure, tra i potenziali comportamenti del “buon cittadino” presentati come opzione di scelta, al primo posto svetta il rispetto delle regole per assicurare ordine e sicurezza, col 46% di preferenze.
Una risposta chiara al clima di incertezza che emerge, come riportato negli altri focus di questo Rapporto. Significativamente, una percentuale più che doppia rispetto alla scelta della partecipazione elettorale come importante aspetto del “buon cittadino”. Il quale non deve necessariamente votare e non è tenuto a informarsi sulla politica. Persino pagare le tasse (un’altra forma di cittadinanza-dovere), anche laddove siano considerate troppo alte, assume importanza maggiore. Tuttavia, resta forte (31%) anche l’idea che sia importante battersi per i diritti sociali e delle fasce più deboli (definizioni-contenitore, queste, che possono riempirsi di sfumature e valori diversi sull’asse politico destra-sinistra). Una “bella teoria”, non sempre allineata alla pratica, come mostrano i dati sulla partecipazione civile. Si conferma, infine, il progressivo scollamento tra cittadinanza e voto.
Un diritto a cui non tutti hanno accesso, dovendo necessariamente tenere in considerazione la presenza di un’astensione “involontaria”, ma comunque non più visto come dovere. Ci lasciamo lasciati alle spalle l’anno con il più basso tasso di partecipazione in elezioni europee o nazionali. Un’astensione che non sembra in grado di produrre effetti concreti sulla politica. Forse una scelta obbligata dalla mancanza di alternative valide, i cui limiti sono evidenti anche e soprattutto a chi rivendica questa decisione. Il 39% di chi non andrebbe a votare, infatti, dichiara che questo comportamento non ha comunque ricadute rilevanti. C’è, quindi, un vuoto di comunicazione tra cittadini e rappresentanti, che le persone cercano di colmare ritrovandosi, più di prima, nelle piazze, anche virtuali.
Il facino debole della Democrazia
di Luigi Ceccarini e Martina Di Pierdomenico
Da anni, a livello globale, la democrazia sta perdendo attrattività. Con la fine dell’ultima ondata di democratizzazione, dopo il crollo del bipolarismo internazionale, la battuta d’arresto nell’espansione dei sistemi liberal-rappresentativi è stata “compensata” dallo sviluppo sia di forme ibride, le democrature, sia degli autoritarismi. In Italia, e in altri sistemi democratici, si registrano orientamenti sociali, diffusi e consolidati, che mettono in discussione le basi democratiche. I cittadini appaiono oggi assuefatti. Per porzioni rilevanti la democrazia ha smesso di essere un valore assoluto e in-discutibile.
La s-valutazione della politica e dei partiti mainstream si è riflessa sulla stanchezza democratica, alimentandola. Acqua sporca e bambino si sono confusi aprendo spazi a un inquietante comune sentire. La 27° edizione dell’Osservatorio Gli Italiani e lo stato, curato dal LaPolis-Univ. di Urbino Carlo Bo con Avviso pubblico, rileva che quasi un cittadino su tre non ritiene la «democrazia preferibile a qualsiasi altra forma di governo». Il 21% afferma che «in alcune circostanze un regime autoritario è preferibile». Per l’11% «autoritarismo o democrazia non fa grande differenza». È un sentire silenzioso, esteso, che si lega ad altri indicatori dello stesso significato.
Oltre all’insoddisfazione sul funzionamento democratico o la (s)fiducia nelle istituzioni rappresentative (partiti e parlamento in primis), vengono messi in discussione i principi stessi della mediazione politica. Il leader forte piace al 58% degli italiani. Il 50% vede nella soluzione tecnocratica (+5 punti dal 2023) un’ipotesi percorribile. Quasi la metà (44%) guarda con favore la democrazia diretta, senza mediazione, con il rischio di scivolare verso formule referendarie (e plebiscitarie). Il Sì o il No bypassano le lungaggini, la fatica e l’arte della mediazione al tempo della fast politics. E dei corpi intermedi se ne può fare a meno per il 46% degli italiani, per i quali la democrazia può esistere anche senza partiti. Ma quale democrazia? Quella che ripensa la “rappresentanza” come nesso diretto capo-popolo? La cosa non sorprende.
E riflette la distanza sociale dalla politica. Questa parola suscita anzitutto sentimenti di insoddisfazione (45%) o di rabbia (25%). Per altri, indifferenza (15%). Per pochissimi: fiducia (10%) o passione (4%). Tra gli italiani sembra mancare quella energia vitale per sentirsi parte di una comunità. Infatti, chi ha dichiarato di essersi astenuto alle ultime elezioni è più arrabbiato (37 vs il 25%) o disilluso (24 vs 15%) della media. Inoltre, il 14% dei cittadini ritiene giusto ribellarsi al malfunzionamento delle istituzioni e per il 27% è sì sbagliato ma comprensibile. I recenti episodi di aggressione e minaccia verso sindaci, amministratori o dipendenti della PA nascondono un clima di opinione difficile per lo stato e le sue istituzioni che operano tra la gente. Ma queste figure rappresentano anche lo stato democratico (e della democrazia), nello spazio complicato del quotidiano.
NOTA INFORMATIVA
Il Rapporto su Gli Italiani e lo Stato, giunto alla XXVII edizione, è realizzato dal LaPolis – Laboratorio di Studi Politici e Sociali dell’Università di Urbino Carlo Bo, in collaborazione con Demos & Pi e Avviso Pubblico. La rilevazione è stata condotta da Demetra con metodo MIXED MODE (Cati - Cami - Cawi). Periodo 25-29 novembre 2024. Il campione (N=1.302, rifiuti/sostituzioni/inviti: 5.715) è rappresentativo della popolazione italiana con 18 anni e oltre, per genere, età, titolo di studio e area geografica (margine di errore 2,7%).
"I dati sono arrotondati all’unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100". Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it
NOTA INFORMATIVA
Il Rapporto su Gli Italiani e lo Stato, giunto alla XXVII edizione, è realizzato dal LaPolis – Laboratorio di Studi Politici e Sociali dell’Università di Urbino Carlo Bo, in collaborazione con Demos & Pi e Avviso Pubblico. La rilevazione è stata condotta da Demetra con metodo MIXED MODE (Cati - Cami - Cawi). Periodo 25-29 novembre 2024. Il campione (N=1.302, rifiuti/sostituzioni/inviti: 5.715) è rappresentativo della popolazione italiana con 18 anni e oltre, per genere, età, titolo di studio e area geografica (margine di errore 2,7%).
"I dati sono arrotondati all’unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100".
Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it