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Dagli scout all'Arci, il terzo settore tira un sospiro di sollievo: l’Iva scatterà dal 2026

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Il mondo dell’associazionismo salvo per un comma nel Milleproproghe. Ora c’è tempo un anno per una riforma
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Dai circoli Arci alle Acli, dal Movimento cristiano lavoratori ai gruppi di acquisto solidali e agli scout: il mondo dell'associazionismo se l'è vista brutta, poi all'ultimo nel Milleproroghe è arrivato un comma provvidenziale. Il rischio infatti è che dal 1° gennaio anche al terzo settore venisse accollata l'Iva, con una percentuale ancora da fissare; equiparando insomma le attività sociali e mutualistiche a normali scambi commerciali. Invece alla fine è arrivata la deroga: l'Iva scatterà dal 1° gennaio 2026. Tradotto: ora c'è un anno di tempo per una riforma.

Va detto che lo scorso febbraio tutte le forze politiche, non solo la sinistra, avevano votato un odg presentato da Marco Grimaldi (Avs) che impegnava il governo a "ripristinare, compatibilmente con gli esiti della procedura di infrazione avviata nei confronti dello Stato italiano, il regime fiscale di esclusione dall’imposta sul valore aggiunto per le attività" in questione. Cioè associazioni di solidarietà che altrimenti risc…

Dai circoli Arci alle Acli, dal Movimento cristiano lavoratori ai gruppi di acquisto solidali e agli scout: il mondo dell'associazionismo se l'è vista brutta, poi all'ultimo nel Milleproroghe è arrivato un comma provvidenziale. Il rischio infatti è che dal 1° gennaio anche al terzo settore venisse accollata l'Iva, con una percentuale ancora da fissare; equiparando insomma le attività sociali e mutualistiche a normali scambi commerciali. Invece alla fine è arrivata la deroga: l'Iva scatterà dal 1° gennaio 2026. Tradotto: ora c'è un anno di tempo per una riforma.

Va detto che lo scorso febbraio tutte le forze politiche, non solo la sinistra, avevano votato un odg presentato da Marco Grimaldi (Avs) che impegnava il governo a "ripristinare, compatibilmente con gli esiti della procedura di infrazione avviata nei confronti dello Stato italiano, il regime fiscale di esclusione dall’imposta sul valore aggiunto per le attività" in questione. Cioè associazioni di solidarietà che altrimenti rischierebbero di chiudere, soffocate nel caos dei regimi fiscali e degli obblighi burocratici. E anche il governo si era detto favorevole.

Allo stesso Mef però c'erano discordanze di vedute, con i rigoristi determinati a tassare gli scambi mutualistici perché "ce lo chiede l'Europa". In legge di bilancio c'erano stati poi diversi emendamenti (da Pd, Avs e FI), confluiti in uno unico, che puntavano all'esclusione definitiva dell'Iva per coloro che, da statuto, non cercano profitto ma reinvestono i proventi in attività sociali e culturali. Il braccio di ferro si è tradotto, quindi, in un rinvio del problema. "Vogliamo l’esclusione da Iva per gli enti di terzo settore e continueremo a batterci per questo. La proroga è una prima vittoria ma proviamo a renderla permanente togliendo questa spada di Damocle dalla testa dell’associazionismo italiano. Sono luoghi che animano la nostra vita sociale e culturale e creano senza profitto un tessuto di relazioni e sostegno fondamentale per tanti e tante", ragiona Grimaldi.

Walter Massa, presidente di Arci, spiega che "Il terzo settore italiano si è ampiamente stufato di ricevere pacche sulle spalle senza mai vedersi riconoscere dal punto di vista legislativo. È mortificante doversi misurare ogni giorno con uno Stato che a parole dice delle cose e con i fatti fa esattamente il contrario come in questa legge di bilancio. È umiliante dover pretendere ascolto e conoscenza del nostro agire quotidiano per il bene comune. Certo portiamo a casa un nuovo rinvio dell’introduzione dell’Iva al nostro mondo ma proprio questo rinvio denota qual è l’idea che si ha di noi, del nostro mondo e di ciò che facciamo per la collettività ben oltre i nostri doveri civici. L’idea di poter rendere tutto commerciale, tutto dedito al profitto come equiparare campeggi estivi per ragazzi ad attività di una qualsiasi agenzia di viaggio, rendere i gruppi di acquisto solidale al pari dei supermercati oppure trasformare un circolo ricreativo in un bar qualunque, rende bene l’idea malsana che lo Stato ha di noi tra troppo tempo. E rende pure bene la filosofia che sta alla base: l’unico modello possibile per chiunque è il profit. Per questo continueremo a dare battaglia".

Comunque al di là dello sventato immediato pericolo, "quasi nessuna delle nostre proposte per la finanziaria è stata accolta - dice Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore - e a pagarne le conseguenze saranno non solo i soggetti della solidarietà, penalizzati anche dalla nuova norma che impone un tetto agli investimenti sociali, ma anche i più fragili, già colpiti dalle emergenze sociali. In un momento così difficile, con la crescita di povertà e disuguaglianze, ci saremmo aspettati maggiore attenzione al welfare e vere politiche di sostegno per quelle realtà, quali sono gli enti di terzo settore, che combattono il disagio, costruiscono coesione sociale, realizzano un’economia sana".

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