Un anno politico eccezionale: il 2025 non avrà elezioni nei Comuni, sarà digiuno delle campagne elettorali che scandiscono le stagioni italiane. Ad eccezione infatti delle città commissariate (Genova ad esempio, il cui sindaco Marco Bucci è stato eletto presidente di Regione e quindi c’è un commissario), il Viminale ha spostato con una circolare alla primavera del 2026 il voto amministrativo previsto nel prossimo autunno. Tra queste città c’è Venezia, che stava già preparando la grande disfida della destra post Luigi Brugnaro (magari con Luca Zaia) contro la sinistra dove è in pole il dem Andrea Martella. Si deve rallentare. Passo lungo da maratoneti. Afferma Brugnaro: “Il voto per il Comune di Venezia (e per tutti i Comuni in Italia nelle stesse nostre condizioni), è stabilito dal decreto del ministero dell’Interno e sarà in primavera 2026 senza alcun dubbio”.
Lo si deve a un parere dell’Avvocatura dello Stato a cui il Viminale ha posto la domanda: cosa facciamo con le amministrazion…
Un anno politico eccezionale: il 2025 non avrà elezioni nei Comuni, sarà digiuno delle campagne elettorali che scandiscono le stagioni italiane. Ad eccezione infatti delle città commissariate (Genova ad esempio, il cui sindaco Marco Bucci è stato eletto presidente di Regione e quindi c’è un commissario), il Viminale ha spostato con una circolare alla primavera del 2026 il voto amministrativo previsto nel prossimo autunno. Tra queste città c’è Venezia, che stava già preparando la grande disfida della destra post Luigi Brugnaro (magari con Luca Zaia) contro la sinistra dove è in pole il dem Andrea Martella. Si deve rallentare. Passo lungo da maratoneti. Afferma Brugnaro: “Il voto per il Comune di Venezia (e per tutti i Comuni in Italia nelle stesse nostre condizioni), è stabilito dal decreto del ministero dell’Interno e sarà in primavera 2026 senza alcun dubbio”.
Lo si deve a un parere dell’Avvocatura dello Stato a cui il Viminale ha posto la domanda: cosa facciamo con le amministrazioni comunali che, causa Covid, votarono in autunno e ora in autunno scadono? Anticipare non si può. Non resta quindi che posticipare, prendendo per buono quanto sostiene la legge (numero 182 del giugno 1991) e cioè che le amministrative si tengono una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno. È una questione di costi, ma anche il tentativo di avere un ordine nelle scadenze elettorali, che il Covid però scombussolò.
L’appuntamento elettorale sarà nella primavera del 2026 per i 608 Comuni, tra cui un capoluogo di Regione che è Venezia, e 11 capoluoghi di provincia, che per l’epidemia e eccezionalmente votarono il 20 settembre del 2020. Amen. La successiva tornata dell’autunno 2021 voterà a sua volta nel 2027 sempre di primavera, un po’ oltre i 5 anni di consiliatura previsti.
E qui arriva il bello. Ugualmente vorrebbero fare le sei Regioni - Veneto, Valle d’Aosta, Toscana, Marche, Campania e Puglia - chiamate alle urne anche loro in autunno 2025. Puntano ad avere lo stesso trattamento delle città, cioè il rinvio a primavera 2026. Perciò il presidente della conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga metterà il dossier “rinvio voto” sul tavolo della riunione di gennaio dei governatori. Presidente del Friuli Venezia Giulia, leghista in sintonia con il leader Salvini sul tema, Fedriga dice: “Va uniformata la data per le urne in una finestra solo primaverile, quindi al 2026”. Non solo chiacchiericcio. Si pensa a una bella lettera indirizzata al ministro Matteo Piantedosi che è tuttora il titolare dell’Interno. Potrebbe essere già accompagnata dal conteggio dei risparmi che l’accorpamento comunali-regionali produrrebbero. Solo per il Veneto 40 milioni di costi in meno. Al di là delle ragioni contabili, ci sono quelle politiche.
Per la Lega di Salvini è decisivo non perdere la roccaforte veneta e il “doge” Zaia sembra l’unico a poterla difendere. Se anche i leghisti non riuscissero a incassare la norma sul terzo mandato (“Io sono assolutamente favorevole”, precisa Fedriga), Zaia potrebbe però accendere la fiaccola delle Olimpiadi invernali il 6 marzo 2026, per le quali si è speso in ogni modo. Poi il tempo porta consiglio e i meloniani potrebbero ridimensionarsi.
I leghisti sono certi inoltre di avere argomenti sufficienti per convincere le opposizioni allo slittamento del voto delle regionali del 2025. Per il Pd c’è il nodo Campania, dove Vincenzo De Luca sta forzando la sua ricandidatura per un terzo mandato a dispetto del niet di Elly Schlein. Entro il 10 gennaio il governo ha tempo per impugnare la legge del governatore campano che gli allunga la vita politica. Da qui parte un’altra storia.