MILANO — «Ci ragioneremo sia con Matteo Piantedosi che con Giorgia Meloni...», assicura Matteo Salvini, aspirante ministro dell’Interno. Il vicepremier, insomma, non desiste affatto, peccato che a stretto giro arrivino sia Giovanbattista Fazzolari che Antonio Tajani a raffreddarne l’entusiasmo.
Ma andando con ordine: ieri a Roma Salvini esce dagli uffici della Lega al Senato in piazza san Luigi dei Francesi salutando sorridente e disteso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la manovra è appena diventata legge. Non può non sapere che la ripromessa ai microfoni dei giornalisti di “ragionare” attorno ad un suo ipotetico ritorno al Viminale significa alzare il tiro, tanto più che nei giorni scorsi da Palazzo Chigi era arrivato l’alt ufficioso alle mire del leader della Lega, con annesso compito: «Ora devi occuparti del Ponte sullo Stretto, i soldi ti sono stati stanziati».
Replica quindi Salvini: «Il ministro dell’Interno l’ho fatto e penso discretamente. Adesso l’assoluzio…
MILANO — «Ci ragioneremo sia con Matteo Piantedosi che con Giorgia Meloni...», assicura Matteo Salvini, aspirante ministro dell’Interno. Il vicepremier, insomma, non desiste affatto, peccato che a stretto giro arrivino sia Giovanbattista Fazzolari che Antonio Tajani a raffreddarne l’entusiasmo.
Ma andando con ordine: ieri a Roma Salvini esce dagli uffici della Lega al Senato in piazza san Luigi dei Francesi salutando sorridente e disteso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la manovra è appena diventata legge. Non può non sapere che la ripromessa ai microfoni dei giornalisti di “ragionare” attorno ad un suo ipotetico ritorno al Viminale significa alzare il tiro, tanto più che nei giorni scorsi da Palazzo Chigi era arrivato l’alt ufficioso alle mire del leader della Lega, con annesso compito: «Ora devi occuparti del Ponte sullo Stretto, i soldi ti sono stati stanziati».
Replica quindi Salvini: «Il ministro dell’Interno l’ho fatto e penso discretamente. Adesso l’assoluzione toglie le scuse soprattutto alla sinistra che diceva “no, Salvini non può occuparsi di immigrazione, di sicurezza, di interni perché è sotto processo”. Ho tante cose da portare avanti al ministero dove sono, però sicuramente occuparsi della sicurezza degli italiani è qualcosa di bello e importante».
Il non detto neanche troppo subliminale del discorso è che le “scuse” non erano certo dell’opposizione, che non designa ovviamente le squadre di governo del centrodestra. Fu piuttosto la presidente del Consiglio a porre dei dubbi sul suo bis all’Interno, nel 2022. Ora, dopo l’assoluzione di Salvini a Palermo sul caso Open Arms, gli alibi per lei e gli alleati sono finiti, è il succo del ragionamento del vicepremier che parla della sua esperienza al Viminale come di una specie di sogno: «Siamo tutti nelle mani del buon dio. Quando uno fa il ministro dell’Interno e si occupa della sicurezza degli italiani per una volta nella vita, gli rimane dentro tutta la vita».
In questo quadro di ipotetico rimpasto, si inseriscono le dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’attuazione del programma, cioè Fazzolari. Uno che quando parla detta all’esterno la linea della premier: «Il rimpasto si fa quando l’attività del governo ne trarrebbe giovamento, ma ad oggi non mi sembra che ci sia questa esigenza». E poi, «Piantedosi è un ottimo ministro, così come Salvini al Viminale sicuramente farebbe molto bene ma ad ora non c’è alcuna esigenza di rimpasto».
Fra le altre cose, Fazzolari ci tiene a far sapere che il governo è pronto a impugnare la norma della Campania che dà il via libera al terzo mandato da presidente di Vincenzo De Luca. Il che però rimanda subito a un altro caso, quello in Veneto, che riguarda il leghista Luca Zaia. Il quale in realtà sarebbe addirittura al quarto mandato. Quello attorno alle elezioni regionali venete è un altro nervo scoperto nei rapporti tra Fratelli d’Italia e Carroccio e il bisogno di Fazzolari di toccare il discorso “terzo mandato” sa tanto di segnale agli alleati. Anche perché due giorni fa il presidente friulano Massimiliano Fedriga (leghista) ha annuncia in conferenza Stato regioni la volontà di procedere con lo slittamento delle regionali, mossa funzionale a prendere tempo. Passaggio comunque non semplice: perché sia effettivo il rinvio ci deve essere unanimità in conferenza Stato regioni e poi serve una legge parlamentare ad hoc.
In questo quadro, c’è anche la posizione dell’altro vicepremier e presidente di Forza Italia. Sempre ieri, in Transatlantico, Tajani ha ribadito il proprio punto di vista sul rimpasto: «Non ne faremo». La strada per Salvini in versione sceriffo 2.0 appare insomma in salita.