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Sondaggi, Taruffi: “Pd premiato per difendere lavoro e sanità. Siamo primi tra i giovani”

Francesco Fotia 

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Intervista al responsabile organizzazione del Partito democratico: “Con le forze moderate il centrosinistra avrebbe una maggioranza numerica nel Paese che va trasformata in maggioranza politica”
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“Non solo i sondaggi sono positivi, ci sono stati i risultati elettorali positivi. E poi il clima attorno al Pd sta cambiando. Basta andare ai cancelli delle fabbriche, tra la gente, per sentire che il vento è buono”. Igor Taruffi è il responsabile organizzazione dei Democratici. Emiliano, scuola di partito e poche parole, Taruffi funziona così e pretende, in accordo con la segretaria Elly Schlein, che il partito si muova compatto, senza litigi e tafazzismi.

Taruffi, vento in poppa per il Pd secondo i sondaggi. Ben quattro punti in più che diventano oltre sette se il paragone è con il 2022, quando il Pd era al 16%. Avete brindato?

“No, è stato solo un primo passo. Oltre ai sondaggi, che sono utili per segnalare una tendenza, contano i risultati delle elezioni vere e proprie. Sono andate bene le europee, siamo andati bene in Umbria, in Sardegna e, in generale, siamo stati il partito più votato in tutte le sette regioni alle urne nel 2024, tranne che in Abruzzo dove siamo risultati seco…

“Non solo i sondaggi sono positivi, ci sono stati i risultati elettorali positivi. E poi il clima attorno al Pd sta cambiando. Basta andare ai cancelli delle fabbriche, tra la gente, per sentire che il vento è buono”. Igor Taruffi è il responsabile organizzazione dei Democratici. Emiliano, scuola di partito e poche parole, Taruffi funziona così e pretende, in accordo con la segretaria Elly Schlein, che il partito si muova compatto, senza litigi e tafazzismi.

Taruffi, vento in poppa per il Pd secondo i sondaggi. Ben quattro punti in più che diventano oltre sette se il paragone è con il 2022, quando il Pd era al 16%. Avete brindato?

“No, è stato solo un primo passo. Oltre ai sondaggi, che sono utili per segnalare una tendenza, contano i risultati delle elezioni vere e proprie. Sono andate bene le europee, siamo andati bene in Umbria, in Sardegna e, in generale, siamo stati il partito più votato in tutte le sette regioni alle urne nel 2024, tranne che in Abruzzo dove siamo risultati secondi. Il 3 a 0 delle ultime regionali è mancato per 8 mila voti in Liguria, nonostante l’ottimo lavoro fatto là dal nostro candidato Andrea Orlando: abbiamo stravinto in Emilia Romagna, vinto in Umbria, non ce l’abbiamo fatta appunto in Liguria. E nei sei capoluoghi di regione che hanno votato siamo passati da 3 a 3, metà e metà con il centrodestra, ora siamo a 6 per noi: Bari, Campobasso, Firenze più Potenza, Perugia e Cagliari”.

I voti insomma ci sono stati. Cosa vi siete detti nel partito?

“I voti ci sono stati non solo in percentuale ma anche in termini assoluti: la distanza alle politiche con Fratelli d’Italia era di due milioni di voti, si è ridotta a un milione alle europee. Il clima sta cambiando, dobbiamo andare avanti così, un passo alla volta per vincere le elezioni”.

Però sono consensi che avete tolto ai 5Stelle?

“Non necessariamente. Ci sono voti che arrivano dall’astensionismo, come dimostrano le ricerche sui flussi elettorali. L’altra novità è che il Pd è il primo partito nella fascia d’età tra i 18 e i 32 anni”.

Avete conquistato i giovani?

“La guida di Elly Schlein ha parlato a un mondo a cui il Pd prima faceva fatica a parlare: noi dem non parliamo ai giovani ma con i giovani. Ci sono 3 punti fondamentali che hanno permesso l’affermazione del Pd: avere un profilo e una identità più chiari nella difesa del lavoro e della sanità pubblica; la minore litigiosità e perciò l’unità del partito; essere riconosciuti come la forza che ha cercato di riunire l’opposizione per ottenere l’alternativa alla destra”.

Con i 5Stelle e Giuseppe Conte tuttavia è competizione e gli agguati sono dietro l’angolo?

“Non credo. La crescita del Pd non è, ripeto, in contrapposizione con la crescita di altre forze politiche, penso a Avs. Se guardiamo agli schieramenti, Pd con 5Stelle e Avs è di poco sotto rispetto a FdI, Fi e Lega. Con le forze moderate il centrosinistra avrebbe una maggioranza numerica nel Paese che va trasformata in maggioranza politica”.

Ma non c’è feeling con Renzi e neppure con Calenda?

“Vediamo l’intesa sui contenuti, soprattutto sui temi economico-sociali, sui quali bisogna smascherare la destra. Quanto al Movimento 5 stelle tutte le forze dell’opposizione sanno che per dare un nuovo governo all’Italia dobbiamo fare prevalere le ragioni che ci uniscono”.

Come responsabile organizzazione del partito, quale è stata la strategia?

“Lavoro, lavoro e ancora lavoro avendo come bussola di dare risposte concrete alle fasce più deboli della popolazione e come obiettivo le politiche sociali”.

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