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Le pressioni della famiglia e le critiche delle opposizioni: così il governo accelera sul caso Sala

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Il vertice a Palazzo Chigi sulla giornalista italiana arrestata a Teheran. Al momento nessun invito formale alle minoranze
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Non poteva passare sotto silenzio. Troppa la distanza tra le rassicurazioni fornite dal governo sulle buone condizioni di detenzione di Cecilia Sala nelle carceri iraniane e la fragorosa novità di ieri, quando la telefonata della cronista del Foglio e di Chora Media con la famiglia ha svelato una realtà ben diversa: Sala non può riposare neanche su una brandina, dorme a terra e deve utilizzare due coperte come fossero un letto. E ancora, non ha ricevuto il pacco con alcuni oggetti e generi di conforto che le aveva portato nella struttura carceraria l’ambasciatrice italiana. Vive inoltre in regime di strettissimo isolamento. Una telefonata che ha cambiato il quadro e impresso una accelerazione inevitabile. Una dinamica considerata evidentemente necessaria anche dalla famiglia, preoccupata per le condizioni della giornalista. Una scossa, soprattutto, che costringe il governo a muovere alcuni passi formali, anche sotto la pressione delle opposizioni.

Il primo a parlare è il leader d…

Non poteva passare sotto silenzio. Troppa la distanza tra le rassicurazioni fornite dal governo sulle buone condizioni di detenzione di Cecilia Sala nelle carceri iraniane e la fragorosa novità di ieri, quando la telefonata della cronista del Foglio e di Chora Media con la famiglia ha svelato una realtà ben diversa: Sala non può riposare neanche su una brandina, dorme a terra e deve utilizzare due coperte come fossero un letto. E ancora, non ha ricevuto il pacco con alcuni oggetti e generi di conforto che le aveva portato nella struttura carceraria l’ambasciatrice italiana. Vive inoltre in regime di strettissimo isolamento. Una telefonata che ha cambiato il quadro e impresso una accelerazione inevitabile. Una dinamica considerata evidentemente necessaria anche dalla famiglia, preoccupata per le condizioni della giornalista. Una scossa, soprattutto, che costringe il governo a muovere alcuni passi formali, anche sotto la pressione delle opposizioni.

Il primo a parlare è il leader di Iv Matteo Renzi. Si rivolge a Giorgia Meloni e le chiede di coinvolgere le minoranze. Subito dopo si muove anche il Partito democratico, con una nota congiunta di Elly Schlein e Peppe Provenzano: anche loro sollecitano l’esecutivo a tenere aggiornate le opposizioni sulle iniziative volte alla liberazione di Sala. È un cambio di passo, si diceva, perché fa esplodere mediaticamente il caso. Perché diventa questione anche politica, inevitabilmente. Perché solleva dubbi sulla gestione del governo di una trattativa comunque assai delicata. E perché porta a ipotizzare addirittura riunioni tra maggioranza e opposizioni. Il tentativo è d’altra parte dichiarato pubblicamente: incalzare il governo, spingendolo a muovere passi ancora più decisi su Teheran per sollecitare la liberazione della cronista.

La prima mossa dell’esecutivo diventa allora quella di convocare l’ambasciatore iraniano a Roma. Lo annuncia Tajani, rendendo nota una decisione in realtà nell’aria fin dalla tarda serata di ieri, quando le indiscrezioni sulle condizioni di detenzione di Sala avevano indotto Palazzo Chigi e la Farnesina a valutare un ventaglio di opzioni diplomatiche più decise. La seconda mossa viene invece decretata direttamente da Meloni, che convoca per il pomeriggio nella sede del governo un vertice a cui prenderanno parte lo stesso Tajani, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano (titolare della delega ai servizi, tra i registi principali della mediazione) e, appunto, i vertici degli apparati di intelligence. Non è ancora stabilito, invece, se a questa riunione seguirà anche la convocazione di un incontro tra il governo e le opposizioni. Dalla minoranza fanno sapere di non aver ancora ricevuto alcun invito formale e di essere in attesa delle determinazioni del governo. E anche possibile che Meloni decida di contattare telefonicamente i leader delle opposizioni, con colloqui individuali. Un modo per provare a contenere il clamore di queste ore.

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